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FOTOGRAFIA: A PALAZZO FIBBIONI L'AQUILA DEL '900
NEGLI SCATTI INEDITI DI AMALIA SPERANDIO

Pubblicazione: 03 novembre 2016 alle ore 08:15

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 L’AQUILA - Ci sono voluti più di 100 anni, ma oggi Amalia Sperandio, fotografa aquilana vissuta tra ‘800 e ‘900, ha ottenuto il riconoscimento del suo grande talento: le stanze del municipio dell'Aquila di palazzo Fibbioni, infatti, ospitano dal 27 ottobre scorso e fino al 9 novembre prossimo quella che può essere a ragione definita la sua mostra di ‘esordio’.

Un secondo passaggio del progetto "Memoria e diletto", dopo la realizzazione del calendario 2016, che precede la pubblicazione di un volume con oltre 200 foto a cura della casa editrice aquilana One Group: una raccolta di immagini dell’Aquila e dintorni catturate ai primi del ‘900 dall’occhio sensibile e attento ai dettagli della Sperandio, con la sua capacità di leggere il territorio non solo nei suoi aspetti paesaggistici, ma soprattutto di coglierne l’essenza nella vita quotidiana.

“Nella nostra storia entra a pieno diritto questo personaggio, non apprezzato nel suo tempo, non capito, forse volutamente ignorato - commenta Francesca Pompa della One Group Edizioni, curatrice della mostra e del progetto - Questo è il segno di come il talento, quando c’è, prima o poi venga fuori. Il talento si impone da sé”.

“È stata una grande solitaria, la Sperandio, nella sua arte e in questo mondo. Una donna piena di ricchezza interiore che probabilmente non ha incontrato anime simili. Al giorno d’oggi sembra che il talento sia un optional mentre sta nella bravura, nella cura dei particolari, nel voler fare bene le cose che si fanno - continua - Amalia Sperandio non è solo una donna che è andata contro il suo tempo, facendo la fotografa e l’imprenditrice di se stessa in una società di stampo maschile. Lei ha avuto il coraggio di seguire quella che era la propria passione. Ha creduto in quello che ha fatto. Lo ha portato avanti, con dedizione e impegno”.

La mostra è stata inaugurata con un evento cui hanno preso parte oltre alla curatrice Cesare Ianni del gruppo di azione civica Jemo ‘Nnanzi e Liliana Biondi, docente dell’Universita degli Studi dell’Aquila mentre il dibattito è stato moderato da Angelo De Nicola, giornalista e scrittore.

I visitatori hanno la sensazione di entrare, con un salto indietro nel tempo, nella città che gli occhi scrutatori della fotografa aquilana osservavano ogni giorno: la grande foto di piazza Duomo posta al centro della stanza è un ideale prolungarsi dello sguardo, un effetto ottico che allunga l’ambiente e porta fino al Caffè Ideal, la cui insegna spicca in quel capopiazza dei primi del ‘900, tra gli alberi e i banchetti di legno dei venditori.

Come pure una Basilica di Collemaggio in una insolita veste barocca, immortalata prima dei restauri voluti dal soprintendente Moretti che l’hanno privata di stucchi, decorazioni e soffitti di legno intarsiato, riportandola alla nudità originaria.

Eppure le foto più emozionanti sono quelle in cui appare stretto il legame tra abitanti e territorio, la città vissuta dalla gente che ne faceva ‘casa’ propria: ecco i panni delle lavandaie stesi sulle gradinate davanti la basilica di San Bernardino, ecco i volti segnati dal sole dei campi delle contadine di età incalcolabile.

Ecco la risata, che sembra di poter ascoltare, di una nobildonna della famiglia Dragonetti, di cui Donna Amalia era la dama di compagnia oltre che fotografa ufficiale, nei giardini davanti il palazzetto di caccia Dragonetti De Torres nella frazione di Paganica (L’Aquila).

“Particolari di una città che raccontano pezzi di storia perduta. Regalano un prezioso tesoro agli aquilani di oggi - è il commento della professoressa Biondi - scrutando i dettagli, di cui le foto della Sperandio sono piene e ricche, si può scoprire molto della vita aquilana dei primi del secolo scorso”.

“È un occhio bene educato, il suo, l’occhio di una persona colta, sensibile - continua - Nel fascino della foto in bianco e nero c’è anche il fascino di una città sconosciuta, una città nobile, ricca e benestante. L’eleganza mostrata negli interni della villa Cappelli, per fare un esempio. L’emozione è che sia stata una donna ad aver fatto queste foto, che ora sono preziosi tasselli per ricostruire l’identità cittadina e il senso di appartenenza degli aquilani all’Aquila”.

Tutte le foto sono frutto delle ricerche di collezionisti di cose aquilane che hanno scovato cartoline e stampe e le hanno gelosamente conservate fino all’idea di condividere con tutti questo tesoro di immagini e storie.

“Un importante contributo è venuto anche dalla famiglia Dragonetti, con cui siamo riusciti a entrare in contatto e che ha permesso di recuperare altre foto e negativi su lastra di vetro - racconta Cesare Ianni - Nello stesso gruppo Jemo ‘Nnanzi ci sono diversi collezionisti di cose aquilane e le cartoline di Amalia Sperandio avevano da sempre colpito per la loro forza eccezionale”.

“Questa donna, fotografa, imprenditrice di se stessa poiché stampava da sé le sue foto, con impresso il suo nome e le commercializzava, è stata assolutamente un’antesignana dell’emancipazione femminile e della comunicazione. Un fenomeno di caratura nazionale cui oggi si restituisce il giusto valore”.

“Un patrimonio di enorme valore che viene restituito alla città”, conclude Ianni. 



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