GIULIO VOTTA RACCONTA L'AQUILA CON UN MURALES SARDO
''IL TEATRO SCIOGLIE LE CATENE E LIBERA L'ANIMA''

Pubblicazione: 21 luglio 2017 alle ore 07:00

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L’AQUILA - Un murales degli anni Settanta per raccontare la storia del terremoto e della sua città ha portato a metà luglio in Sardegna il poliedrico attore teatrale aquilano Giulio Votta, apassionatissimo di musica e arte in generale, tanto da averne fatto la sua attività principale, con l'apertura all'Aquila della Casa del Teatro in via Ficara.

Si tratta di una serie di murales, realizzati in circa 40 anni, nell’antico borgo di San Sperate (Cagliari) da Pino Sciola, uno scultore sardo, scomparso nel 2016, famoso in tutto il mondo non solo per queste opere ma per le sue sculture sonore.

"Sciola nel suo paese natio aveva realizzato questi murales colorati - racconta Votta ad AbruzzoWeb - che hanno dato una grossa impronta culturale ad un paese quasi sconosciuto. Oggi richiamano molti turisti e a un nutrito gruppo di artisti, me compreso, è stato chiesto di studiarne due per uno e lasciarsi ispirare per dare vita a delle storie da portare in scena".

Quale occasione migliore quindi per poter parlare anche dell’Aquila, del terremoto e di quanto accaduto nel 2009? "Mi sono trovato davanti una raffigurazione dell’angelo della morte - dice - che incombeva su una città. E da lì le parole sono venute da sole".

"Ho raccontato dell’Aquila a chi non c’era mai stato e forse mai ci verrà, a chi è stato più fortunato di noi. Si parla tanto di isolazionismo degli isolani, intanto qui, è dal 1890 che non si sente parlare di catastrofi come quella che si è abbattuta su noi aquilani nel 2009!".

Partendo da alcuni dati è uscito fuori il testo breve 'I numeri', in cui ogni numero rappresenta il terremoto dell'Aquila, partendo da quel triste 3,32.

Un altro murales è stata invece l'occasione per parlare di un personaggio a lui molto caro: Vladímir Vladímirovič Majakóvskij ,"è stato un poeta forse sconosciuto ai più, io trovo che sia iniziatico e profondo, Una personalità molto turbolenta, difatti è morto suicida".

Partendo dalla biografia del poeta, Votta si è concentrato sulla sua vita, segnata da grossi turbamenti interiore, tanto dall'aver tentato il suicidio più voòlte.

"Dai suoi scritti esce un personaggio molto profondo. L'amore, in tutte le sue forme, nella vita del poeta è stato molto importante. Uno dei tentativi di suicidio fu fermato proprio dalla mano di una donna che amava. Ho cercato alla fine di portare in scena gli ultimi 10 minuti della sua vita, con tutti i suoi tormenti, che lo hanno portato al gewto estremo".

Majakóvskij è stato un poeta, scrittore, drammaturgo, regista teatrale, attore, artista e giornalista sovietico, cantore della rivoluzione d'ottobre e interprete del nuovo corso post rivoluzionario della cultura russa.

"La cosa che mi ha colpito profondamente - prosegue Votta parlando dei murales - è che sono stati realizzati quasi tutti a cavallo degli anni ’70, e nonostante siano passati tutti questi anni, in quei disegni riesci a trovare un tema attuale, di cui parlare e portare in scena una pieces teatrale".

Un’altra tappa in Sardegna Votta la farà il 29 luglio con uno spettacolo di strada sempre a San Sperate per il Festival Cum Cambias. "Insieme a una compagnia sarda la Antas Teatro a e a una siciliana Teatro Atlante porterò in scena il Circo di Pongo, uno spettacolo divertente adatto ad un pubblico da 0 a 99 anni!".

Il circo, non una scelta casuale, ma che fa parte della storia di Giulio, che ha lasciato L’Aquila molto giovane per girare l’Italia e l’Europa seguendo la sete di arte e la voglia di imparare.

"Ho lavorato, o meglio ho fatto la vera gavetta con il circo di Leris Combaioni, una delle famiglie circensi più famose del Centro Italia. I Combaioni, sono una storica famiglia di clown di tradizione, notissimi in tutto il mondo come interpreti di spettacoli comici e come maestri del movimento".

I Combaioni hanno lavorato con personaggi italiani quali Federico Fellini, Dario Fo e riformatori del teatro come Jerzy Grotowski o Eugenio Barba

"La mia formazione invece viene dall’estero, ho studiato teatro per tre anni in Danimarca, soggiornandovi per brevi periodi con la compagnia di Barba. È stata una dura gavetta, dove spesso in cambio del mio lavoro ricevevo semplicemente vitto e alloggio, ma oggi, dopo tanti sacrifici, continuo a pensare che la formazione e la gavetta siano due passaggi fondamentali per la costruzione di un valido professionista".

E dopo la Danimarca, un incontro con il Teatro Proskenion fondamentale per la sua formazione. "È una compagnia che fa teatro di improvvisazione e di ricerca, ha sede a Reggio Calabria e io ho avuto questa opportunità grazie a una collaborazione con l'Università dellì'Aquila, con la cattedra di studi teatrali diretta da Ferdinando Taviani e Mirella Schino".

Tornato all’Aquila Giulio, nei primi anni 2000, ha messo su la Casa del Teatro con Cecilia Cruciani, che oggi è un vero punto di riferimento con tante attività, soprattutto per i più piccoli.

"Dopo il terremoto abbiamo trovato lo spazio adatto in via Ficara, e oggi posso dire che ce l’abbiamo fatta! Tanti gli eventi, spesso sold out, per tutti i gusti e tutte le età. Non solo teatro fine a se stesso, ma un approccio sistematico, che è passato a volte anche per attività quali la scoperta delle proprie paure, delle fragilità, sotto forma di un bellissimo gioco".

Il teatro per Giulio è un bisogno vero, primordiale, e fondamentale "Reputo sia l’unica realtà veramente libera, che può colloquiare con tantissime forme d’arte, come la musica andando a toccare le corde dell’anima".

La musica, un’altra passione che Giulio ha coltivato e pratica ancora. "Suono il sassofono, la chitarra elettrica e ho approcciato anche con altri strumenti, la musica è terapia, la musica è soprattutto magia!".

E musica e teatro, secondo Giulio in conclusione andrebbero inseriti nella vita dei propri figli fin da piccoli. "Una giusta sensibilizzazione alla cultura dell’arte, credo sia fondamentale per avere buoni risultati nel futuro".

"Mio figlio è ancora piccolo, io lo educherò in tal senso, poi sarà lui a decidere quali siano le inclinazioni giuste per la sua anima".



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