ELEZIONI: PAGANO, ''IO AL GOVERNO? C'E' POSSIBILITA';
MARTINO E' UN ASSO; FORSE SORPRESA DI BERLUSCONI''

Pubblicazione: 09 febbraio 2018 alle ore 12:53

Nazario Pagano

PESCARA - “È una possibilità” l’ingresso in un ipotetico governo di centrodestra del coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, capolista del proporzionale al Senato nel collegio unico regionale, in caso di vittoria della sua coalizione alle elezioni del prossimo 4 marzo.

Lo conferma lui stesso nell’intervista con AbruzzoWeb in cui fa il punto sulle candidature, che hanno visto trionfare la sua “linea” nella composizione delle liste, con esclusioni eccellenti come quelle degli uscenti Antonio Razzi o Fabrizio Di Stefano.

Pagano dice la sua anche sui candidati ritenuti “paracadutati”, gli ex ministri Gaetano Quagliariello, di coalizione nel maggioritario, e Gianfranco Rotondi, di partito nel proporzionale, per i quali, fa notare, la non abruzzesità ritiene sia “concetto che peraltro suona anche alquanto provinciale e limitativo”.

Quanto ad Antonio Martino, candidato nel maggioritario aquilano, ma pescarese d’origine e in passato ospite della Leopolda renziana, con cui comunque ha negato legami, il coordinatore forzista non sembra considerarla una bocciatura della classe dirigente locale, che pure si è lagnata, quanto piuttosto “un asso nella manica” in quanto Martino rappresenta “una delle più significative realtà imprenditoriali abruzzesi”, per il quale “il presidente Berlusconi ha speso parole di ammirazione e di stima”.

Quanto all’ex premier, “impensabile che, con questi pochissimi giorni di campagna elettorale, possa essere continuamente dappertutto, nelle città e nelle regioni”, eppure, conclude Pagano, “avrà una sorpresa in serbo nelle battute più ‘calde’ della campagna elettorale”.

Dopo l’esperienza in Consiglio regionale, di cui è stato presidente, con quale spirito affronta questa candidatura con elezione assicurata al Senato?

Non cambia lo spirito, cambia solo lo scenario, ma ho dalla mia un pizzico in più di maturità e di esperienza. Il mio impegno in politica, così come nella mia professione di avvocato, è sempre stato nel senso di dare voce e ascolto alle istanze, conoscere, affrontare e se possibile contribuire a risolvere i problemi. La politica è chiamata per vocazione a fornire risposte ai cittadini, siano essi su scala locale o nazionale: oggi è più che mai necessario che ci siano la volontà, la forza e la responsabilità di dare risposte certe, efficaci, concrete, alle richieste che arrivano dalla società. Mi riferisco al lavoro, all’occupazione giovanile, alla sicurezza, alla gestione delle emergenze e dell’immigrazione. Si deve fare bene, ma si deve anche fare presto per ridare slancio a un Paese ingessato e illuso dalle lusinghe e dalle false promesse, secondo un modo di interpretare e di fare politica che non appartiene né a Forza Italia né alla coalizione di centrodestra.

Quali sono i temi principali su cui vuole puntare una volta a palazzo Madama?

Vorrei per prima cosa far passare il principio che quando c’è un problema non lo si ignora né lo si aggira, ma lo si affronta. È evidente che la prospettiva dalla quale sono chiamato a operare è duplice: da un lato le emergenze nazionali, che tutti conosciamo; dall’altro il rilancio dell’Abruzzo, che viene da una stagione non solo opaca, ma addirittura contrassegnata da indicatori negativi in tutti i settori. Dietro ai numeri ci sono i drammi di chi ha perso il lavoro, di chi non riesce a ricollocarsi, di chi non lo trova e persino di chi non lo cerca più. La ricaduta sul sociale è enorme. Il ruolo di un senatore è farsi portavoce del suo territorio, intercettare le occasioni, indirizzare le opportunità. Non è possibile che una regione così ricca di potenzialità e di risorse debba essere zavorrata dalla politica dei proclami, dei “faremo”, dei “vedremo”, mentre le aziende chiudono e i giovani vanno altrove in cerca di fortuna, spesso con una laurea in tasca. Da parte mia posso assicurare la chiarezza del mio operato e il lavoro per conseguire risultati. Che si ottengono col gioco di squadra e non con le fughe solitarie in avanti.

Rumor politici danno il suo nome tra i favoriti per un ruolo abruzzese di governo in caso di vittoria del centrodestra, ci spera?

Si tratta di una possibilità, ma non è certamente questo che mi ha spinto a partecipare alla competizione elettorale. Vorrei ribadire il concetto che una squadra forte, come potrà essere il centrodestra unito, ha più peso non solo negli equilibri nazionali, ma anche in chiave europea. Dove, non dimentichiamolo, l’Abruzzo ha eccellenti ed estesi rapporti. Ne so qualcosa, essendo stato presidente del Calre, l’organismo di rappresentanza delle regioni d’Europa, una rete di relazioni da valorizzare e da far fruttare in termini economici, culturali, di sviluppo e di interscambio. Questo si può fare indipendentemente dal rivestire o meno un incarico di Governo. Ma è di tutta evidenza che un ruolo diverso e più importante semplifica di molto l’azione politica e la velocizza.

Nelle liste ha trionfato una linea che ha messo insieme le esigenze regionali e una prospettiva politica nazionale. Un nuovo modello per intendere i rapporti tra i vertici di Forza Italia e le componenti locali?

Le liste hanno rispecchiato una visione politica unitaria: non pezzetti e pezzettini messi insieme, ma un gruppo coeso che fosse espressione delle realtà locali e con un respiro più ampio, coniugando l’esperienza all’entusiasmo, la coerenza alla condivisione di un progetto. Ci tengo una volta di più a chiarire che coloro che non partecipano a questa tornata elettorale non sono esclusi, perché nessuno li ha esclusi. Non ci sono state, infatti, bocciature, ma c’è stata la necessità di operare delle scelte. E quando si deve scegliere non si possono accontentare tutti. Il fatto è che Forza Italia si era messa alle spalle il periodo meno felice e aveva suscitato un rinnovato entusiasmo, che si è manifestato anche con un’impennata di disponibilità a correre alle elezioni politiche. Vorrei sottolineare che questo è solo il primo impegno in calendario, e le risorse “azzurre”, ancora più compattate per vincere la sfida del 4 marzo, sono già pronte per le prossime competizioni.

I sondaggi danno il centrodestra avanti rispetto agli altri due grandi poli, è una responsabilità ma può suscitare anche “paura di vincere”?

I dati positivi devono essere piuttosto un incentivo a fare di più e meglio. Nel nostro sistema, con tre poli, non basta solo vincere, ma occorre anche arrivare a superare la fatidica soglia del 40%. Solo in questo caso si potrà dare il via alla stagione di governo e agire subito sulle riforme di cui questo Paese ha impellente urgenza. I sondaggi sono dalla nostra parte, questo è vero, ma non ci si deve assolutamente adagiare sugli allori. Vincere il 4 marzo è una base di partenza, non un punto d’arrivo.

Rispetto al centrosinistra l’Abruzzo deve “gestire” candidature che rientrano in un’ottica nazionale e non regionale, come quelle di Rotondi e Quagliariello, e di Martino sull’Aquila: può essere malvista dall’elettorato questa dinamica?

Occorre innanzitutto fare dei distinguo. Trovo singolare che la candidatura dell’onorevole Rotondi venga vista con qualche riserva sull’”abruzzesità”, concetto che peraltro suona anche alquanto provinciale e limitativo. Potrei rassicurare tutti sul fatto che lui, pur non essendo nato nella nostra regione, vi trascorre la maggior parte dell’anno, avendo qui una casa che non è una seconda casa, visto che ci vive. Basterebbe chiedere ai negozianti di Pescara, per esempio, per avere risposte in tal senso. Quanto all’onorevole Quagliariello, non è un esponente di Forza Italia, ma di coalizione, e comunque i suoi rapporti con l’Abruzzo sono stati politicamente intensi e significativi nel recente passato. Sa benissimo quali sono le questioni sul tavolo di questa regione e ha dalla sua un’esperienza tale da garantire un’eccellente rappresentatività in tutte le sedi. Quanto a Martino, stiamo parlando di una delle più significative realtà imprenditoriali abruzzesi, di respiro non solo nazionale, per il quale il presidente Berlusconi ha speso parole di ammirazione e di stima. È un asso nella manica e sarebbe stato assurdo non valorizzarlo.

Silvio Berlusconi farà campagna sui territori tra cui l’Abruzzo?

Tutti vorrebbero al loro fianco il presidente Berlusconi, com’è facile immaginare, per il suo carisma e la sua capacità di trascinatore. È un uomo che sprizza ancora entusiasmo e voglia di fare, a dispetto della carta d’identità. Ma è impensabile che, con questi pochissimi giorni di campagna elettorale, possa essere continuamente dappertutto, nelle città e nelle regioni. Lui crede molto nella squadra dei candidati e ripone la massima fiducia in donne e uomini che compongono le liste. Credo però di poter dire che Berlusconi avrà una sorpresa in serbo nelle battute più “calde” della campagna elettorale. (alb.or.)



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