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FUMETTI: 'TOPOLINO' AMICO DELL'ABRUZZO
DE POLI,''INDIMENTICABILE SPECIALE SISMA''

Pubblicazione: 01 gennaio 2015 alle ore 10:18

Valentina De Poli
di

L’AQUILA - Un legame particolare e recente, quello tra l’Abruzzo e Topolino, il settimanale a fumetti più noto d’Italia, che prosegue la tradizione dei personaggi e delle storie di Walt Disney.

Se nel 2009 aveva dato almeno un barlume di forza e di speranza la copertina con il supereroe Paperinik che inneggiava “Forza L’Aquila” pochi mesi dopo il terremoto del 6 aprile, quest’anno una storia tutta ambientata in regione, niente meno che nel Parco nazionale, ha nobilitato il numero che celebrava gli ottant’anni della nascita di una delle icone disneyane, Paperino.

Uno spunto dovuto alla guest star della storia, Paola Cortellesi, ma che è stato approvato, come del resto tutto quanto compaia tra quelle pagine, dal direttore del settimanale, Valentina De Poli.

Milanese, 46 anni, una carriera nella redazione del Topo dalla rubrica della posta alla poltrona più importante e delicata, ricorda intensamente quella giornata passata tra le tendopoli in compagnia dei bambini a raccogliere esperienze ed emozioni e a varare un servizio speciale per quel numero.

Un’eccezione alle dinamiche di una redazione che programma il numero oggi in edicola con congruo anticipo, come racconta la De Poli nell’intervista ad AbruzzoWeb.

Nel numero degli 80 anni Paperino è sbarcato in Abruzzo e nel Parco nazionale, come mai una storia così di nicchia in un numero così importante? Conosce questi posti come l’ideatrice Paola Cortellesi?

L’idea di ambientare la storia in Abruzzo è tutta di Paola. In redazione è andata così: dopo aver programmato l’avventura a bivi celebrativa in cui Paperino interagisce con tutta la famiglia dei paperi, stavamo cercando un personaggio femminile del mondo dello spettacolo a cui chiedere un contributo umoristico e “green” per il numero speciale da accostare a quello “filosofico” del professor Giorello, ideatore della storia di apertura del numero. Ci siamo trovati tutti d’accordo di fronte al nome della Cortellesi, un’attrice e autrice eclettica e straordinaria, che nella sua veste comica ci sembrava perfetta, una sorta di Paperino femmina (che non vuol dire Paperina!). Lei ha accettato e, in onore dei nostri lettori più giovani, ha scelto di ambientare la storia in un luogo della sua infanzia a lei particolarmente caro. Io, invece, la meravigliosa terra d’Abruzzo ho imparato a conoscerla da adulta, soprattutto la costa e le colline.

La copertina di Paperinik che esortava “Forza L’Aquila” dopo il terremoto del 6 aprile 2009 ha colpito l’immaginario di molti. Che cosa ricorda di quel reportage con gli studenti del capoluogo abruzzese?

Quel servizio, trasformatosi poi in un intero numero dedicato proprio per la ricchezza dell’esperienza vissuta, lo porterò per sempre nel cuore, per tantissimi motivi. A cominciare dall’emozione provata all’improvviso quando davanti agli occhi ti compare il Gran Sasso (per me era la prima volta). Di fronte a tale imponenza e solidità non potevo credere che, attraversato il tunnel, avremmo trovato la tragedia. E, invece, la tragedia era lì, palpabile e reale. E ricordo bene l’allegria e la voglia di normalità respirate durante lo svolgimento dei laboratori di Topolino realizzati al mattino a scuola in contrasto con la commozione profonda provata nel pomeriggio durante la visita nella zona rossa insieme con i ragazzi e le insegnanti. Il silenzio sconvolgente nel centro città distrutto. Eppure, nonostante il dolore, il lutto e la disperazione di persone rimaste senza casa, ebbene, sono riusciti a farci sentire a casa.

Topolino va considerato un’istituzione culturale del Paese. I giovani lettori, e magari non solo loro, dovrebbero trovarci un pezzo della loro formazione, valori. Quanta responsabilità ci si sente sotto questo punto di vista?

Più che di responsabilità nella formazione dei giovani lettori, che preferisco delegare alle istituzioni preposte, preferisco parlare di Topolino come a un punto di riferimento per un intrattenimento divertente, affidabile e soprattutto di qualità per tutta la famiglia. Con la redazione cerchiamo di dare il massimo in tal senso, cercando di proporre argomenti stimolanti, di non essere banali o giocare al ribasso e di dimostrare ogni settimana che siamo degni di poter “collaborare” con entità del calibro dei personaggi di Walt Disney.

Viviamo nell’epoca della liberalizzazione dei costumi eppure molte storie di oggi sono più buoniste e politically correct di quelle degli anni Settanta o Ottanta. Non le sembra un paradosso?

Il rispetto è un valore sacrosanto, il politically correct esasperato dei nostri tempi è altra cosa, a volte lo considero quasi una iattura per chi fa un lavoro come il nostro in cui è vitale prendere ispirazione dalla realtà per reinterpretarla in chiave umoristica, o parodica, attraverso il fumetto. Ogni settimana mi soffermo almeno su una o due vignette di una storia per chiedermi se, forse, magari, chissà, aiuto!, si potrebbe offendere qualcuno per una battuta di Zio Paperone o Pippo, immaginandomi pagine di polemiche in rete. Purtroppo sono stata costretta a diventare paranoica e questo mi spiace, per me personalmente, ma anche perché una società dove anche un fumetto come il nostro può scatenare rivendicazioni mi mette un po’ di mestizia.

Esisterà mai un’evoluzione di paperi e topi che affronti l’adolescenza e qualche piccolo tabù accuratamente evitato dai canoni classici? In linea teorica che caratteristiche dovrebbe avere un progetto simile?

Mi ricollego alla domanda di prima, alla “liberalizzazione” dei costumi e in generale ad alcune tematiche che, per la natura dei personaggi Disney, non possono essere affrontate anche perché i personaggi stessi verrebbero snaturati. Sesso, violenza, malattie, droghe, solo per fare alcuni esempi, non sono temi direttamente trattabili attraverso il nostro fumetto. Ma, comunque, possiamo avere il nostro ruolo “educational” come è successo, per esempio, nelle storie dedicate al tema del bullismo, per parlare di una tematica adolescenziale.

Ha cominciato la carriera all’interno della stessa redazione percorrendo la trafila fino all’incarico più importante, che vantaggio comporta a livello di organizzazione e gestione della squadra?

Più che un vantaggio direi che proprio questa è stata la chiave del mio “successo” (passatemi questo parolone francamente un po’ esagerato, ma mi piaceva la frase). Conoscere ogni dettaglio della vita di una redazione che, pur essendo composta da personalità e professionalità disparate, deve imparare a respirare come un’unica entità, è stato fondamentale soprattutto nella costruzione del processo organizzativo che, avendo a che fare con un periodico settimanale, deve essere a prova di bomba, non ti lascia scampo...

Quando nasce il numero oggi in edicola? Come viene progettato?

Il piano editoriale a lunga scadenza viene stabilito su base semestrale, più o meno. Su questo “calendario”, insieme ai temi comandati come il Natale o il gadget estivo, pilotano le storie di apertura che vengono piazzate nella loro casellina con largo anticipo rispetto a tutto. Poi circa 2 mesi prima dall’uscita il numero completo comincia prendere forma. Tenete presente che bisogna conciliare due anime di un periodico, la parte a fumetti e quelle giornalistica, che hanno tempi di lavorazione completamente diversi. A un mese dall’uscita del giornale il lavoro in redazione è uguale a quello di qualsiasi altro magazine: impaginazione, chiusura, correzione di bozze, cromalin...



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