ANCORA ACCUSE AL SINDACO LUCIANI PER ABBATTIMENTO PALAZZO SIRENA
''HA FATTO UNO SCEMPIO, LO PERSEGUITERÒ' E NON SARA' RIELETTO''

FESTIVAL CASTELLI: SGARBI, ''QUESTE CERAMICHE SONO
NELLA STORIA DELL'ARTE, BORGHI NON SONO PERIFERIA''

Pubblicazione: 25 agosto 2017 alle ore 10:48

Nino Di Simone, Rinaldo Seca e Vittorio Sgarbi
di

TERAMO - "La ceramica di Castelli fa parte della storia universale dell'arte. A maggior ragione bisogna porre rimedio ai ritardi della ricostruzione post-sismica. Vivere nei borghi dell'Italia interna è un privilegio, non un esilio, solo in apparenza sono periferia del mondo". 

Così il critico d'arte e mattatore televisivo Vittorio Sgarbi, ieri sera protagonista a Castelli, borgo del teramano famoso in tutto il mondo per la produzione della ceramica, per tenere, in una gremita piazza Roma, la lezione "Dall'ombra alla luce, da Caravaggio a Tiepolo", che ha aperto la quinta edizione del Festival della storia dell’arte, che durerà fino al 1 settembre. 

Sgarbi è arrivato a Castelli proveniente da Francavilla al Mare (Chieti), dove ha lanciato durissime accuse, poi rilanciate su facebbok, al sindaco Antonio Luciani per l'abbattimento in corso d'oera di Palazzo Sirena, un edificio razionalista dell'immediato dopoguerra, fortemente voluto dal Comune, nonostante gli appelli per fermare l'abbattimento firmati, tra gli altri, oltre che da Sgarbi, da Massimiliano Fuskas e Paolo Portoghesi. E anche durante la serata castellana, Sgarbi ha auto come costante bersaglio il sindaco Luciani, promettendo che "per questo scempio non gli darò tregua finchè sarà in vita".  

Il festival dell'arte si celebra in un estate già ricca di eventi visto che Castelli accoglie quattro importanti mostre: “I Cascella e la ceramica in Abruzzo del primo Novecento” nel locale Museo delle ceramiche , “La tradizione del futuro - I 110 anni della scuola d’arte di Castelli”nel Liceo artistico statale per il design “Grue” in contrada Convento, la “Personale Nino e Giantommaso di Simone 3.0” nel centro storico del borgo e "Roberto Bentini e la poesia della materia", nei locali dei ceramisti De Fabritiis in via Grue ed è possibile visitare le botteghe dei ceramisti, la mostra-mercato, l’esposizione - vendita di ceramica e la cappella di San Donato.

Uno sforzo organizzativo, da parte dell'amministrazione comunale del giovane sindaco Rinaldo Seca, motivano anche dalla necessità di tenere alta l'attenzione sui ritardi della ricostruzione post-sismica, in un territorio segnato dagli eventi dell’aprile 2009 e poi ancora dell’ottobre 2106 e gennaio 2017. 

Con l'occasione del Festival dell'arte di cui è direttore artistico Nino di Simone, affermato artista e ceramista e Alessia Di Stefano, si celebrano anche i 400 anni del soffitto a tavelle di ceramica di San Donato, definita dallo scrittore Carlo Levi la "Cappella Sistina" della maiolica.

"Che compia 400 anni un soffitto - ha detto appena arrivato Sgarbi - è una mortificazione per gli uomini, che fanno fatica ad andare oltre ai cento. Sono compleanni, questi, che mi fanno sentire già morto. Quel soffitto è presente, noi siamo transitori. Immagino però che in cielo, sulle nuvole, noi saremo coperti, dopo la nostra morte, da un soffitto così meraviglioso come quello della chiesetta di San Donato".

Commentando le intense attività culturali che animano l'estate castellana Sgarbi afferma poi che "Castelli ha un primato universale, è giusto insistere su queste attività. E' un capitolo importante della grande storia dell'arte, al centro del Rinascimento e del Barocco italiano. Esprime assieme a Faenza una civiltà artistica che ha come vocazione naturale la ceramica. Si può pensare a Raffaello, a Bramante, a Palladio, a Caravaggio, e dedurre che la ceramica è compendiara, decorativa. Ma non è così: l'arte ceramica di Castelli ha una forza tale che fa parte della storia universale dell'arte, che ha avuto avvio dalla pittura vascolare greca".

Un pensiero di Sgarbi va anche alla difficile situazione in cui si è trovata Castelli, assieme ad altri territori del centro Italia, colpiti ripetutamente da eventi sismici.

"Lo Stato, come del resto ha riconosciuto anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è in grave ritardo. Certo, Castelli ha avuto un danno più limitato, rispetto ad esempio all'Aquila o ad Amatrice. Ma proprio perché più limitato, meritava un intervento più immediato, invece di buttare soldi in insensatezze. Del resto però le pastoie burocratiche fanno si che anche se ci sono i soldi, non si riesce a procedere. E così i luoghi non vengono restituiti nei tempi giusti alla loro necessità di essere vissuti e visitati, rimessi in sesto".

Infine Sgarbi mette in evidenza la necessità di restituire vita e vocazioni alle aree interne d'Abruzzo e d'Italia, e sopratutto ribaltare il pregiudizio del loro essere periferia di un altrove. 

"Questi luoghi che sono solo apparentemente periferici - ragiona Sgarbi - Roma e Milano sono più il centro, dove c'è necessità di andare fisicamente. Le nuove tecnologie ti consentono di essere al centro anche a Penne, Guardiagrele, e appunto a Castelli. Tra stare in una periferia di una città, a tre quarti d'ora dal centro storico, e vivere in un borgo bellissimo, non vedo la differenza. Non viviamo più in quel modello di società dove per trovare lavoro si doveva necessariamente emigrare e trasferirsi. Oggi si possono avere intuizioni e realizzarsi vivendo in borghi apparentemente remoti, ma in realtà al centro della macchina produttiva. Questo ritorno alla condizione di vita nei borghi antichi può essere un'impresa formidabile, possono diventare luoghi residenziali, non solo turistici. I giovani lo stanno capendo. In questi luoghi più piccoli si trovano dimensioni umane che si perdono in grande città anonime". 

"Serve la coscienza e la sensibilità di chi già vive in questi luoghi,- conclude il critico - che sono in fondo a un'ora dalle città più importanti, grazie anche ad una rete autostradale consolidata. Vivere in un borgo è un'esperienza di maturità e intelligenza, che va incentivata, favorita e accresciuta. Va fatto capire che vivere in luoghi meravigliosi come Castelli è un privilegio, non certo un esilio".

Infine le parole durissime contro Luciani, per l'abbattimento dell'edificio di Francavilla. 

"Mi auguro che sua moglie lo cornifichi - provova Sgarbi - voglio che lui soffra. Sarà il mio bersaglio polemico finché sarà in vita, finché continuerà a fare il sindaco. E' una zucca vuota, questa è la verità, è indegno di essere un politico di un qualche rilievo. Ma tanto non sarà rieletto, come è accaduto al sindaco di La Spezia, che io ho perseguitato per anni, dopo che ha distrutto la storica piazza Verdi per far posto all'orribile progetto di sedicente riqualificazione con gli archetti colorati dell'archistar Daniel Buren".

E GLI ARTIGIANI LANCIANO L'ALLARME: ''RICOSTRUZIONE O SCOMPARIRA'''

“Da quasi un anno non possiamo accedere ai nostri laboratori di ceramiche, imprigionati nella zona rossa. Se non parte subito la ricostruzione post-sisma, la gloriosa tradizione artigiana di Castelli rischia seriamente di morire”.

È unanime il grido di dolore degli artigiani di Castelli (Teramo), uno dei poli mondiali della maiolica, colpito duramente dai terremoto del Centro Italia dell’ultimo anno, in particolare dalle scosse di ottobre 2016 e gennaio di quest’anno.

Su 20 botteghe del centro storico, la metà risulta oggi infatti inagibile; fuori dal centro, invece, 4 su 16. Gli eventi sismici hanno inferto danni anche a una quindicina di fabbriche della ceramica nella zona industriale.

Del resto, la ricostruzione stenta a decollare: nel centro storico sono ancora 45 le unità abitative classificate “E” con danni strutturali a seguito del terremoto dell’Aquila del 2009, cui se ne sono aggiunte altre 20 dopo le scosse più recenti. Le famiglie sfollate sono oggi nel complesso più di 70, metà delle quali da molti anni.

A rischio è finita, alla luce di questo quadro, un’attività economica antica di quattro secoli, legata all’arte della ceramica e che esprime ancora oggi un eccellenza di cui è testimone la mostra “La tradizione del futuro”, che resterà aperta fino al 3 settembre, per celebrare i 110 anni della scuola d’arte.

Accanto alla kermesse c’è anche la quinta edizione del “Festival della Storia dell’Arte”, che terminerà il 1° settembre e che ha visto come padrino il critico d’arte Vittorio Sgarbi. E ancora altre esposizioni e la celebrazione dei 400 anni del soffitto a tavelle di ceramica della chiesa di San Donato, definita dallo scrittore Carlo Levi la “Cappella Sistina” della maiolica.

Tutte iniziative messe in campo dall’amministrazione comunale del sindaco Rinaldo Seca, non ancora trentenne, per favorire l’afflusso di turisti, inevitabilmente crollato dopo le calamità sismiche, e per tenere alta l’attenzione sui problemi che attanagliano la capitale della ceramica.

Nelle parole dei diretti interessati, artigiani e imprenditori, si può toccare con mano la portata di queste difficoltà, ma anche la voglia di lottare e andare avanti. In coro chiedono in primis che il processo di ricostruzione finalmente decolli, e auspicano aiuti concreti al settore vitale delle attività produttive, come per esempio agevolazioni fiscali di maggiore durata rispetto ai 2 anni previsti dal “decreto terremoto” 2016.

“Il mio laboratorio - spiega Ivano Pardi, storico artigiano locale - era ospitato nella storica bottega del Cinquecento di Orazio Pompei, tra i più grandi ceramisti dell’epoca. Ora è inagibile, perché il palazzo di fronte è stato danneggiato e dopo 10 mesi non sono state effettuate ancora le opere di messa in scurezza che mi consentirebbero di rientrare. Così non posso produrre né vendere. Se non ci saranno novità sarò costretto ad andare via da Castelli, e ad aprire altrove, in qualche modo devo pur campare”.

Pardi è uno degli artigiani che ha fatto richiesta di utilizzare uno dei sei box di legno donati dalla Caritas, grandi circa 15 metri quadri, collocati alle porte del centro storico. Ma le assegnazioni ancora non vengono effettuate.

“Il box mi consentirà di tornare a esporre i miei prodotti anche se ovviamente i turisti non sono più numerosi come una volta - prosegue - Resta, poi, il problema della produzione, perché il mio forno resta ‘imprigionatoì dentro la bottega. Con i fondi post-sisma a favore delle attività produttive andrebbero realizzati laboratori provvisori attrezzati, il box per la sola vendita non è sufficiente”.

Spostandosi più a valle, nell’area industriale, ci si trova di fronte a problemi analoghi, come testimonia Angelo Giosuè, titolare di uno stabilimento che produce ceramica artistica d’arredamento e da tavola, commercializzata in tutta Italia e anche all’estero.

“Dopo il terremoto dell’Aquila, il mio stabilimento aveva subìto danni alle scorte e alle attrezzature, solo in minima parte rimborsati - ricorda - Il sisma 2016 ha invece danneggiato parzialmente lo stabilimento. Sono venuti a fare i sopralluoghi e da allora non sappiamo più nulla”.

“Poi è arrivata la grande nevicata di gennaio, che ha distrutto il tetto, che ci siamo riparati da soli. Per fortuna la produzione non si è fermata e non dipendiamo dal turismo in loco - spiega - che è notevolmente diminuito, visto che vendiamo la nostra merce fuori. La situazione resta difficile”.

“La verità - conclude l’imprenditore - è che già all’indomani del terremoto 2009 siamo stati abbandonati a noi stessi. Ma dovrebbero capire che se non aiutano, per esempio con sgravi fiscali di lunga durata, di almeno 5 anni, l’industria della ceramica, che è il motore di tutta quest’area interna, sarà inutile ricostruire le case perché resteranno vuote, visto che senza lavoro tanti giovani saranno costretti ad andarsene”.

Invita all’ottimismo, infine, Nino Facciolini, la cui bottega fuori il centro storico di Castelli è stata risparmiata dai terremoti.

“Questo laboratorio è operativo da quarant’anni e sono determinato ad andare avanti - assicura - Grazie anche ai tanti eventi organizzati quest’estate i turisti si sono visti, e questo è un buon segno, soprattutto per i giovani che vogliono restare qui, a portare avanti la tradizione della ceramica dei loro padri e dei loro nonni”.

“Resta il fatto che il centro storico va ricostruito il prima possibile, perché quella è l’unica e vera sede delle botteghe della ceramica castellana, le strutture prefabbricate sono solo una soluzione di emergenza, spero di breve durata”, conclude Facciolini.



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