ELEZIONI: PEPE, ''PD UNICO SENZA PARACADUTATI''
''FONDI AGRICOLTURA NON SPESI? TANTI BANDI''

Pubblicazione: 14 febbraio 2018 alle ore 07:10

TERAMO - "In Abruzzo il Pd è l'unico partito che non conta fra le sue candidature 'paracadutati'".

Lo rivendica l'assessore regionale all'Agricoltura Dino Pepe, candidato alla Camera nel collegio L'Aquila-Teramo in quota proporzionale, che sui clamorosi ritardi nella spesa dei fondi comunitari destinati all'agricoltura da parte della Regione, ad AbruzzoWeb dice che "i bandi approvati non sono affatto pochi", anche se "nella scorsa programmazione il Psr è stato lasciato dalla passata amministrazione con una spesa che era di appena il 40%", a fronte di poco più del 6 dell'attuale.

Assessore Pepe, secondo molti osservatori e in base alle più accreditate simulazioni, la legge elettorale con cui si vota il 4 marzo sembra indicare come unica via quella di un governo Pd-Forza Italia. Con questo dato, come si può convincere un elettore a votare Partito democratico?

La differenza tra noi e gli altri sta nel fatto che possiamo andare sui territori a testa alta a fare campagna elettorale. Siamo tutti del territorio e abbiamo lavorato, pur nella consapevolezza che tanto ancora c’è da fare, per il territorio e stiamo cercando di raccontare tutte le cose buone fatte in questi anni. Come Pd con il referendum avevamo proposto una riforma elettorale che permettesse la sera stessa delle elezioni di avere il nome di un vincitore, sappiamo tutti come sono andate le cose. Il sistema politico italiano negli anni è mutato, ora abbiamo 3 poli e non più due come fino a qualche anno fa e questo sicuramente aumenta l’incertezza sull’esito delle elezioni. Il Pd punta ad essere primo partito in Italia e quindi primo gruppo parlamentare. Sulla possibilità che il 4 marzo nessuno dei 3 poli raggiunga la maggioranza in Parlamento il nostro segretario nazionale Matteo Renzi è stato molto chiaro: nessun governo di larghe intese, ma si ritorni al voto!

Il Pd teramano ha superato le divisioni tra i due gruppi vissute all'ultimo congresso?

Il Pd è l'unico partito presente sul panorama politico italiano che crede fortemente nella democrazia interna, ci si confronta in fase congressuale perché si hanno una pluralità di visioni che sono la forza del nostro partito e della nostra comunità. Il confronto e anche a volte le discussioni accese, sono il sale della democrazia e non fanno altro che ampliare l'orizzonte delle proposte che il Pd mette in campo. Negli altri partiti ci sono capi politici imposti, nel nostro siamo alla ricerca dei migliori. Il congresso non è una divisione, ma un arricchimento e lo dimostra il fatto che oggi tutti e 3 gli esponenti regionali che rappresentano il Teramano in Consiglio regionale sono candidati alle prossime elezioni politiche del 4 marzo per aiutare la nostra comunità in questa fase politica. Inoltre il Pd di Teramo ha anche sottoscritto all'unanimità un documento in cui si richiedeva la certezza di una rappresentanza teramana in parlamento a partire dall'onorevole uscente Tommaso Ginoble che in più occasioni abbiamo ringraziato per il lavoro svolto nelle ultime due legislature. La nostra è una comunità viva, forte ed accogliente.

Il centrodestra dice che le candidature del centrosinistra, a partire da quella del presidente Luciano D'Alfonso, rappresentino la fuga dopo il fallimento al governo della Regione. Cosa si sente di replicare?

Le nostre candidature sono la dimostrazione del buon lavoro svolto. In Abruzzo il Pd è l'unico partito che non conta fra le sue candidature "paracadutati". Basta vedere come nel centrodestra teramano il presidente emerito Gianni Chiodi abbia dovuto cambiare forza politica per ottenere una candidatura ceduta a lui da parte di un altro consigliere regionale. Come del resto è rimasto fuori dai giochi Paolo Gatti l'uomo forte di Forza Italia nel Teramano. È un dato di fatto che il centrodestra ha preferito candidare all'interno delle proprie liste personalità che non provengono dal nostro territorio. Il Pd nazionale invece ha riconosciuto all'Abruzzo un ruolo da protagonista con tutte candidature territoriali e questo grazie all’ottimo lavoro svolto in questi 44 mesi di legislatura regionale dal governo a guida Luciano D'Alfonso. Questa legislatura non ha eguali per l'ingente quantità di finanziamenti messi in campo rispetto al passato grazie alla qualità dei progetti, all'ottima programmazione e al lavoro quotidiano che ognuno di noi ha svolto ogni giorno sul proprio territorio. A questo si aggiunge, per quanto riguarda la mia delega alle Politiche Agricole, la vicinanza dimostrata dal ministro Maurizio Martina anche e soprattutto in momenti difficili, mettendo in campo risorse che hanno permesso al settore zootecnico e agricolo di ripartire e di avviarsi ad una nuova fase di rilancio.

Lei guida un assessorato strategico per questa regione. L'Abruzzo risulta essere molto indietro nella spesa dei fondi comunitari programmati per il settore agricolo e anche l'espletamento dei pochi bandi pubblicati procede con estrema lentezza. Non si poteva fare di più?

I bandi approvati non sono affatto pochi. Ne sono stati approvati oltre 35 per una dotazione finanziaria messa a disposizione di oltre la metà dell’intero programma. Nella scorsa programmazione i bandi erano meno di un terzo di quelli attuali e infatti il Psr è stato lasciato dalla passata amministrazione con una spesa che era di appena il 40%. Sono già in corso di pubblicazione gli atti di concessione relativi al primo bando giovani. Inoltre è stato apportato qualche correttivo per accelerare la fase istruttoria tra cui la pubblicazione dei primi bandi a sportello. Agea sta risolvendo alcune criticità e a breve auspichiamo che vada a regime il sistema di gestione delle domande. È di questi giorni la notizia di una nuova ristrutturazione del dipartimento che faccia fronte alla necessita di pubblicare immediatamente i bandi relativi ai 46 milioni di euro del terremoto, una cifra concessa dalle altre Regioni tre volte più alta di quanto accadde per il terremoto dell'Aquila.

Uno dei maggiori problemi per gli agricoltori delle aree interne è quello della massiccia presenza della fauna selvatica, a partire dai cinghiali. Un'azienda della Valle Subequana nei giorni scorsi ha denunciato danni per decine di migliaia di euro aggravati da impasse burocratica e rimpallo di responsabilità tra enti. Quanti anni ancora bisogna attendere per avere un piano?

Sulla tematica dell’emergenza cinghiali, dopo anni di immobilismo, ci siamo mossi con i competenti uffici regionali che, a seguito della riorganizzazione, sono stati implementati di necessarie ed adeguate figure tecniche, predisponendo ed attuando una strategia d’azione ampiamente condivisa con tutte le componenti. Ricordo, ancora una volta, le riunioni svolte presso le Prefetture e presso il mio Assessorato, con i sindaci, i Parchi, le associazioni di categoria agricole, il mondo venatorio e agricolo, compresi gli Atc (per la revisione del Regolamento ungulati, al fine di rendere questo strumento più fruibile ed efficace) ed altri portatori di interesse che hanno permesso di concertare un protocollo fatto di obiettivi e azioni. Per ridurre gli impatti della specie sul territorio regionale ritengo, senza tema di smentita, che siano stati inclusi, in detta strategia, tutti gli strumenti in possesso della Regione ma abbiamo la convinzione che sia necessario da parte di tutti, a partire dalle istituzioni, un ulteriore sforzo. La caccia di selezione tutto l’anno, ovvero la possibilità per i cacciatori coordinati dagli Atc, di prelevare il cinghiale anche al di fuori del canonico periodo di caccia, consentendo di abbatterli anche nei periodi di maggior danno alle produzioni agricole, è stata una scelta che intendiamo difendere con determinazione. Così come la modifica al Regolamento degli ungulati che ha riaperto la caccia in squadra anche nelle aree non vocate. Territori, questi, in cui, malgrado la presenza massiccia della specie nelle aree coltivate, questo tipo di caccia era paradossalmente vietata nel precedente testo. Abbiamo avviato i lavori per la predisposizione del nuovo Piano faunistico venatorio regionale fermo al 1992 che è lo strumento essenziale di programmazione e pianificazione faunistico-venatoria. Con atto deliberativo n. 823/2016 abbiamo predisposto le linee guida sulla filiera delle carni di fauna selvatica, strumento per l’attuazione di un intervento specifico del Psr 2014/2020 (bando di recente pubblicato) sulle micro filiere. Questi provvedimenti daranno un importante impulso alla valorizzazione ed alla commercializzazione di queste carni, ampiamente disponibili soprattutto durante l’attività venatoria sul nostro territorio con l’attivazione dell’attesa svolta di trasformare questa calamità in risorsa. Abbiamo azzerato la tassa sulla trichinella e sono in corso di pagamento i danni alle culture da fauna selvatica 2017 (istruttoria da quest’anno in capo alla Regione Abruzzo) con uno stanziamento complessivo di oltre euro 750.000.

Quali sono le altre principali istanze dell'Abruzzo su cui ritiene che la politica si debba concentrare?

Per quanto riguarda le materie di mia competenza, dobbiamo concentrarci con il massimo sforzo sulla filiera corta e sulla valorizzazione dei prodotti locali. In ogni occasione ho rivolto un appello a ristoratori, albergatori e operatori turistici abruzzesi affinché, nella scelta delle materie prime, si valorizzi sempre di più l’utilizzo di prodotti locali, sicuri e certificati (prodotti biologici, a denominazione di origine, a indicazione geografica o che comunque facciano parte del nostro ampio patrimonio dei prodotti tradizionali), che offrano la massima garanzia della qualità delle nostre produzioni, della stagionalità e soprattutto del forte legame che lega le eccellenze agroalimentari abruzzesi al territorio di origine. Dietro ogni prodotto tipico, infatti, si intersecano “storia” di culture e "storie" di vita e di lavoro. Come è noto il comparto agricolo ha subito un colpo durissimo a seguito degli eventi calamitosi di gennaio. Se è vero che ogni prodotto tipico racconta una storia del territorio circostante, quest’anno "abbiamo il dovere" di raccontare una storia fatta di forza, di resistenza, di caparbietà, di bellezza, di voglia di ripartire e di portare avanti i valori di cui sono imperniati i sacrifici dei produttori agricoli abruzzesi: la qualità elevatissima del prodotto, il rispetto della tipicità e la tutela del territorio. Se prima era una "esigenza etica" quella di lavorare per la filiera corta e per la valorizzazione dei prodotti locali, oggi diventa un "dovere morale". Dobbiamo dimostrare la nostra solidarietà a coloro che lottano quotidianamente, oltre ogni disagio, per mantenere le produzioni in posti impervi e bellissimi destinati, senza questa economia, allo spopolamento e all’abbandono, mantenendo in piedi sistemi sociali fatti di borghi bellissimi e sorprendentemente ancora animati, fuori dal tempo e dai sistemi economici tradizionali. Una "solidarietà attiva" che si alimenta con gesti concreti per conservare quello che mi piace definire "il battito della magia abruzzese" che mantiene in vita una società, una economia e un modello che mette ancora al centro la qualità della vita. Marco Signori



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