FALLIMENTO L'AQUILA CALCIO: L'EX PAGLIARI, ''COLPA DEI RICCHI SENZA PASSIONE''

Pubblicazione: 26 luglio 2018 alle ore 21:16

Giovanni Pagliari

L’AQUILA – “È un momento molto triste per me, per L’Aquila Calcio e per la città che ho amato e che amo ancora. Purtroppo questo fallimento è colpa di chi ha tanti soldi ma zero amore per i colori rossoblù e a cui non interessa della rinascita sociale del capoluogo d’Abruzzo terremotato”.

L’Aquila Calcio fallisce, con la mancata iscrizione al campionato di Serie D, per la terza volta in ventiquattro anni e Giovanni Pagliari, mister di Tolentino (Macerata), oggi responsabile tecnico della Primavera del Perugia, che in pochissimo tempo firmò una delle pagine più belle della travagliatissima storia calcistica rossoblù portandola in Lega Pro, la vecchia C1, e ai play-off per accedere in Serie B prima di essere esonerato a inizio stagione 2014, tra lacrime, polemiche e dissidi con la societò (al suo posto arrivò Nunzio Zavettieri), usa parole durissime nei confronti di chi a suo dire è il responsabile del tracollo aquilano: proprio la società guidata dagli imprenditori impegnati nella ricostruzione post-sisma capitanata dall’aquilano Corrado Chiodi.

“Il dramma più grande è che gente dell’Aquila ha dimostrato di non avere un briciolo di amore a differenza di gente come me che in quella città è rimasto per poco tempo – tuona l’ex tecnico rossoblù ad AbruzzoWeb – e parliamo di gente che non ha nessun problema economico. Quando vincemmo i play-off per andare in Lega Pro ci fu gente, anche anziana, che ci abbracciava e ci ringraziava per quanto fatto nei confronti della città. E con il cambio politico al Comune, passato dal centrosinistra al centrodestra, la sostanza non è cambiata per certe cose. Vuol dire che i politici è meglio che stiano al loro posto”.

“Purtroppo – continua – in Italia falliscono tante società calcistiche perché ormai il settore è preda di avventurieri senza amore per il calcio e perché non ci sono regole fisse. Qui c’è chi pensa di vincere per mettere a posto i bilanci, ma non è così che va. Se si sperperano soldi ci si infila in situazioni pericolosissime. Anche la mia Perugia, che è una piazza importantissima, è fallita più volte”.
“E adesso? Non so, ma non bisogna illudersi: per risalire la china serve una società forte che dia garanzie, oltre al progetto tecnico che cominci dal settore giovanile per arrivare alla prima squadra, specie per creare senso di appartenenza ai colori e alla città – conclude Pagliari – Perché con i soldi, ma senza passione, non si va da nessuna parte. E si è visto”. (r.s.)

 



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