FURTO DI MEDAGLIA PAPALE A L'AQUILA, IMPUTAZIONE COATTA PER DON PINTON

Pubblicazione: 07 febbraio 2018 alle ore 13:46

Don Daniele Pinton

L’AQUILA - Colpo di scena nel procedimento penale a carico di don Daniele Pinton, rettore della chiesa delle Anime Sante dell’Aquila, accusato di furto di una reliquia.

Il gip del tribunale del capoluogo, Guendalina Buccella, pur a fronte di due richieste di archiviazione inoltrate dalla procura, ha ordinato l’imputazione coatta.

La Buccella ora esce di scena, in quanto sarà un altro giudice a decidere sul rinvio a giudizio attraverso un’udienza preliminare.

Come riporta il quotidiano Il Centro, secondo il magistrato ci sono intercettazioni dalle quali, inequivocabilmente, si comprenderebbe l’intenzione del prete di tenere per sé la reliquia.

L’avvocato del religioso, Dario Visconti, al contrario ritiene che, a prescindere dall’innocenza del suo assistito, quelle intercettazioni non siano utilizzabili, in quanto fanno parte di un procedimento riguardante un’altra indagine, dalla quale il sacerdote fu scagionato anni fa.

Il furto, in particolare, riguarda una medaglia di proprietà della diocesi, che si presume donata da Papa Paolo VI circa mezzo secolo fa.

Pinton, come ritiene il suo avvocato, anche sulla scorta della perizia di un esperto di diritto canonico, all’epoca dei fatti era vicario episcopale per il culto e la santificazione e, tra le facoltà a lui affidate, vi erano la disciplina dei sacramenti, la liturgia, il culto delle reliquie e la determinazione piena di tutto ciò a esse correlato.

L’oggetto, del resto, come precisa la difesa, non è una reliquia, per cui non può essere soggetto all’adorazione del fedeli e, inoltre, ha un valore commerciale scarso.

C’è rammarico della difesa per il fatto che non sia stata considerata la deposizione dell’arcivescovo metropolita emerito, monsignor Giuseppe Molinari.

“Non ha fornito riscontri alla fantasiosa ricostruzione del Pinton - dice il giudice - in ragione del tempo trascorso oltre che dell’avanzata età del presule (80 anni)”.

Come riporta il quotidiano Il Messaggero, l’imputazione coatta è stata decretata anche perché le dichiarazioni rese dall’indagato sono “in palese contrasto con il tenore delle conversazioni captate”.

Nonostante le due richieste di archiviazione del pm, il Gip ha deciso ieri di mandare sotto processo (con decreto di citazione a giudizio per il reato di furto aggravato) il sacerdote.

“Il reato non sussiste né in punto di fatto, né in punto di diritto. Le cose sono state chiarite dal vescovo Molinari - dichiara - La medaglia non è oggetto di culto, non è una reliquia. Pinton rivestiva all’epoca dei fatto il ruolo di Vicario Episcopale. È come dire che avrebbe rubato in casa propria”.

Nella vicenda parte offesa risulta don Mauro Medina, assistito dall’avvocato Amedeo Ciuffetelli, che ha coordinato le operazioni di apertura della teca del Santo, quando si sarebbe verificato il furto.



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