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GRAN SASSO INSTITUTE: ''PORTIAMO L'AQUILA
IN EUROPA, ALTRI 40 DOTTORANDI IN ARRIVO''

Pubblicazione: 04 ottobre 2016 alle ore 07:30

di

L’AQUILA - Un ente culturale capace di attirare all’Aquila, “una moderna città europea della conoscenza”, giovani cervelli da tutto il mondo da far diventare dottori di ricerca, rilasciando un titolo accademico di rilievo.

Questa la chiave di volta del Gran Sasso Science Institute secondo il neo rettore dell’istituto, Eugenio Coccia, tra i “padri” della scoperta delle onde gravitazionali e reduce dalla notte dei ricercatori che ha portato 25 mila persone nel centro del capoluogo, dove ha divulgato conoscenze scientifiche accompagnato dai Solisti aquilani in un evento molto seguito presso l’Auditorium del Parco.

Coccia, 60 anni, già direttore dei Laboratori nazionali del Gran Sasso (Lngs) dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) dal 2003 al 2009, ha guidato come direttore lo stesso Gran Sasso Institute nel triennio sperimentale dell’Istituto, attivato all’Aquila nel 2013.

La sua nomina ha concluso un percorso cominciato con l’avviso “lampo” pubblicato alla chetichella a fine luglio di soli 11 giorni per acquisire manifestazioni d’interesse alla carica, peraltro non vincolanti.

Nell’intervista con AbruzzoWeb il rettore affronta in modo dettagliato le ragioni alla nascita di quella che è stata definita “seconda Università” del capoluogo, dopo la “Statale” rifondata nel 1964.

“La nuova istituzione è in sinergia, ma è indipendente dalla Università generalista a cui si affianca, rispetto alla quale deve avere aspetti del tutto originali, agendo in completa autonomia”, rivendica il rettore, evidenziando come ci siano “quattro corsi caratterizzanti che non solo non esistevano e non esistono all’Università dell’Aquila, ma che sono originali a livello nazionale ed europeo”.

Le cifre parlano di “120 dottorandi, e altri 40 sono in arrivo a fine ottobre. A questi vanno aggiunti circa 30 post docs, ovvero giovani ricercatori”. Coccia rileva pure che “il 50% dei nostri studenti è composto da stranieri. Questo ci rende l’istituzione universitaria più internazionalizzata d’Italia”.

Peculiarità che, sottolinea il prof, nel complesso giustificano il fatto che “il Gssi costa 3 milioni di euro all’anno allo Stato”, importo di rilievo che ha causato qualche invidia e qualche polemiche nell’altro Ateneo.

Sempre in termini di fondi, il compenso del rettore che “immagino che sarà in linea con quello dei responsabili delle altre scuole superiori italiane”, conclude Coccia.

Per avere un’idea, il rettore del Sant’Anna, Pierdomenico Perata, ha una retribuzione annua lorda di 84.702 euro e un’indennità di carica di altri 32.490.

Da direttore a rettore: che cosa cambia nella forma e nella sostanza?

In pratica termina il periodo sperimentale, in cui il Gssi era inserito nella struttura dell’Infn come Centro di studi avanzati, affiancato nella didattica da altre scuole universitarie superiori, la Sissa per la fisica e la matematica, il Sant’Anna per gli studi urbani e l’Imt per l’informatica. Diventiamo, ora, un soggetto autonomo, una nuova università della speciale categoria delle scuole superiori. Potremo quindi rilasciare noi direttamente il titolo di dottore di ricerca. Personalmente, smetto di essere il direttore di una delle strutture di un ente pubblico di ricerca e assumo la guida di una nuova scuola universitaria superiore, con la maggiore autonomia e le maggiori responsabilità che questo comporta.

Un bilancio sintetico del primo triennio di Gssi e dove vuole andare ora questa istituzione?

Il bilancio è molto positivo. Abbiamo già attirato all’Aquila un centinaio di giovani ricercatori in formazione, tali sono i dottorandi, selezionati su migliaia di domande. Sono tutti giovani di talento, provenienti dalle migliori Università del mondo. Abbiamo superato brillantemente l’esame dell’Anvur (Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ndr), contribuito a scoperte storiche e inserito i nostri giovani in ricerche all’avanguardia, con premi e attestati che parlano da soli. Vogliamo contribuire insieme all’Università dell’Aquila e ai Laboratori del Gran Sasso dell’Infn a rendere L’Aquila una moderna città europea della conoscenza. Una città, cioè, che caratterizzi una parte consistente del proprio profilo economico nelle attività di formazione e ricerca.

Qual è il modello di riferimento?

Ci sono tutte le premesse perché L’Aquila segua l’esempio di città come Pisa e Trieste, per fare gli esempi più vicini, in cui una Università generalista, con molte facoltà e indirizzi, è affiancata da una istituzione superiore, con una formazione post universitaria specializzata su precise tematiche e che punti sul mercato internazionale. Tali sono, a Pisa, la Scuola Normale e il Sant’Anna. Tale è, a Trieste, la Sissa che, tra l’altro, si è sviluppata dopo il terremoto del Friuli. Mi lasci aggiungere, per definire il cammino che abbiamo intrapreso, che questi sono tutti modelli in cui la nuova istituzione è in sinergia, ma è indipendente dalla Università generalista a cui si affianca, rispetto alla quale deve avere aspetti del tutto originali, agendo in completa autonomia.

La sua “collega” rettrice Paola Inverardi ha usato la metafora di una “fabbrica di Ferrari” inserita nel distretto automotive della Val di Sangro che produce furgoni industriali, che ne pensa?

Il paragone regge. La parola chiave è complementarietà. Il Gssi e l’Università sono complementari. Mi faccia precisare il concetto, perché mi pare che la cosa non sia chiara a tutti. Il Gssi non si sovrappone all’Università in nessuna delle sue attività. Il Gssi, questa “seconda Università” come viene detto, è tecnicamente una scuola universitaria superiore. Non svolge corsi né rilascia i titoli per le lauree triennali e magistrali, come fa l’Università. Il Gssi svolge esclusivamente attività post-laurea, cioè di dottorato di ricerca, con quattro corsi caratterizzanti che non solo non esistevano e non esistono all’Università dell’Aquila, ma che sono originali a livello nazionale ed europeo. Quindi il Gssi non toglie nulla all’Università, non fa che aggiungere attrattività alla città, al territorio, e alla stessa Università.

Un istituto a forte internazionalizzazione può aprirsi ancora di più alla città e se sì come, oppure resterà una “astronave madre” calata dall’alto?

Il paragone con l’astronave è interessante, per me che sono un lettore di fantascienza, ma secondo me non regge. In 3 anni di attività abbiamo organizzato dei Forum, con la partecipazione di associazioni, istituzioni e cittadini, nei quali abbiamo discusso sul futuro di questa città. Abbiamo portato avanti così il discorso iniziato con il piano strategico del Comune prima del terremoto. Abbiamo ospitato e collaborato con istituzioni scolastiche, associazioni, istituzioni culturali e scientifiche, dalla scuola di cinematografia ad Action Aid, dalla Scuola di Space Science al Cetemps. Il territorio si sta accorgendo di noi, lo vedo e ce ne arrivano le manifestazioni.

Quali sono le iniziative più interessanti, dal suo punto di vista?

Da tre anni finanziamo un programma di borse di studio per gli studenti universitari da tutta Italia che, superata una nostra selezione, si iscrivono alle lauree magistrali dell’Università dell’Aquila. Abbiamo istituto il Premio Asimov per la divulgazione scientifica, per gli studenti delle secondarie abruzzesi, che ha avuto un esito entusiasmante. La collaborazione scientifica con i Laboratori dell’Infn, con l’Università e con aziende del territorio sta portando ad alcune nuove importanti inizative imprenditoriali di cui sentiremo presto parlare. Non è finita qui, tutt’altro, questo è solo l’inizio. Certo, vedere nel 2014 oltre 15 mila cittadini per le vie dell’Aquila partecipare a Sharper, la notte dei ricercatori, e addirittura 20 mila l’anno scorso e 25 mila quest’anno ci rende ottimisti sul cammino intrapreso e sul futuro di questa città.

Qualche cifra sui dottorandi terminati, in corso e futuri?

Abbiamo 120 dottorandi, e altri 40 sono in arrivo a fine ottobre. A questi vanno aggiunti circa 30 post docs, ovvero giovani ricercatori. I primi dottorandi discuteranno la loro tesi alla fine di quest’anno. Molti hanno già proposte per posizioni di ricercatore in Italia e all’estero. Non pensiamo di aumentare questi numeri fino al 2020. Poi vedremo, dipenderà anche da quanti finanziamenti da bandi competitivi e premiali riusciremo ad ottenere. Un altro dato importante è che circa il 50% dei nostri studenti è composto da stranieri. Questo ci rende l’istituzione universitaria più internazionalizzata d’Italia.

Quanto costa, oggi, il Gssi? Il “break even point” è già stato raggiunto e magari superato?

Il Gssi costa 3 milioni di euro all’anno allo Stato, questo è il nostro Ffo (fondo di finanziamento ordinario, ndr) che il Miur ci riconosce. A questi fondi vanno aggiunti quelli che vanno conquistati di anno in anno, o di triennio in triennio, in base a precisi programmi di attività e a progetti che vengono attentamente vagliati. Parlo di fondi per lo sviluppo economico, di bandi competitivi nazionali ed europei, di risorse premiali. Le entrate e le uscite si pareggiano. Il Miur esamina con scrupolo i nostri rendiconti annuali e credo abbia sempre apprezzato il fatto che la nostra spesa sia prevalentemente indirizzata ai giovani: borse di dottorato, alloggi per gli allievi, stipendi per i post doc e i ricercatori e per le loro attività di ricerca. Io preferisco considerarli investimenti e non costi.

La sua istituzione avrà a disposizione anche la sede ex Gil accanto all’Emiciclo, come verrà ripartita l’attività e che cosa vi aspettate dalle nuove strutture?

Siamo molto contenti della posizione in cui siamo all’Aquila, alla Villa Comunale. La nuova sede ex Gil maschile, messa a disposizione dal Consiglio regionale, ospiterà il rettorato, tutti gli uffici tecnici e amministrativi, le segreterie per allievi e docenti, la biblioteca, l’aula magna e aule telematiche. L’attuale edificio Gil femminile sarà così interamente dedicato alla didattica. Naturalmente entrambe le strutture saranno aperte alla cittadinanza per iniziative culturali di ampio respiro. Ci aspettiamo una piena funzionalità nell’estate del 2017.

C’è un collegamento diretto con aziende del vostro settore?

Costruire ponti tra ricerca e industria è uno dei nostri obiettivi. È importante che il Gssi faccia squadra con l’Università, con i Laboratori Infn e con gli altri enti di ricerca presenti nel territorio creando un terreno fertile per l’imprenditoria. Occorre tener conto, naturalmente, che nella ricerca spesso si semina oggi e si raccoglie dopo molti anni. Ma alcuni segnali sono già promettenti in vari campi. Dalla progettazione di valvole cardiache e nuovi algoritmi di analisi delle reti, alla creazione di aziende di alta tecnologia stimolate dalle ricerche dell’Infn, con LFoundry e Walter Tosto come possibili attori di progetti ambiziosi.

Quanto guadagnerà?

Il compenso, come è prassi, verrà fissato dal Consiglio di amministrazione. Immagino che sarà in linea con quello dei responsabili delle altre scuole superiori italiane.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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