VINCENZO VITTORINI: ''CONTRO ABOMINIO PRESCRIZIONE NON POSSIAMO FARE
NULLA'' E ANNUNCIA MANIFESTAZIONE A ROMA PER APERTURA ANNO GIUDIZIARIO

GRANDI RISCHI BIS: ASSOLUZIONE DEFINITIVA PER BERTOLASO, SCADUTI TERMINI RICORSO

Pubblicazione: 25 gennaio 2019 alle ore 06:30

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L'AQUILA - Assoluzione definitiva per l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso nel processo Grandi Rischi bis: le parti civili, infatti, hanno lasciato scadere i termini del ricorso in Cassazione, fissati alla fine del 2018.

Bertolaso, ex commissario per l'emergenza terremoto, era accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni in quanto secondo l'accusa sarebbe stato responsabile della comunicazione di false rassicurazioni sul rischio sismico che la commissione Grandi Rischi avrebbe fornito agli aquilani al termine della riunione dell'Aquila del 31 marzo del 2009, a cinque giorni dal tragico sisma e in pieno sciame sismico.

In sostanza, molti aquilani in seguito ai messaggi degli scienziati non avrebbero preso le precauzioni solite in caso do scosse, come quelle di uscire di casa.  Il terremoto causò la morte di 309 persone, circa 1.500 i feriti.

Nel filone principale, è stato condannato in via definitiva a due anni di reclusione il solo Bernardo De Bernardinis, l'allora vice capo della protezione civile, dopo che in primo grado il Tribunale dell'Aquila aveva inflitto ai sette componenti, tutti esperti di livello internazionale, sei anni di reclusione. Poi cancellati in appello per sei dei sette, assoluzione confermata in Cassazione. 

Al processo di appello del filone bis si era arrivati non per il ricorso della Procura della Repubblica che non ha agito perché il caso era prescritto: a presentare appello sono stati le parti civili rappresentate dai familiari di alcune vittime, l'avvocato Maurizio Cora, il medico chirurgo Vincenzo Vittorini, che hanno lasciato scadere i termini per portare anche Bertolaso dinanzi la Corte di Cassazione.

A motivare il mancato ricorso, ai microfoni del Tgr Rai, è proprio Vittorini, che nel sisma di 10 anni fa ha perso la moglie e la figlia: "Purtoppo in questa vicenda, come in tante altre in Italia, è intervenuta la prescrizione, ragion per cui già quando abbiamo fatto ricorso in appello non è stato fatto dalla Procura generale, poi i giudici della Corte di Appello hanno riconfermato la sentenza, per me scandalosa, di primo grado e quindi ci fermiamo, perché contro questo abominio, che è la prescrizione, attualmente non possiamo fare niente".

Il medico chirurgo aquilano, però, annuncia che sarà a Roma con il Comitato nazionale di vittime "Noi non dimentichiamo" per l'apertura dell'anno giudiziario a chiedere una nuova legislazione sulla prescrizione.

MOTIVAZIONI ASSOLUZIONE CORTE D’APPELLO

"Non si può sostenere con certezza che le improvvide affermazioni pronunciate nell’intervista pre-riunione da De Bernardinis siano state preconfezionate e concordate, in chiave di rassicurazione sociale, nell’ottica di una colposa sottovalutazione del fenomeno in atto con l’odierno imputato (Bertolaso), così da poter attribuire anche a quest’ultimo la responsabilità già riconosciuta a carico del Bernardo De Bernardinis".

È uno dei passaggi contenuti nelle motivazioni dell’assoluzione da parte della Corte d’Appello dell’Aquila, che nel luglio scorso ha confermato la sentenza di primo grado "per non aver commesso il fatto", del Tribunale sempre del capoluogo della regione Abruzzo, nei riguardi dell’ex numero uno del Dipartimento della Protezione civile.

Secondo i giudici dell’Appello, come riportato da Rete 8, la circostanza che sia Bertolaso, nella telefonata intercorsa con l’ex assessore regionale alla protezione civile, Daniela Stati, che Bernardo De Bernardinis, (nel corso dell’intervista pre-riunione) avessero sostenuto la tesi dello scarico di energia, la stessa deve ritenersi come "una coincidenza che seppur suggestiva sul piano indiziario non può ritenersi sufficiente a dimostrare la fondatezza del quadro accusatorio". 

Per il collegio di secondo grado, l’intento di Bertolaso, assistito dall’avvocato e professore Filippo Dinacci, era stato quello di "contrastare i toni rassicuranti del comunicato stampa emanato dalla Protezione civile regionale e convocare una riunione di esperti alla luce di una popolazione disorientata dalle voci allarmistiche diffuse in quei giorni così che la stessa si sentisse tranquillizzata dagli esperti sull’assoluta imprevedibilità dei terremoti ed alla scarsa pericolosità in atto". 

Nessun condizionamento dunque tra Bertolaso e il suo vice, che, come si legge nelle motivazioni "aveva rilasciato l’intervista a titolo personale, richiamando valutazioni mutuate dalla comunità scientifica dal ricercatore Valerio De Rubeis". 

Altro aspetto evidenziato dalla Corte l’impossibilità di poter contestare a Bertolaso il reato di omissione, per non aver corretto le affermazioni tranquillizzanti del suo vice: secondo i giudici occorreva una specifica contestazione. Nessun condizionamento poi sulla comunità scientifica da parte dell’imputato, la quale "non ha né trattato, né condiviso la tesi dello scarico". 

Infine sulla telefonata con l'ex assessore regionale Stati, la Corte d’Appello ha evidenziato "come l’intento dell’imputato non fosse stato condiviso dagli esperti, anzi dagli atti c’e’ la prova del contrario ovvero della convocazione degli esperti della Commissione Grandi Rischi per un’attenta disamina".



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