ELEZIONI: LE SFIDE ALL'UNINOMINALE, BRIVIDI A PESCARA, ERESIE E RITORNI A L'AQUILA Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

ELEZIONI: LE SFIDE ALL'UNINOMINALE, BRIVIDI
A PESCARA, ERESIE E RITORNI A L'AQUILA

Pubblicazione: 31 gennaio 2018 alle ore 08:28

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L’AQUILA - È l’ora delle sfide all’Ok Corral, quelle “candidato contro candidato” nei collegi uninominali abruzzesi, dai quali, con sistema maggioritario, verranno nominati 7 dei 21 nuovi parlamentari regionali.

È la vera, grande novità del “Rosatellum 2.0”, dal momento che nelle ultime tre elezioni politiche, dal 2006 a oggi, si era votato con la legge nota come “Porcellum”, che prevedeva solo grandi listini bloccati, con voto proporzionale ai simboli e non alle persone; listini ridotti ai due terzi degli eletti in vista del voto del prossimo 4 marzo.

I 7 collegi uninominali, 5 per la Camera e 2 per il Senato, se li aggiudicherà, semplicemente, il singolo candidato di coalizione che prenderà più voti; ma non sarà, solo per questo, una vera e propria elezione con le preferenze, com’era una volta.

A influenzare il consenso personale, infatti, ci sarà la “benzina” del voto alle liste: tracciando un segno sul simbolo, secondo la nuova legge il voto si estenderà anche al candidato nel collegio uninominale che quella lista sostiene.

Tanto quanto, al contrario, votando solo il candidato uninominale, il voto viene ripartito in quota proporzionale tra le varie liste che lo sostengono in coalizione: un trucchetto che riduce la libertà degli elettori, essendo vietato il voto disgiunto tra liste e candidati di partiti o coalizioni diverse, ma tant’è.

Ecco perché i partiti maggiori in ambito nazionale si sono potuti permettere di schierare in alcuni casi candidati di altri territori, oppure aspiranti con una notorietà o un consenso personali non eccessivi, o perfino, come si vedrà, personaggi di estrazione politica considerata differente, aprendo polemiche nei livelli locali.

Gli analisti della legge invitano, anche per questa dinamica, a non fare troppi conti sul peso del candidato, della persona, ma di preoccuparsi piuttosto di quella che è e che sarà la tendenza nazionale: quella che, a oggi, a poco più di mese dal voto, vedrebbe (ma non tutti sono concordi) avanti il centrodestra, seguito dai grillini e quindi dal centrosinistra.

Se questa tendenza fosse rispettata, e AbruzzoWeb lo scriveva già da novembre sulla base di sondaggi Ipsos, il centrosinistra potrebbe rischiare il “cappotto”, non eleggendo neanche un parlamentare tra i 7 dell’uninominale.

Fatti i debiti scongiuri, ovviamente, i candidati dem sono pronti a vendere cara la pelle. Ecco una veloce panoramica delle varie sfide.

CAMERA
 
COLLEGIO 1 (L’Aquila-Marsica-Alto Sangro)

È uno dei collegi che, nel centrodestra, vengono dati di sicuro appannaggio: tanto da azzardare la scelta, ormai chiacchieratissima, di proporre nel collegio aquilano un candidato pescarese nonché un (ex) renziano: l’imprenditore Antonio Martino, uno della nouvelle vogue di Forza Italia.

A dispetto di ciò, la sfida sembra a tutt’oggi difficile da vincere per Lorenza Panei, candidata del Partito democratico che ha messo in fila una lunga lista di pretendenti anche eccellenti; compito duro anche per Giorgio Fedele del Movimento 5 stelle, fino a fine 2017 staffista all’Emiciclo, peraltro candidato anche al proporzionale.

Tra gli altri a contendersi il collegio, Luigi Fabiani (Liberi e uguali), Maria Teresa Zenobi (Partito comunista), Alessandro Tettamanti (Potere al popolo), Andrea D’Ingeo (Il popolo della famiglia), Pasquale Venditti (Italia agli italiani), Claudia Pagliariccio (Casapound), Enea Giancaterino (Valore umano), Maurizio Pendenza (Lista del Popolo), Daniele Della Ventura (Destre unite-Forconi).

COLLEGIO 2 (Teramo)

I sondaggi “al buio” pre-liste davano il Cinque stelle davanti in questo territorio: i grillini hanno schierato Antonio Zennaro, promotore finanziario, peraltro escluso dai proporzionali attraverso le parlamentarie, ma la risposta dem è stata di peso con Sandro Mariani, capogruppo in Consiglio regionale, che potrebbe avere il sostegno di un escluso eccellente come Tommaso Ginoble.

Il centrodestra ha fatto scegliere il collegio alla Lega, prima orientata al coordinatore regionale Giuseppe Bellachioma, ma che poi, alla richiesta di un nome femminile, ha azzardato, candidando la 26 enne Lucrezia Rasicci, figlia dell’ex vice presidente della Provincia Renato. Da valutare il peso della tendenza nazionale, oggi a naso favorevole ai berluscones, ma anche le conseguenze negative per la caduta anticipata del Comune di Teramo.

Gli altri candidati sono Stefano Alessiani (Liberi e uguali), Luciana Roscioli (Partito comunista), Roberto Degnitti (Potere al popolo), Simona Lupi (Il popolo della famiglia), Sabrina Gualini (Italia agli italiani), Roberto Monardi (Casapound), Domenico D’Addazio (Valore umano), Fabrizio Lulli (Lista del Popolo), Oriana Iannotti (Destre Unite-Forconi).

COLLEGIO 3 (Pescara)

Anche qui, secondo gli scenari iniziali, si ipotizzava una possibile vittoria del Cinque stelle, che ha provato a mettere cappello sulla città adriatica, che ha ospitato la convention nazionale grillina, ricandidando Andrea Colletti, ovvero uno dei parlamentari più presenti e produttivi dell’ultimo quinquennio in base alle statistiche.

Il centrodestra, comunque, va all’attacco schierando Guerino Testa, ex presidente della Provincia che ha svestito i panni del civismo per tornare ai partiti con Fratelli d’Italia, dopo aver scalzato all’ultimo Alessandra Petri, passando la patata bollente della candidatura femminile al Teramano.

Ritenuta meno d’impatto la scelta dem con Antonella Allegrino, assessore comunale della Giunta Alessandrini.

Gli altri nomi in lizza sono Ivano Martelli (Liberi e uguali), Lorenzo Pace (Partito comunista), Franca Gallerati (Potere al popolo), Giovanni Marcotullio (Il popolo della famiglia), Beatrice D’Ercole (Italia agli italiani), Laura Cavaliero (Casapound), Paola Salis (Valore umano), Fabio Blasioli (10 volte meglio), Alessandra Finocchio (Lista del Popolo), Gabriele Dioallevi (Destre unite-Forconi).

COLLEGIO 4 (Chieti-Sulmona)

È il collegio dell’esclusione più clamorosa, quella del deputato uscente e prima ancora senatore Fabrizio Di Stefano, dato come una delle poche certezze in tutti i “toto” finché Forza Italia non ha deciso per un fragoroso rinnovamento. A portarlo avanti sarà Emilia De Matteo, assessore comunale chietino, alle prese con un’eredità mica da ridere.

In questo collegio il centrodestra è sicuro di vincere, ma il centrosinistra, ancora dal Pd, si gioca la carta del deputato uscente Antonio Castricone, tra le novità del 2013 e che ora vuole consolidarsi.

Uscente è anche il pentastellato Daniele Del Grosso, che parte depotenziato, però, dall’essere finito solo in “panchina” alle parlamentarie del proporzionale e vero e proprio ripescato eccellente.

Completano il quadro degli sfidanti Sonia Del Rossi (Liberi e uguali), Angelo Dario Nicola Leone (Partito comunista), Alessandro Feragalli (Potere al popolo), Carlo Di Carlo (Il popolo della famiglia), Marco Di Somma (Italia agli italiani), Vincenzo Artese (Casapound), Luciano Morena (Valore umano), Antonio Marsibilio (10 volte meglio), Gianfranco Gabriele (Lista del Popolo), Ester Iannotti (Destre unite - Forconi).

COLLEGIO 5 (Vasto-Lanciano)

È il terzo collegio su cui il centrodestra punterebbe a occhi chiusi. E uno dei rari casi in cui il candidato si è capito subito, l’ex presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, e tale è restato, dando una rappresentanza all’uninominale anche alla “quarta gamba” di Noi con l’Italia.

Al contrario, nel centrosinistra hanno ballato ben quattro nomi: il sindaco di Atessa ed ex direttore Tg1, Giulio Borrelli, con Insieme, che si diceva avrebbe scortato il futuro senatore D’Alfonso nella tv che conta ma poi a rinunciato; il presidente della società idrica Sasi, Gianfranco Basterebbe, tornando alla bandiera Pd; l’ex segretario provinciale Chiara Zappalorto, rimasta nello schema (superato) ancora online sul sito ufficiale; infine la prescelta, l’assessore comunale lancianese Marusca Miscia.

Nei pentastellati, dal foltissimo bacino dell’area vastese è spuntata Carmela Grippa, peraltro pugliese d’origine e residente a Vasto da 12 anni. Difficile possa recitare un ruolo da protagonista, non le resta che sperare nella forza del simbolo.

A loro si aggiungono Giuseppe Marisi (Liberi e uguali), Domenico Puca (Partito comunista), Daniela Spadaro (Potere al popolo), Alessandra Pantalone (Il popolo della famiglia), Andrea Marcolongo (Italia agli italiani), Marco Pasquini (Casapound), Maria Luisa Rossi (Valore umano), Cristina Pacifico (10 volte meglio), Veronica Di Gregorio Zitella (Lista del Popolo), Antonio Turdò (Destre unite - Forconi).

SENATO
 
COLLEGIO 1 (Pescara-Chieti)

Sarà sfida da brivido tra contendenti noti in diversi settori e provenienti da storie variegate. I pronostici, sempre da prendere con le molle, vedevano avanti di un mezzo punto il centrodestra, ma in fondo ognuno dei tre principali schieramenti è convinto di avere le carte giuste.

Il centrosinistra ci proverà con l’unica abruzzese nei governi Renzi e Gentiloni, il sottosegretario uscente alla Giustizia Federica Chiavaroli, che ha completato in Civica popolare, alleato del Pd, la metamorfosi cominciata passando dal Popolo della libertà al Nuovo centro destra.

Il centrodestra risponde con un’altra donna, Antonella Di Nino, avvocato, sindaco di Pratola Peligna (L’Aquila) ed ex vice presidente della Provincia pure aquilana. Si è messa in luce quest’estate coordinando il salvataggio dalle fiamme di una parte di Monte Morrone. È erede del gruppo Di Nino Trasporti, colosso del settore, il che in casa forzista non guasta mai.

La carta del Cinque stelle è una delle principali sorprese: Primo Di Nicola, già firma dell’Espresso e del Fatto quotidiano, ma soprattutto fino a novembre direttore del Centro, quotidiano che ha guidato per un anno: cambierà vita, lasciando la professione giornalistica, ha promesso, e il suo obiettivo è cancellare i vitalizi dei parlamentari. Prima, comunque, dovrà diventarlo.

Gli altri candidati sono Mirella Moresco (Liberi e uguali), Alice Di Falco (Partito comunista), Franco Cilli (Potere al popolo), Andrea Reginelli (Il popolo della famiglia), Orlando Palmer (Italia agli italiani), Mirco Iacomelli (Casapound), Giuseppe Paolone (Valore umano), Elena Lazzareva (Lista del Popolo), Maria Giuseppa Albiniano (Destre unite-Forconi).

COLLEGIO 2 (L’Aquila-Teramo)

È il collegio senatoriale in cui il centrodestra si sente più sicuro, tanto da averci calato un “bisparacadutato” come Gaetano Quagliariello, imposto nel 2013 dal Pdl, imposto stavolta dalla quarta gamba. Ex ministro, in campagna allora rivendicava le origini abruzzesi e il periodo da docente universitario aquilano, poi però è stato ministro del governo Letta.

Il Cinque stelle insegue con Emanuela Papola, insegnante aquilana, uno dei nomi che gli esperti di cose grilline profetizzavano in lizza fin dagli inizi della maratona elettorale. Anche qui più che la forza in sé del candidato conterà la capacità propulsiva delle Stelle.

Della ricostruzione (e del sisma 2009) è stato naturale protagonista Massimo Cialente, sindaco del capoluogo per 10 anni dopo due precedenti mandati da deputato, e ora a caccia di un difficile esordio a palazzo Madama. Cialente è fuori dai radar da un po’, e l’ultima volta che si è sentito ha provato un bluff un po' goffo della candidatura alla segreteria comunale del Pd per poi fare precipitosa retromarcia. Ma Cialente è Cialente...

Completano il collegio Guido Iapadre (Liberi e uguali), Domenico Rofi (Partito comunista), Vittoriana Palumbo (Potere al popolo), Federica Lupi (Il popolo della famiglia), Maria Rita Pantalone (Italia agli italiani), Lina Bottos (Casapound), Carla Piermarini (Valore umano), Gabriele Catarinacci (Lista del Popolo), Angelo D’Ippolito (Destre unite-Forconi).



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