• Abruzzoweb sponsor

ESAME DNA ''SCAGIONA'' DON PAOLO PICCOLI, ''TRACCE LONTANE DA COLLO DON ROCCO''

Pubblicazione: 03 luglio 2018 alle ore 07:30

Paolo Piccoli

L’AQUILA - "Le tracce biologiche repertate dal Ris di Parma non provano che monsignor Giuseppe Rocco sia stato ucciso da don Paolo Piccoli".

È quanto emerso dalla deposizione del comandante del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma, il tenente colonnello Marco Pizzamiglio, nell’udienza che si è tenuta nei giorni scorsi a Trieste, del processo che vede imputato il 53enne don Paolo Piccoli, sacerdote di origini venete incardinato nella Curia dell’Aquila, con l’accusa di aver strangolato il 92enne don Giuseppe Rocco, il 25 aprile 2014, presso la Casa del Clero di Trieste.

Piccoli è molto conosciuto nell’Aquilano per essere stato, tra l’altro, parroco di Pizzoli e di Rocca di Cambio.

Al sacerdote i pm Lucia Baldovin e Matteo Tripani contestano di aver strangolato don Rocco per impossessarsi di una collanina e altri oggetti religiosi.

Collanina che peraltro, stando agli atti delle indagini, non è mai stata rinvenuta, nonostante le perquisizioni effettuate nei locali dove don Piccoli alloggiava e teneva custoditi i suoi beni.

La conferma di un’udienza che si è rivelata a favore della difesa viene dall’avvocato aquilano Vincenzo Calderoni, che difende don Piccoli insieme a Stefano Cesco del foro di Pordenone.

"Illustrando la sua relazione - spiega il legale - il comandante dei Ris ha chiarito come sulla parte alta del letto, dove secondo l’accusa sarebbe avvenuto lo strangolamento, non è stata reperita alcuna traccia biologica dell’imputato".

"Le tracce ematiche repertate che sono state trovate, sono perfettamente compatibili con l’avvicinamento operato dal mio assistito nel somministrare al defunto l’estrema unzione", aggiunge Calderoni.

Secondo la tesi della difesa, le tracce sono da ricondurre "a lesioni da grattamento che il sacerdote si era procurato a causa di una patologia di cui soffriva, come risulta anche dalla cartella clinica che abbiamo mostrato durante l’udienza al professor Pierluigi Toniutto, primario del reparto di medicina interna dell’ospedale di Udine, dove era stato ricoverato don Piccoli in un periodo precedente la morte di don Rocco".

In seguito all’incalzare della difesa, il medico, sentito nel corso dell’ultima udienza come testimone, ha riconosciuto che sulla cartella clinica erano state annotate, "in epoca non sospetta, le lesioni da grattamento che hanno provocato le perdite ematiche".

Sulle lesioni è intervenuto anche un altro testimone, il tenente dell’Esercito di stanza a Trieste Giovanni Ciavaglia, che ha dichiarato di aver incontrato don Piccoli il giorno prima e il giorno stesso della morte dell’anziano sacerdote e di aver riscontrato queste ferite sulle sue braccia.

Le tesi dell'accusa si basano in particolare sulle affermazioni della grande "accusatrice", la perpetua del defunto, Eleonora Laura Di Bitonto, che ha scoperto il corpo privo di vita dell’anziano prelato nella sua stanza, ma anche, come emerso dagli atti, la beneficiaria di una cospicua eredità lasciata dall’anziano monsignore.

La donna, dopo la morte di don Rocco, ha escusso una polizza a lei intestata per 150 mila euro, e ha ereditato tramite testamento il conto corrente con i titoli da dividere con i nipoti.

In udienza la donna ha affermato di aver diviso con i nipoti la somma, e di aver trattenuto per se circa 37 mila euro.

L’anziano monsignore ha lasciato inoltre in eredità ai nipoti alcuni appartamenti a Trieste e ha concesso uno di questi immobili in comodato d’uso alla perpetua vita natural durante.

Da uno dei computer sequestrati a don Piccoli sarebbero spuntate delle immagini pornografiche, dettaglio che per ora non ha aggiunto nulla all’impianto accusatorio, e i legali del prelato hanno chiesto al giudice che il dettaglio non compaia negli atti processuali.

Don Paolo Piccoli ha preso le distanze da queste immagini, e si è difeso a sua volta affermando che quel computer non era utilizzato solo da lui, e che comunque quelle foto non erano le sue.

Il collegio giudicante è composto da Filippo Gullotta presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Marco CechetRosella BraviniChiara MurPatrizia PellaschiarCorrado CadamuroAntonia CiacciaNevi Calci e Giuseppe Vario, giudici popolari.

La prossima udienza è stata fissata per il 6 luglio, quando verranno ascoltati gli ultimi testimoni del pm prima dell’esame dell’imputato.

Il caso, che ha avuto eco nazionale, è seguito anche dalle telecamere della trasmissione di Rai 3 Un giorno in pretura. (red.)



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2019 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui