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ELEZIONI: FABIO RANIERI, ''LIBERI E UGUALI UNICA
DISCONTINUITA', IN EUROPA SOLO PD NON FA AUTOCRITICA''

Pubblicazione: 13 febbraio 2018 alle ore 06:54

Fabio Ranieri
di

L'AQUILA - Classe 1970, impegnato in politica sin da giovanissimo con l'Unione degli universitari, che ha contribuito a fondare a livello nazionale, più volte consigliere comunale dell'Aquila, secondo le più accreditate simulazioni nazionali Fabio Ranieri il 4 marzo sarà eletto senatore, visto che Liberi e uguali in Abruzzo dovrebbe ottenere un seggio a Palazzo Madama.

"Mai come questa volta è difficile fare previsioni, sia a causa di una legge elettorale costruita da Pd e Forza Italia in modo da non far capire nulla ai cittadini, sia perché sono ancora tantissimi coloro che sono indecisi se e cosa andare a votare", dice però lui ad AbruzzoWeb.

"C'è sfiducia e spesso rabbia verso la politica, una sfiducia e una rabbia che comprendiamo ma alle quali non bisogna rassegnarsi. Come Liberi e uguali dovremo nei prossimi giorni paese per paese, città per città, incontrare soprattutto questi cittadini, confrontarci e provare a spiegare che le nostre proposte offrono l'unica alternativa reale ad un voto che altrimenti rischia di essere di continuità o di mera protesta".

"Detto questo - aggiunge Ranieri - è vero che abbiamo la possibilità di ottenere in Abruzzo il risultato in di una rappresentanza anche al Senato ma, per i complessi meccanismi di questa legge elettorale, non dipende soltanto da noi. È chiaro che sarebbe un successo per la sinistra abruzzese che aiuterebbe il processo di costruzione e crescita di una sinistra unita, forte, politicamente e culturalmente indipendente e che rappresenti davvero le fasce e i territori più deboli di questa regione. Per quel che riguarda me è davvero già motivo di grande orgoglio dare il mio contributo a questo obiettivo".

La composizione delle liste, con la presenza di due "catapultati" nelle prime posizioni, ha creato non pochi malumori in Abruzzo. Sono rientrate le polemiche?

I problemi che tutti hanno avuto legati alla composizione delle liste sono anch'essi causati soprattutto da questa legge elettorale, un proporzionale "mascherato" da maggioritario. Per fare un esempio se sei un elettore del Pd, sui due collegi al Senato voti Massimo Cialente o Federica Chiavaroli (una che festeggiava qualche mese fa insieme a Pierluigi Biondi la vittoria della destra a L'Aquila, ma il Pd oramai è così), ma in realtà con quel voto eleggi Luciano D'Alfonso capolista sul proporzionale. Per quel che ci riguarda la difficoltà è stata anche quella di dare rappresentanza alle diverse sensibilità e soggetti politici che hanno dato vita al progetto di Leu e dal fatto che lo stesso sia nato appena 2 mesi fa. Detto questo credo che in Abruzzo ci fossero personalità per rappresentare al meglio il progetto di Liberi e uguali, personalità che erano per altro già state protagoniste a Roma e in Abruzzo della sua nascita. Si è deciso diversamente, e dopo il 4 marzo ne parleremo, ma ora noi siamo tutti impegnati esclusivamente nella campagna elettorale. Per noi la politica non è rivolta a chi la fa ma alle persone e agli interessi che vuole rappresentare.

La rottura con il Partito democratico può dirsi definitiva?

Rispetto al Pd abbiamo una lettura diversa dei problemi dell'Italia e soluzioni spesso in antitesi su lavoro, sanità e scuola pubblica, tassazione ed investimenti, solo per fare alcuni esempi. Ovunque la sinistra, nell'Europa e nel mondo, ragiona anche in termini autocritici delle politiche messe in campo negli ultimi anni. Solo il Partito democratico di Renzi tira dritto con ricette vecchie ed oggi sbagliate. In realtà da partito di centrosinistra si è trasformato in un partito di centro che guarda per le future alleanza a destra. Ad oggi quindi c'è una distanza con noi difficile da colmare. Tra l'altro personalmente sono convinto che la crescita esponenziale delle destre e dei cinque stelle in Italia sia dovuta proprio alla trasformazione genetica che Renzi ha fatto del Pd. Per questo alle elezioni ci presentiamo con un progetto e un programma alternativo certamente alla destra ma anche al Partito democratico. Il populismo non si combatte a chiacchiere o lasciando ad una destra spesso pericolosa la rappresentanza del disagio sociale e dei problemi dei più deboli e degli ultimi. I cosiddetti populisti non sono marziani, ma sono uomini e donne spesso senza lavoro, con basso reddito, con poche protezioni sociali e pochi diritti. Sono tanti ragazzi e ragazze a cui si sta rubando il futuro, sono tanti genitori angosciati per i loro figli. La sinistra deve rappresentare questo bisogno di protezione sociale con le sue ricette, altrimenti lo fa la destra.

In Abruzzo, invece, rimarrete in coalizione con il centrosinistra anche dopo il 4 marzo?

Sono passati ormai quasi 4 anni da quando si costruì una coalizione di centrosinistra in Abruzzo. In politica sembra passata addirittura un'era geologica. Quello che allora fu un patto politico e programmatico nell'interesse degli abruzzesi (e rivendichiamo il lavoro svolto in questi anni da Marinella Sclocco e Mario Mazzocca spesso in solitudine su temi invece centrali per la nostra regione) negli ultimi mesi si è velocemente sfilacciato e trasformato in un vero e proprio governo del presidente. Anche la decisione di D'Alfonso di candidarsi, insieme ad altri consiglieri regionali del Pd, è stata presa senza alcun confronto con le altre forze politiche. Come a livello nazionale, dove il centrosinistra non c'è più e per ricostruirlo occorrerà voltare pagina e una totale discontinuità, così in Abruzzo dal 4 marzo per noi si chiude un'esperienza ed occorrerà guardare avanti, visto che le elezioni regionali con tutta probabilità si svolgeranno tra settembre e ottobre".

Quali sono le principali istanze dell'Abruzzo su cui ritiene che la politica si debba concentrare?

Senza dubbio il lavoro e la messa in sicurezza del nostro bellissimo ma fragile territorio. Le gravissime crisi occupazionali che interessano tutta la Regione e i crateri del terremoto, Rigopiano, il disastro ambientale di Bussi, lo Snam fotografano la realtà abruzzese e consegnano alla politica le reali emergenze del territorio, alle quali aggiungere quelle legate allo smantellamento dei servizi pubblici soprattutto nelle aree montane e interne della Regione. Eppure di questi argomenti, da cui dipende la qualità della vita e il presente e il futuro degli abruzzesi, sembriamo parlarne solo noi. Alcuni parlano di Abruzzo al Governo, a prescindere dal "con chi"e "per far che", altri costruiscono soltanto poIemiche senza offrire proposte e soluzioni. Anche in questo siamo diversi qui e a livello nazionale, dove le prime proposte qualificanti del programma sono state per il Pd l’abolizione del canone Rai, per la destra la Flat tax e per noi l’istruzione, intesa come diritto universale di tutti e quindi gratuita, fino all’università. Perché libertà e uguaglianza si costruiscono anche partendo dal diritto alla conoscenza.

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