FONDI EUROPEI: LO STUDIO CHE LI BOCCIA,
''ALTRO CHE SOLIDARIETA', IMPOVERISCONO!''

Pubblicazione: 24 aprile 2017 alle ore 07:15

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L'AQUILA - “Sui finanziamenti comunitari, che sono un insieme di assurdità, c'è troppa disinformazione”.

Il suo libro Finanziamenti comunitari condizionalità senza frontiere. La finta solidarietà dell'Unione Europea (Imprimatur editore, prefazione di Alberto Bagnai) è uscito nel febbraio del 2016, la musica sull'argomento continua a non cambiare, ma Romina Raponi, avvocato amministrativista, non smette di dire e di scrivere “ciò che realmente si cela dietro lo strumento dei fondi europei”.

“Il libro è una disamina molto approfondita, ed è anche l'unico studio in termini critici sul tema - afferma Raponi ad AbruzzoWeb - Un tema che va spiegato per ciò che è in realtà, non per ciò che non può essere”.

“Parliamo di un sistema di base di partecipazione al bilancio europeo che non è adeguato, non funziona, è un tipo di contribuzione che non prevede che lo Stato in difficoltà contribuisca in misura minore al bilancio europeo - spiega l'esperta - E l'Italia, nonostante sia tra i maggiori contributori netti e versi somme che vengono restituite solo in parte, è sempre sotto la lente di ingrandimento insieme a Grecia, Spagna, Portogallo”.

Generalmente, secondo Raponi, "i finanziamenti comunitari dovrebbero avere una ottica redistributiva, di supporto, invece finiscono per aggravare la situazione del Paese. Questa è la prima, grande distorsione”.

“La seconda riguarda invece la restituzione di parte di ciò che versiamo, che avviene non sulla base del singolo Paese, dunque della sue strutture di tipo economico, o territoriale, ma di obiettivi posti in modo unitario - continua nell'analisi l'avvocato -  Per utilizzare questi fondi, in sintesi, i Paesi sono costretti a mettere in campo dei progetti che non corrispondono a ciò di cui hanno bisogno solo ed esclusivamente per non perdere i finanziamenti comunitari”.

E qui, su questo preciso particolare, per Raponi la vulgata massmediatica e politica sull'Italia sprecona e incapace di utilizzare al meglio i fondi europei altrimenti ritirati, “Gli sperperi, gli sprechi, in generale rispondono alle linee, non adatte all'Italia, fissate dall'Unione Europea”.

Poi, c'è il capitolo del cofinanziamento, "con cui si stabilisce che per ottenere 100 dall'Unione Europea, e parliamo di una parte di fondi già versati, devo avere 100 sul mio bilancio”. Ma la situazione, secondo lo studio di Raponi, è ben peggiore.

“I finanziamenti comunitati corrispondono a circa un punto di pil, ma siamo sottoposti ex ante ed ex post a tutta una serie di condizioni. In parole povere, puoi ottenere i finanziamenti comunitari soltanto se recepisci le famose condizionalità - rimarca ancora - Lo Stato italiano deve, insomma, adeguarsi su pensioni, istruzione, mondo del lavoro, tutto ovviamente al ribasso. Si chiama ricatto: per ottenere i finanziamenti, che con i capitoli di cui sopra non hanno nulla a che vedere, finanziamenti che sono già tuoi, devi impoverirti. Per finanziare il benessere di altri Paesi”.

“Purtroppo, su questa tematica il primo muro è l'ignoranza del pensiero unico sull'Italia sprecona, ladra, corrotta - conclude con rammarico misto a rabbia dell'avvocato Raponi - pensiero unico che si basa su percezioni, non su dati reali, e che è costruito e portato avanti dai grandi media nelle mani di chi ha certi forti interessi”.



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