FONDI RICOSTRUZIONE E CAS NON DOVUTI, SEQUESTRATI 720MILA EURO ALL'AQUILA Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

TRA GLI INDAGATI ANCHE L'EX PRESIDENTE DELL'AQUILA RUGBY DE MASI, I NOMI

FONDI RICOSTRUZIONE E CAS NON DOVUTI,
SEQUESTRATI 720MILA EURO ALL'AQUILA

Pubblicazione: 22 luglio 2016 alle ore 10:15

foto d'archivio
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L'AQUILA - C'è anche l'ex presidente dell'Aquila rugby, l'architetto Vincenzo De Masi, e la moglie, il medico Loredana Barberio, tra i quattro aquilani finiti nei guai per indebita percezione di erogazioni pubbliche richieste nell'ambito della ricostruzione post-terremoto. Gli altri due sono Giovanni Gianvincenzo ed Ermanno Chiavaroli.

Sotto inchiesta dalla Procura della Repubblica tre distinte pratiche con i tre beneficiari che hanno subito un sequestro preventivo per una somma complessiva di 720.908,79 euro, fondi elargiti secondo l'accusa, sulla base di certificazioni false.

"Devo acquisire la documentazione, credo ci sia una valutazione approfondita su due distinti concetti: residenza anagrafica e dimora abituale, sono interessanti in riferimento al rapporto di convivenza", si è limitato ad affermare ad AbruzzoWeb l’avvocato Fabio Alessandroni, che difende De Masi e Barberio.

A quest'ultima sono stati sequestrati circa 210mila euro, il marito è coinvolto in quanto progettista responsabile della riparazione post-sisma.

Di "equivoco" parla l'avvocato Massimiliano Di Scipio, che difende Gianvincenzo, "un militare che ha sempre viaggiato ma con la residenza sempre all'Aquila" che ha acquistato un'abitazione equivalente a Milano: gli è stata sequestrata la somma di circa 210mila euro comprensiva dell'immobile e deve rispondere anche di indebita percezione del Cas, il contributo di autonoma sistemazione erogato fino al 31 marzo 2015 a chi, avendo perso la casa, non avesse optato per una soluzione abitativa come il progetto C.a.s.e. o i moduli provvisori (Map).

"Stiamo ragionando su una istanza di dissequestro anche perché il compendio posto sotto sequestro ha un valore parecchio eccedente il valore del contributo percepito", dice l'avvocato Stefano Santoro, difensore di Chiavaroli, al quale sono stati sequestrati immobili e conti correnti per un ammontare di circa 310mila euro.

L'INCHIESTA

A oltre sette anni dal terremoto quattro persone sono finite nei guai per indebita percezione di erogazioni pubbliche richieste nell'ambito della ricostruzione aquilana: sotto inchiesta dalla Procura della Repubblica tre distinte pratiche con i tre beneficiari che hanno subito un sequestro preventivo per una somma complessiva di 720.908,79 euro, fondi elargiti secondo l'accusa, sulla base di certificazioni false.

Si tratta di un filone che secondo quanto si è appreso avrebbe altri sviluppi.

Le indagini, coordinate dai pm Simonetta Ciccarelli e Fabio Picuti, avrebbero fatto emergere ipotesi di reato contestate ai beneficiari dell'indennizzo nonché, in alcuni casi, anche ai tecnici che hanno redatto i progetti a corredo delle domande, ritenuti consapevoli delle false attestazioni.

Le indagini sono state condotte da un gruppo di lavoro composto da ufficiali di polizia giudiziaria della Procura appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, alla Polizia Municipale e al Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza.

Investigatori ed inquirenti considerano questa inchiesta un "progetto pilota" in quanto - come spiegano dalla Procura - "si è dato valore ad alcuni dati che incrociati tra loro (desunti attraverso l'interrogazione delle banche dati create dai vari uffici che operano sul territorio, in particolare quelle create presso gli uffici specializzati, il Comune dell'Aquila e gli uffici dei Vigili del fuoco) hanno permesso un monitoraggio sicuro del denaro erogato".

A tale proposito, sarebbero emerse contraddittorietà nelle dichiarazioni rese dai cittadini in occasione delle richieste di indennizzo avanzate a vario titolo nei confronti del Comune (beni mobili danneggiati, contributo autonoma sistemazione, riparazione di immobile, richiesta recupero beni), "che già ad una prima lettura apparivano sintomatiche di falsità e conseguente inesistenza del diritto a beneficiare dell'emolumento richiesto".

Si tratta dei primi esiti di un'attività di indagine avviata lo scorso anno su input dell'ex procuratore capo, Fausto Cardella, da alcuni mesi procuratore generale a Perugia, che in un più ampio progetto investigativo ha voluto coinvolgere le sezioni di polizia giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Municipale, coadiuvate per esperienza e tecnica investigativa sul tracciamento del danaro sia dal nucleo di Polizia tributaria che dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza.

A disporre i sequestri sono stati i gip presso il Tribunale di L'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella e Guendalina Buccella su istanza dei pm Ciccarelli e Picuti.

NESSUNO DIMORAVA NELLA CASA DANNEGGIATA, UN SEQUESTRO ANCHE A MILANO

Sono quattro, tutte dell'Aquila, le persone indagate per indebita percezione di erogazioni pubbliche richieste nell'ambito della ricostruzione post-terremoto, nell'inchiesta della procura che ha portato al sequestro preventivo di 720.908,79 euro, fondi che secondo l'accusa sono stati elargiti sulla base di certificazioni false.

Per la prima volta a finire nel mirino degli investigatori c'è anche l'acquisto di un'abitazione equivalente a Milano. La persona denunciata, alla quale è stata sequestrata la somma di circa 210mila euro comprensiva dell'immobile, deve rispondere anche di indebita percezione del Cas, il contributo di autonoma sistemazione erogato fino al 31 marzo 2015 a chi, avendo perso la casa, non avesse optato per una soluzione abitativa come il progetto C.a.s.e. o i moduli provvisori (Map).

Le altre contestazioni riguardano due distinte pratiche di riparazione di altrettanti immobili, per una delle quali è coinvolto anche il tecnico progettista e al cui beneficiario sono stati sequestrati circa 210mila euro. All'altro indagato è stato disposto il sequestro di quasi 310mila euro.

L'elemento comune tra i beneficari degli indennizzi, è che tutti e tre alla data del 6 aprile 2009 non avevano una stabile dimora nella casa danneggiata e per la quale hanno chiesto l'indennizzo, ma abitavano altrove.



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