A QUATTRO MESI DALLA RICONSEGNA DELLA SEDE DEL CONSIGLIO REGIONALE, GLI IMPRENDITORI RACCONTANO IL COMPLESSO RESTAURO

EMICICLO, ''SFIDA VINTA CON SACRIFICI, ORGOGLIOSI DI LAVORO DEDICATO ALL'AQUILA''

Pubblicazione: 25 ottobre 2018 alle ore 06:33

L'AQUILA - "Il momento che ci ha creato più ansia è stato quello in cui stavamo predisponendo l'isolamento sismico e ci fu la scossa del 24 agosto, in quel momento tutto il colonnato era imbracato e si reggeva grazie ad una struttura che lo sosteneva dall'alto, sotto non c'era niente. Quando la mattina alle 5 siamo arrivati con il mio capocantiere, per fortuna la grande paura che avevamo, è svanita, il lavoro preparatorio non aveva subìto alcunché".

Parte dalla grande paura della forte scossa del terremoto del Centro Italia del 24 agosto del 2016, il racconto dei protagonisti di una impresa vincente: la ricostruzione e il restauro a tempo di record di Palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale all’Aquila, riconsegnato all’inizio della scorsa estate, il 21 giugno, agli occhi del mondo, dell’Italia e degli abruzzesi con l’invidiabile etichetta di essere tra i cinque edifici pubblici più sicuri al mondo.

Una riconsegna impreziosita dalla intuizione di "fondere" lo storico palazzo con l’ambiente circostante, in particolare la Villa comunale, allo scopo di aprirlo alla fruizione della collettività dopo il terremoto "affamata" di location di livello per incontrarsi e socializzare.

Anche in questo caso, dopo circa quattro mesi,  è una sfida vinta, essendo nel corso delle settimane lo spazio preso d’assalto da aquilani e turisti.

A cominciare la testimonianza con l’episodio del terremoto è l'imprenditore aquilano Walter Rosa, patron della omonima azienda in prima linea nella ricostruzione, capofila dell'associazione temporanea di imprese costituita dalla Ricci Costruzioni di Castel di Sangro (L'Aquila) e la Termoidraulica di Silvi (Teramo) che ha impiegato in tutto oltre cento operai.

Il costruttore originario della Valle Subequana, ricorda quel giorno come uno dei più critici, anche se "le difficoltà sono state molteplici, ma il dato importante da far rilevare è la grande collaborazione che c'è stata tra le aziende, cosa che non sempre accade in lavori di questa importanza. Non ci sono mai stati momenti di tensione, ma sempre massima collaborazione e spirito di sacrificio".

Comunque, quel giorno, il 24 agosto del 2016, il terremoto ha distrutto Amatrice (Rieti) e tanti altri comuni del centro Italia, all'Aquila si è avvertito in maniera nitida arrivando nel momento clou del cantiere di palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale dell'Abruzzo.

L'edificio, il primo monumentale ad essere riconsegnato dal terremoto del 2009 e ora uno dei cinque pubblici più sicuri al mondo, dopo un lavoro fatto di innovazioni e interventi tradizionali e a misura artigianali: è stato adeguato sismicamente con l'installazione di isolatori, è dotato di un impianto di geotermia, e il piazzale antistante riconnesso alla Villa comunale, dal quale una cancellata lo divideva da ormai alcuni decenni.

Una sfida vinta che assume una importanza ancora maggiore se si considera che all’Aquila la ricostruzione pubblica è ferma.

Un intervento che fa scuola, di cui si parlerà oggi in uno degli appuntamenti di "Officina L'Aquila", capace di coniugare la tutela degli aspetti architettonici e allo stesso tempo garantire la sicurezza sismica, grazie ad un sistema di isolamento che ha previsto l'installazione di 61 dispositivi di tipo elastomerico, cui si affiancano 47 appoggi scorrevoli multidirezionali, ovvero delle slitte.

"Le difficoltà maggiori le abbiamo avute quando abbiamo incontrato delle sorprese a livello di strutture, per andare ad eseguire quegli interventi di consolidamento che costituivano la fase preparatoria per poi installare gli isolatori sismici", racconta ancora Rosa, che non nasconde la fierezza, "da aquilano", perché "questo lavoro rappresenta un motivo di grande soddisfazione ed orgoglio".

"Aver partecipato a questa realizzazione ha sicuramente segnato un capitolo importante della ricostruzione. L'insegnamento che se ne trae? Con l'impegno da parte di tutti si possono realizzare opere davvero importanti, che lasciano il segno. Anche l'Abruzzo è in grado di esprimere eccellenze in questo settore", spiega ancora.

Sottolinea la centralità delle imprese l’architetto Enrico Ricci, patron della Ricci Costruzioni, che gestisce insieme al fratello Gianfranco, già alla guida dell'Ance Abruzzo, il quale ricorda come "l'appalto è stato affidato con la normativa previgente che consentiva alle stazioni appaltanti di mettere a base di gara un progetto preliminare che individuava le esigenze e i costi ma lasciava la scelta delle soluzioni tecniche ai proponenti. Noi rivendichiamo con orgoglio di aver scelto i progettisti e, insieme a loro, questa soluzione che è stata realizzata".

E se il rinnovato palazzo dell'Emiciclo è tutto da godere e il colonnato restaurato appaga lo sguardo e lo spirito, i due aspetti più significativi dell'intervento sono invisibili agli occhi: l'efficientamento energetico e l'isolamento sismico, con quest'ultimo che "consente all'edificio monumentale, la cui parte più antica risale al 1500, di avere le stesse caratteristiche antisismiche di un edificio recentissimo, questa è stata una grande scommessa che abbiamo vinto", rivendica Ricci.

Un'altra sfida vinta è stata quella dei tempi, che com'è ormai noto ha consentito di riconsegnare i lavori in anticipo rispetto al previsto: "Insieme alla struttura tecnica che governava la procedura, abbiamo avuto un forte impegno delle nostre maestranze ma anche una struttura pubblica che è stata sempre pronta e si è presa le giuste responsabilità", continua l'imprenditore.

"Questo cantiere suggerisce una sfida, quella della rigenerazione - spiega ancora - perché oltre all'aspetto del restauro e del consolidamento ne cela anche uno urbanistico, riaprendo alla città un pezzo di monumento che prima era stato un po' confinato".

"È stato un cantiere molto complicato", ammette l'architetto Maurizio Blair, responsabile unico del procedimento, "perché è stato uno dei primi con edificio vincolato monumentalmente che con la realizzazione di un isolamento sismico alla base, ha stravolto la concezione della Soprintendenza che era concentrata nel non far toccare nessun tipo di monumento".

"Questo è sì un intervento pesante, ma fatto al di sotto dell'edificio, quindi non visibile, e in questo modo si riesce ad ottenere una ristrutturazione normale senza stravolgere la parte monumentale - fa osservare Blair - Spero possa fare da apripista per altri interventi analoghi, se riuscissero a capire in tutte le altre Soprintendenze dove ci sono problemi di sisma si salverebbero molti monumenti".

"Abbiamo avuto sette ricorsi al Tar e due in Consiglio di Stato, che per fortuna abbiamo sempre vinto", ricorda il rup, "perciò siamo riusciti a portare a termine l'intervento in tempi abbastanza brevi, con inizio lavori a novembre 2015 e riconsegna all'inizio del 2017 dell'ex Gil maschile, dato in concessione all’istituto di formazione superiore Gran Sasso Science Institute, e nel giugno del 2018 dell'Emiciclo. Il cantiere prevedeva 490 giorni offerti dall'impresa per realizzare i lavori, ci sono state alcune sospensioni notevoli a causa dell'attività di ritrovamento archeologico che ci hanno fatto perdere circa 8 mesi, sennò avremmo terminato molto prima", fa notare Blair.

"Cos'ha significato dal punto di vista della pubblica amministrazione? Questo cantiere può avere molteplici punti di vista", ragiona l'architetto Pietro Farinosi, dirigente del Consiglio regionale e direttore dei lavori, "innanzitutto quello di guardare oltre, avere davanti un bene monumentale, ricreare una funzionalizzazione del sistema, creando sintesi tra gli aspetti che sono legati al restauro, alle funzionalità in esso presenti e alla presenza di una villa comunale con la quale bisognava riaprire un dialogo".

"È stato un impegno totale, siamo stati molto attenti perché è stato un cantiere che, soprattutto nella parte iniziale, ha richiesto delle prestazioni lavorative sotto scacco di elementi strutturali non indifferenti".

"Un ringraziamento particolare deve andare a tutti gli operai che hanno scavato a mano sotto le fondazioni come talpe, mi si accappona la pelle solo a ripensare a quando uscivano da sotto. Un lavoro magnifico!", ricorda Marcello Mancinelli della Termoidraulica di Silvi. 



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