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GIORNO DEL RICORDO: ITALIA SI SPACCA SU ECCIDIO SECONDA GUERRA MONDIALE, A PESCARA STRAPPATO STRISCIONE CASAPOUND, A L'AQUILA ANPI CHIEDE RIMOZIONE; UTENTI BLOCCATI SU WEB PER ''CONTENUTI OFFENSIVI''

FOIBE: ''PARTIGIANI TITINI INFAMI E ASSASSINI'', SCRITTA RIACCENDE LA POLEMICA IN ABRUZZO

Pubblicazione: 10 febbraio 2020 alle ore 13:00

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L'AQUILA - La memoria delle foibe, ricordato come uno degli episodi più drammatici e poco conosciuti della Seconda Guerra Mondiale, divide ancora l'intera nazione e l'Abruzzo oggi, proprio nel Giorno del Ricordo, restituisce una fotografia emblematica di uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni.

“Partigiani titini infami e assassini”: è questo il testo dello striscione apparso in oltre cento città italiane, comprese le quattro province abruzzesi, affiancato dalla 'tartaruga frecciata' simbolo di CasaPound Italia, che ha sollevato la polemica.

L'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) dell'Aquila ha chiesto al Comune di "cancellare subito la scritta", perché "il manifesto dei neofascisti di Casapound fa il paio con quanto emerso dai dati Eurispes: l'ignoranza e l'indifferenza che si traducono in un pauroso aumento dei negazionisti della Shoah che ci preoccupa molto e ci avvia su una mistificazione della realtà".

A Pescara lo stesso striscione, apparso nella notte, è stato strappato e molti utenti di Facebook segnalano blocchi sui loro profili personali per aver condiviso post e articoli sulle foibe.

La motivazione? "Presenza di contenuti segnalati come offensivi da altri utenti".

"Come si può considerare 'offensivo' uno spaccato di storia? Siamo di fronte a una restrizione che ha davvero poco senso - spiega ad AbruzzoWeb uno degli utenti bloccato sui social - L'Italia non era un Paese libero? Dove sono adesso coloro che difendono la libertà di pensiero e di parola?".

Un fatto che ha coinvolto già diversi cittadini che, secondo quanto dichiarano, non avrebbero postato "contenuti offensivi", ma "condividere un pensiero nel giorno della memoria, così come avviene il 27 gennaio per le vittime dell'Olocausto" e aggiungono "non possono e non devono esserci vittime di serie A e vittime di serie B".

C'è chi però non trova giusto richiamare alla memoria collettiva l'eccidio delle foibe: "Erano solo criminali" scrive un utente, commentando un articolo in ricordo delle vittime.

Tra i due fronti, quello che si è battuto con forza perché le foibe venissero citate sui libri scolastici e quello più "critico" che parla di numeri delle vittime e racconti gonfiati, l'unico dato certo e innegabile, così come sterminio degli Ebrei, è che si è di fronte a un fatto storico, come ricordano esponenti politici e personaggi illustri. 

"Purtroppo su certi argomenti non può esistere una memoria condivisa, perché ognuno ritiene che il proprio dolore sia unico e diverso. Quello che potrebbe aiutare sarebbe andare oltre l'ideologia", ha detto all'Adnkronos il cantautore e autore teatrale Simone Cristicchi, direttore artistico del Tsa (Teatro stabile d'Abruzzo) a proposito delle polemiche sulle foibe.

Cristicchi, vincitore di Sanremo 2007, è finito al centro di violentissime polemiche per via del suo spettacolo teatrale "Magazzino 18", si discusse addirittura se ritirare la tessera onoraria che l'Anpi gli aveva donato, che prendeva il nome dell'area del porto vecchio di Trieste dove gli italiani lasciavano tutte le loro cose dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale. Lo spettacolo ebbe un successo al di là di ogni aspettativa, 200 repliche, oltre 100mila spettatori, ed era incentrato in un viaggio della memoria del dramma degli esuli istriani, le foibe, le sofferenze e i drammi dei nostri connazionali in fuga.

E proprio da qui Cristicchi vuol partire, riprendendo il filo dal suo nuovo spettacolo: "Andare oltre le divisioni ideologiche è il tentativo che faccio in 'Esodo', lo spettacolo che porto in giro ormai da cinque anni, dove cerco di capire cosa sia lo sradicamento, il perdere tutto, che è quello che hanno vissuto gli esuli istriani. Ed è lo stesso perdere tutto che racconta Primo Levi a proposito del campo di concentramento", ha sottolineato Cristicchi. 

"Io cerco appunto di andare oltre le ideologie, non punto il dito né contro dittatura comunista né contro Mussolini ma contro il silenzio", ha aggiunto.

"Le giovani generazioni devono conoscere la storia di questi sradicamenti e del silenzio che li rese possibili. A me interessa la memoria, non di rinfocolare le polemiche", conclude il cantautore, che nel Giorno del Ricordo è in scena con 'Esodo' a Rimini.

Il "negazionismo", da qualunque parte politica o di pensiero arrivi, è sempre considerato antistorico e l'utilizzo ideologizzato di uno scetticismo portato all'estremo si traduce in uno scontro che spacca l'Italia in due.

E se il leader della Lega, Matteo Salvini, sottolinea che "Il nemico da combattere è ancora l'indifferenza, la violenza e l'ignoranza", il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi a Teramo in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, rimarca il senso di questa giornata, parlando di "sciagura nazionale" e dice "no al negazionismo". 

Mattarella, poi, ricorda le "terribili sofferenze" patite degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

"Il 'Giorno del Ricordo', istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004 - sottolinea - contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi. Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo".

"Quest’ultima - continua Mattarella - scatenò, in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole. La persecuzione, gli eccidi efferati di massa - culminati, ma non esauriti, nella cupa tragedia delle Foibe - l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia fanno parte a pieno titolo della storia del nostro Paese e dell’Europa".

Per Mattarella "esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l'odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza".

"Alle vittime di quella persecuzione, ai profughi, ai loro discendenti, rivolgo un pensiero commosso e partecipe. La loro angoscia e le loro sofferenze non dovranno essere mai dimenticate. Esse restano un monito perenne contro le ideologie e i regimi totalitari che, in nome della superiorità dello Stato, del partito o di un presunto e malinteso ideale, opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della persona. E ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli Stati e l’amicizia tra i popoli".

"In quelle stesse zone che furono, nella prima metà del Novecento, teatro di guerre e di fosche tragedie, oggi - conclude Mattarella - condividiamo, con i nostri vicini di Slovenia e Croazia, pace, amicizia e collaborazione, con il futuro in comune in Europa e nella comunità internazionale".



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