ELEZIONI L'AQUILA: BIONDI, ''RIVEDERE WELFARE, SVILUPPO
GRAN SASSO E SERIO CRONOPROGRAMMA RICOSTRUZIONE''

Pubblicazione: 18 maggio 2017 alle ore 07:30

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L'AQUILA - Subito un serio cronoprogramma della ricostruzione, sviluppo del Gran Sasso a partire dall'attuazione degli interventi infrastrutturali, già progettati e finanziati, sugli impianti vecchi e nuovi, e revisione del welfare cittadino.

Sono tra le priorità del candidato sindaco dell'Aquila per il centrodestra, Pierluigi Biondi, 42 anni, dipendente pubblico, già sindaco di Villa Sant'Angelo per due mandati, che ha riunito attorno a sé la coalizione dopo quindici anni e si presenta con il sostegno di sette liste, Rivoluzione cristiana, L'Aquila futura, Forza Italia, Udc, Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, Noi con Salvini e Benvenuto presente.

Biondi chiude da subito le porte a qualsiasi apparentamento con l'unico altro candidato di area centrodestra, l'ex manager Asl Giancarlo Silveri, che ha deciso di correre da solo con la lista Riscatto popolare: "La politica non è fatta di somme aritmetiche, non è che se uno aggiunge un simbolo matematicamente quel consenso viene traslato - dice - È storia nota di sindaci che hanno vinto al ballottaggio con meno voti di quanto abbia preso il secondo arrivato al primo turno, quindi non credo che ci siano possibilità di apparentamento ufficiale. Sennò diventa troppo facile".

Biondi, sulla ricostruzione ha ragione l'assessore Di Stefano o chi sostiene che quella di privilegiare il centro storico rispetto alle frazioni sia stata una scelta politica?

In realtà non c'è stato un discorso di privilegio del centro storico rispetto alle frazioni. O meglio, all'amministrazione comunale è andata bene che sia partito prima il centro per tutta una serie di ragioni anche di rapporti tra un certo tipo di politica e una certa porzione di città. Dopodiché il vero problema della ricostruzione privata è che non è stata governata, non sono state introdotte delle regole. Sono stati fatti dei cronoprogrammi vaghi, però non si è intervenuto puntualmente rispetto alle zone grigie che ci sono: se abbiamo una strada in cui ci sono 20 aggregati, 19 ricostruiti e uno che non parte, quei 19 saranno sempre sotto la spada di Damocle dei lavori che andranno fatti nel ventesimo aggregato. Perché non si è intervenuto e verificato per quale motivo quell'aggregato non partiva? Bisogna intervenire con delle regole per puntualizzare tutte le situazioni.

Le frazioni? Andava data una vocazione, bisogna capire cosa si vuol fare perché la vocazione di Foce di Sassa, ad esempio, non è la stessa di quella di Paganica. Il peccato originale è che il Comune si è sempre battuto contro il piano di ricostruzione, poi ne ha fatto uno che di fatto non risolve nulla, si è voluto andare avanti con la logica del 'com'era e dov'era' rispettando le indicazioni di un Prg vecchio di quarant'anni, quindi ad oggi in questa disorganizzazione in cui la politica ha potuto esercitare la sua discrezionalità stiamo con la ricostruzione che né è finita in centro né, addirittura, è partita nelle frazioni.

Va fatto un cronoprogramma serio in cui ci siano anche delle regole serie, anche con misure "punitive" per chi è inadempiente. Non ci si può limitare a fare le liste di proscrizione pubbliche rispetto agli ingegneri che non presentano i progetti. E poi bisogna risolvere il nodo del Genio civile, non è tollerabile che ci siano centinaia di pratiche ferme, capendo dove attingere risorse per rinforzare l'organico. Il centrosinistra nei primi anni della ricostruzione ha fatto di tutto per uscire fuori dall'emergenza e far finta che tutto fosse tornato alla normalità, invece L'Aquila è ancora in una situazione straordinaria che ha bisogno di misure straordinarie.

Uno dei coni d'ombra della ricostruzione, poi, è rappresentato dalle scuole.

Questo è inspiegabile, sono state abbandonate a loro stesse. Cialente ha dato la colpa al nuovo Codice degli appalti che in realtà è entrato in vigore soltanto nell'aprile dell'anno scorso, quindi nei sette anni precedenti c'è stata una sottovalutazione del problema o è stato accantonato. Il problema può essere risolto solo attraverso due strade: quella di delegare ad un soggetto terzo l'attuazione degli interventi, sia esso l'ufficio speciale per la ricostruzione o sia essa la task force che ho proposto io che potrebbe essere finanziata coi fondi stanziati dal Cipe, perché non è immaginabile che chi si occupa delle buche delle strade, della pubblica illuminazione, eccetera eccetera, si occupi anche delle scuole; quella della deroga rispetto alle lungaggini burocratiche, questo non significa uscire fuori dalla legalità, perché c'è già una procedura che è stata validata dall'Autorità anticorruzione e che è in uso nel cratere del centro Italia. È proprio un emendamento che estenda questa possibilità anche al cratere aquilano che io ho perorato andando a parlare con una serie di rappresentanti politici del centrodestra che si sono dichiarati disponibili a sostenerlo.

Uno dei temi che la prossima amministrazione deve affrontare è quello dello sviluppo del Gran Sasso, inesorabilmente fermo ad almeno dieci anni fa.

Il Gran Sasso è un porto delle nebbie. Il progetto per la sostituzione della seggiovia delle Fontari è pronto, esecutivo, hanno detto tutti che sta lì, però non viene appaltato. Questa è sicuramente la prima cosa che va fatta. Dopodiché c'è la necessità di dare corso al piano "Scindarella-Montecristo" che è stato approvato 13 anni fa, ci sono oggi anche le risorse a disposizione. Il problema è che lì ci sono dei vincoli disegnati in maniera grossolana, che sono i Siti d'interesse comunitario, che lasciano fuori delle zone di pregio e ne includono altre antropizzate. Si potrebbe semplicemente fare una traslazione del Sic mantenendo inalterata la superficie complessiva tutelata, e questo non necessiterebbe dell'approvazione della Commissione europea che ne prenderebbe solo atto, come ha fatto la Regione Emilia Romagna, governata da sempre dal centrosinistra.

Ma lo sviluppo del Gran Sasso passa solo attraverso le infrastrutture?

Lo sviluppo passa solo per le infrastrutture? Sicuramente, ma non solo: serve la qualità dei servizi, la promozione turistica, un piano marketing come si deve e tutte quelle iniziative di buon senso che sono indispensabili. Quindi sistemare i sentieri, educare all'uso della montagna, ampliare l'orario di funzionamento della funivia, sistemare l'albergo, mettere servizi igienici, realizzare un'area per i camper. Insomma occorre un progetto che vada dal breve al lungo periodo, il breve è sicuramente sistemare tutte le cose che non vanno, come sostituire le Fontari e realizzare i sottoservizi, il medio è quello di avviare la procedura di riperimetrazione dei Sic e il lungo è realizzare i nuovi impianti e tutti i servizi connessi.

Quali altre priorità, in pillole, si sente di indicare?

Rivedere il welfare cittadino, ad oggi le famiglie aquilane sono penalizzate rispetto all'accesso ai servizi perché nell'Isee degli aquilani gravano anche le case inagibili o le prime case, e questo non è possibile perché non costituiscono un patrimonio, rispetto invece a chi in modo occasionale è venuto all'Aquila perché magari c'è la possibilità di un alloggio del progetto C.a.s.e.. C'è poi la necessità di riorganizzazione della macchina comunale, della valorizzazione delle professionalità che ci sono, di far ruotare il personale e formarlo a nuove competenze, di rafforzare le delegazioni, informatizzare lo scambio dei dati, rivedere il Piano regolatore, attuare un serio piano dei parcheggi.

Provi a rivestire i panni del giornalista, e con l'acume dell'attento osservatore politico mi dica quanto inciderà il Movimento cinque stelle e come finirà al primo turno.

"Il Movimento cinque stelle è sempre una grossa incognita, bisogna capire che percentuale di cittadini è arrabbiata, e sono sicuramente tanti, quanti non sono soggetti alle sollecitazioni di una pletora di candidati, e quante di queste persone sono disponibili a fare un salto nel buio attraverso il Movimento cinque stelle o attraverso una proposta alternativa, sicuramente di rottura, che però si fonda sulla competenza, le capacità e l'esperienza. E parlo dell'intera squadra. Al primo turno non credo che la spunti nessuno, se sarò chiamato al ballottaggio ci giocheremo questa partita partendo dallo zero a zero".



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