ESTRAZIONE GAS A BOMBA: COMMISSIONE VIA DICE NO, ''ORA FARE ALTRI INVESTIMENTI''

Pubblicazione: 07 novembre 2018 alle ore 09:44

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BOMBA - "Un giudizio sacrosanto che rappresenta la logica conseguenza delle attenzioni che ci sono state da parte di cittadini ed amministratori locali: ora il cerchio si chiude".  

All'indomani del parere negativo espresso dalla Commissione Via nazionale sul contestato progetto di estrazione di gas a Bomba (Chieti), il sindaco Donato Di Santo esprime soddisfazione per la vittoria di un'intera comunità che per anni si è battuta prima contro il progetto della Forest Oil, poi contro quello della Cmi Energia.

La Commissione Via ha incentrato la decisione su uno degli argomenti, oggetto delle osservazioni, su cui a lungo si è discusso: la sismicità innescata dalle estrazioni.

"Abbiamo ottenuto quello per cui abbiamo combattuto per tanto tempo, non senza numerose difficoltà - aggiunge Di Santo -. Cia auguriamo che il parere della Commissione Via nazionale sia quello finale, una decisione ormai irrevocabile. A chiederlo sono cittadini ed amministratori che nonostante tutto non si sono mai arresi. Adesso, finalmente, si potrà pensare ad altri investimenti realmente utili alla collettività, che tengano conto del contesto tutelando gli interessi comuni dei cittadini e dell'ambiente".

Il progetto “Colle Santo”, dal nome della località sotto cui c'è il giacimento di gas naturale, è lo stesso che portava la firma della Forest oil, fortemente contestato da cittadini ed associazioni che, dopo numerose battaglie, pensavano di essersi lasciati l’incubo alle spalle. Le proteste della comunità locale erano riuscite ad allontanare i petrolieri dopo anni di lotte, quando il Consiglio di Stato aveva posto una pietra tombale sul progetto di estrazione. Invece a riproporlo, nel 2015, è arriva la Cmi Energia Spa, addirittura ampliandolo, arrivando a coinvolgere 11 comuni della Val di Sangro: Perano, Roccascalegna, Atessa, Pennadomo, Torricella Peligna, Colledimezzo, Altino, Villa Santa Maria, Archi, Bomba e Paglieta.

Il progetto presentato dalla Cmi era inoltre incompleto, ma nonostante questo il ministero dell’Ambiente aveva concesso una proroga per le integrazioni, anche se fuori tempo massimo rispetto alla normativa. A seguito della documentazione prodotta a giugno 2017, infatti, alla società era stato consentito di presentare ulteriori approfondimenti. Ben 25 le criticità ancora una volta evidenziate dall’Ispra e che si ritracciano nei documenti dell’analisi del rischio, della relazione idrogeologica, geologica e negli studi sulla sismicità. In particolare si riferiscono agli effetti cumulati sulla stabilità della diga, sulla qualità dell’aria, a causa delle  emissioni,  e della sismicità che potrebbe essere innescata dal fenomeno della subsidenza ovvero dallo sprofondamento del fondo del  bacino.

L’Ispra a tal proposito ha osservato che "la sismicità strumentale, dagli eventi del 1980 in poi, ha registrato valori massimi di magnitudo inferiori a  3.4, ma questo non può far ritenere che la sismicità dell’area di Colle Santo sia bassa”. E ha aggiunto nella relazione: “anche a fronte della esplicita richiesta di approfondimento sulle interferenze derivanti dalle attività di estrazione in termini di sismicità innescata, il Proponente non ha fornito analisi sui possibili effetti derivanti da dette attività in progetto, tenuto conto della prossimità dei pozzi con la struttura sismogenetica composita ritenuta responsabile dell’evento sismico del 1706 di magnitudo 6,8".

Anche la Commissione Via ha quindi rilevato i rischi derivanti dalla presenza, proprio nella zona del giacimento, della sorgente sismogenetica 'Deep Abruzzo citeriore basal thrust' e ha giudicato rischioso per la stabilità della diga di Bomba il possibile innesco di questa sorgente con conseguente sisma di grande magnitudo.

"Inoltre - come spiegato dalla Soa (Stazione ornitologica abruzzese - ha giudicato carenti gli studi depositati dal proponente. Il tema della sismicità innescata dalle attività umane e dalle estrazioni di idrocarburi in particolare assume finalmente importanza anche in Italia, dopo decine di pubblicazioni scientifiche a livello mondiale. A nostra conoscenza si tratta del primo progetto bocciato dalla Commissione nazionale Via con questa motivazione".

"Ora non resta che aspettare il parere del Ministero dei Beni Culturali e poi il Decreto interministeriale del Ministro dell'Ambiente e del Ministro dei Beni Culturali - conclude la Soa -. Anche in questo caso la lotta paga".



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