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MACRON, JUNKER E TSIPRAS I GRANDI SCONFITTI; TRIONFO ORBAN E LE PEN; MERKEL CALA MA POPOLARI PRIMI IN GERMANIA; BEN SOCIALISTI IN SPAGNA E PORTOGALLO, BOOM DEI VERDI TRANNE CHE IN ITALIA

EUROPEE: AVANZATA SOVRANISTI, MA SARA' COALIZIONE TRA PPE, SOCIALISTI E LIBERALI

Pubblicazione: 27 maggio 2019 alle ore 10:59

PESCARA - L'avanzata dei partiti nazionalisti, la netta vittoria della Lega di Matteo Salvini in Italia, di Marine Le Pen in Francia, di Victor Orban in Ungheria, non porterà a rivoluzioni e a nuove maggioranze euroscettiche e no-austerity, rispetto a quelle che hanno da sempre governato a Bruxelles. Si prospetta infatti, come ipotesi pressoché certa, un'alleanza "centrista"  tra Partito popolare, Socialisti e Liberali, nonostante il calo di voti in molti stati membri, visto insieme supererebbero, e di non poco, la soglia di  maggioranza all'europarlamento che è pari a 376 seggi. 

Nell'ultima proiezione sulla composizione del futuro Parlamento Ue infatti al Partito popolare vanno 179 seggi, ai Socialisti e Democratici 150, ai Liberali 105. I Verdi ne prenderebbero 70, i Conservatori Ecr 58 e i Liberali 107, mentre l'Enl (o Enf, il gruppo della Lega di Salvini) avrebbe 58 seggi e l'Efdd (il gruppo dei Cinque Stelle e di Farage) 56. La Sinistra Gue otterrebbe 38 seggi. 

L'affluenza a livello europeo è stata del 50,95%. 

I Popolari e i Socialisti da soli, per la prima volta, non avranno più la maggioranza assoluta. Ecco dunque la necessità dell'appoggio dei Liberali, più che dei Verdi, che sulle politiche economiche hanno molti punti di divergenza. Diverrebbero però determinanti se l'ala conservatrice del Ppe, dovesse puntare i piedi e scindersi.

Altre ipotesi, numeri alla mano non sono percorribili, a comiciare da un'alleanza tra tutte le formazioni della destra conservatrice, populista o sovranista con il Partito popolare, che non supererebbe i 351 seggi.

Era questa l'ipotesi principale sostenuta dal Orban, Salvini e Le Pen.

Certo è che il messaggio che è arrivato nelle urne è destinato a avere forti ripercussioni su molti degli stati membri, e non potrà essere ignorato anche letto in chiave di un ripensamento delle politiche di austerity e pareggio di bilancio. 

A seguire come è andata nei vari Paesi. 

In Francia si conferma la vittoria della lista di destra Prenez le Pouvoir, sostenuta dalla leader del Rassemblement National Marine Le Pen, con il 23,31% dei voti, che supera Renaissance, sostenuta tra gli altri da En Marche del presidente Emmanuel Macron, al 22,41%. Europe Ecologie (Verdi) ottiene invece il 13,47. La France Insoumise (sinistra radicale) prende il 6,31% e 6,19% .

In Germania la Cdu di Angela Merkel è in testa ma in netto calo, con i democristiani mai così deboli nella cattolica Baviera, i Verdi secondo partito con i consensi raddoppiati, i populisti di destra dell'Afd in crescita ma senza il boom che i sondaggi lasciavano presagire, l’Spd in caduta libera.

In Grecia il centrodestra di Nea Demokratia vince le elezioni e Alexis Tsipras, che aveva trasformato il voto in un plebiscito sul suo governo, ha deciso di sciogliere il Parlamento e convocare le elezioni anticipate che si terranno con ogni probabilità il 30 giugno e non alla scadenza naturale della legislatura di ottobre

Il sovranista Viktor Orban trionfa in Ungheria. Un risultato ampiamente previsto, il partito del premier, Fidesz, conquista il 52 per cento dei voti. La cifra viene confermata dalla commissione elettorale, dopo aver scrutinato il 99,9 per cento delle schede elettorali. La seconda forza politica del paese, la Coalizione Democratica di Sinistra, si ferma al 16 per cento. Il partito di Orban ottiene 13 dei complessivi 21 seggi destinati all’Ungheria, uno in più rispetto a quelli conquistati nel 2014.

In Spagna si conferma il successo netto dei socialisti del premier Pedro Sanchez. Il Psoe, a scrutinio quasi concluso, ha ottenuto un risultato ancora più importante rispetto ai sondaggi: il 32,8%, che gli varrà 20 seggi all'Eurocamera. Ben 12 punti indietro i popolari, al 20,1%. Al terzo posto i centristi di Ciudadanos, 12,2%, seguiti dalla sinistra radicale di Podemos (10%).  Si conferma anche il passo indietro di Vox: l'ultradestra, che appena un mese fa era arrivata al 10% alle politiche, oggi si è fermata al 6,2%, che equivale a 3 seggi a Strasburgo. Anche gli indipendentisti catalani entrano a Strasburgo, sia Oriol Junqueras, in carcere a Madrid per il tentativo di secessione del 2017, che Carles Puidgemont, autoesiliatosi in Belgio

In Portogallo il partito socialista del premier Antonio Costa si conferma primo partito con il 33,8%. In Croazia pareggio tra conservatori al governo e opposizione di centrosinistra: prendono 4 seggi ciascuno. 

In Slovenia il ticket formato da Partito democratico sloveno (SDS, conservatore) e Partito popolare sloveno (SLS) ha raccolto oltre il 26% delle preferenze. 

I liberali del Partito Democratico (Dp) sono il primo partito del Lussemburgo alle Europee con il 21,4% e scavalcano i cristiano-sociali (Csv) del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker

In Austria, secondo le prime stime, è in testa il Partito popolare del cancelliere Kurz.

Sono 29 i seggi destinati al Brexit Party di Nigel Farage alla prossima assemblea di Strasburgo: un numero che in base alle stime attuali ne farebbe il più grande gruppo nazionale con la Cdu/Csu tedesca e subito davanti alla Lega. Il Brexit Party si attesta attorno al 33% seguito da LibDem al 21 (16 seggi), Labour poco sopra il 14 (10 seggi), Verdi (12% e 7 seggi) e Tory (9% e 4 seggi).
 
Ma l'obiettivo di Farage è quello di dire addio all'Europa. 



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