GIUSTIZIA: ROSSI, ''L'AQUILA E' CAMBIATA,
TRIBUNALE PIU' CITTADINO E POCHI GIUDICI''

Pubblicazione: 10 novembre 2016 alle ore 07:30

Stefano Rossi
di

L’AQUILA - “Il tribunale dell’Aquila è diventato più cittadino rispetto a una visione precedente che era più provinciale, anche se le dimensioni sono rimaste grossomodo quelle che erano. È cambiato il rapporto con i giudici e i pubblici ministeri, è diventato migliore, c’è un clima più metropolitano”.

Questa la percezione confessata ai microfoni di AbruzzoWeb da Stefano Rossi, noto avvocato aquilano, parlando della situazione della giustizia nel capoluogo di Regione nella prima parte di un’intervista “celebrativa” dopo il compleanno importante appena compiuto, quello dei 70 anni.

Rossi nota il cambiamento negli uffici giudiziari e al nuovo clima, rileva, corrisponde che “la giustizia di minore peso è sempre più emarginata, soprattutto in Corte d’Appello si percepisce un’emarginazione ufficiale: la ‘roba’ piccola va in prescrizione e punto. Può non essere giusto, ma è fatale”.

Sulla maxi inchiesta della procura della Repubblica sui crolli dovuti al sisma del 6 aprile 2009, che ha catalizzato gli ultimi 7 anni e mezzo e si è conclusa con 17 sentenze definitive su 19 procedimenti, Rossi evidenzia che i processi “si sono conclusi in modo l’uno diverso dall’altro, questo deve far pensare che l’ipotizzato contributo umano nei crolli, a conti fatti, si è dimostrato possibile, verosimile oppure inverosimile e non fondato, non c’è una regola”.

“Ho partecipato a questi processi sia come parte civile, nel crollo del Convitto nazionale, sia come imputato, difendendo uno dei tanti tecnici coinvolti nella vicenda, ho avuto esiti favorevoli nell’uno e l’altro caso - aggiunge - Dove il contributo umano è stato determinante si è stigmatizzato nel modo giusto, dove non c’era lo si è detto”.

Sulla maxi inchiesta “a conti fatti la valutazione è positiva, perché c’era il rischio di una condanna generale oppure, dall’altra parte, di dire solo ‘la natura è maligna’. È stata una via di mezzo, non per equità, ma perché ogni processo ha avuto una sua storia”, la chiosa.

Si parla anche del nuovo tribunale ricostruito in via XX settembre, inaugurato da una visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “ma non c’è stata emozione nel rientrare, non abbiamo avuto tempo perché ci siamo calati immediatamente dentro. Sono sorti problemi di audio, di riscaldamento, secondo me i servizi non sono ben fatti”, denuncia Rossi.

“Nell’aula A, che pure è molto significativa, si sente poco e ci si vede ancora meno. Sarà stata la fretta, penso che si metterà a posto, ma non è semplice - fa notare - Almeno non si va in giro nel fango e con gli ombrelli come a Bazzano, era diventato umiliante per chiunque”, in riferimento alla sede temporanea post-terremoto degli uffici giudiziari.

Infine il tema della scarsità di giudici che “sta diventando un problema. Il personale è carente, non solo da noi ma dappertutto, quello che da noi è preoccupante è il ruolo della magistratura che si sta impoverendo e non ci sono segnali di rinnovazione o di rimpolpamento, non so perché”.

Con gli accorpamenti dei tribunali di Avezzano e Sulmona dal 2018 potrebbe arrivare una soluzione dato che “i ruoli dovranno essere adeguati, paradossalmente potrebbe accadere che il lavoro che si moltiplica trascinerà gli addetti”.

“Quello di Avezzano è un tribunale importante, con numeri penali superiori ai nostri. Se questo determina trasferimento di personale, la procura diventerà la prima d’Abruzzo, ogni pm si trascinerà il suo ufficio di segreteria e anche i giudici - conclude l’avvocato - Non si moltiplicano le difficoltà ma ci vorranno grandi dirigenti organizzativi con molta voglia di collaborare”.



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