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LILIANA SEGRE E GLI ALTRI DODICI TESTIMONI ANCORA IN VITA PER FERMARE LE POLITICHE DELL'ODIO

GIORNATA MEMORIA, AUSCHWITZ 75 ANNI DOPO: ''COME E' POTUTO ACCADERE? INDIFFERENZA''

Pubblicazione: 27 gennaio 2020 alle ore 10:10

L'AQUILA - 27 gennaio 1945, 75 anni fa, la liberazione del lager nazista di Auschwitz, il giorno di non ritorno sugli orrori dell'Olocausto, la data dopo la quale il mondo di allora ha saputo. 

È la Giornata della memoria per non dimenticare la Shoah. Come è potuto accadere tutto questo?

Liliana Segre, oggi senatrice a vita, all'epoca adolescente riuscita a sopravvivere insieme ad appena altri 24 bambini italiani, da 30 anni testimone vivente e araldo della memoria come ama definirsi, risponde sempre con una sola parola sempre la stessa: "indifferenza. Tutto comincia da quella parola. 

Gli orrori di ieri di oggi e di domani - si legge sull'Ansa - fioriscono all'ombra di quella parola. 

Per questo - ha scritto nella Memoria rende liberi (Rizzoli) - ho voluto che fosse scritta nell'atrio del Memoriale della Shoah di Milano, quel binario 21 della stazione centrale da cui partitorono tanti treni diretti ai campi di sterminio incluso il mio. La chiave per comprendere le ragioni del male e inclusa in quelle cinque sillabe perchè quanto credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi allora non c'è limite all'orrore". 

Non a caso è la stessa parola che la Segre ha scritto per la definizione d'autore del Vocabolario Zingarelli 2020: "Indifferenza" citando Gramsci e don Milani. 

Ecco come: "È abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Le parole di un grande intellettuale e uomo politico, Antonio Gramsci, rendono bene il senso di una malattia morale che può essere anche una malattia mortale. L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L’alternativa, diceva Don Milani, è I CARE, “me ne importa, mi sta a cuore”.

È il “contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’”.

Secondo la Unione delle Comunità ebraiche italiane e dello scrittore e storico Marcello Pezzetti, tra i massimi conoscitori della Shoah, i testimoni viventi dell'orrore, ora che l'8 dicembre 2019 è morto anche Pietro Terracina sono appena 13: oltre Liliana Segre, Sami Modiano, la scrittrice Edith Bruck tra i più noti. Quelle vite interrotte faticosamente e forse mai definitivamente riprese sono quanto di più prezioso ci sia per non dimenticare. 

Ma dopo di loro? 

È proprio questo il passaggio di testimone che più sta a cuore alla Segre e agli infaticabili araldi della memoria. La senatrice a vita, 90 anni il 10 settembre, non è mai più voluta tornare ad Auschwitz: "ne sono uscita sana di mente e non voglio sfidare la sorte varcando ancora quel cancello. Ognuno ha i suoi limiti", ammette nel libro riuscito recentemente. Ma vari altri si, insieme agli studenti che in questi anni grazie al progetto Auschwitz hanno fatto e fanno memoria: Promemoria Auschwitz con i treni che ogni anno partono - uno proprio il 27 gennaio - diretti a Cracovia e alla visita del lager, esperienze indimenticabili per sviluppare un uso consapevole e appassionato della storia e delle memorie,  ma anche - nell'intenzione dell'associazione Deina che da anni li promuove, per interpretare il presente, scolpire lo spirito critico e immaginare il futuro.



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