GRANDI RISCHI BIS: BERTOLASO A GIUDIZIO
PER OMICIDIO TRA MENO DI UN MESE

Pubblicazione: 29 ottobre 2015 alle ore 16:39

Guido Bertolaso
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L'AQUILA - L'ex capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso andrà a processo per omicidio colposo e lesioni il prossimo 20 novembre al tribunale dell'Aquila nell'ambito del processo Grandi rischi bis.

Si tratta di un procedimento parallelo a quello che ha visto i 7 esperti dell'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio condannati in primo grado a 6 anni di carcere ciascuno per aver rassicurato gli aquilani alla vigilia del terremoto del 2009 e poi assolti in Appello (tranne uno di loro, che ha avuto la pena ridotta).

Un procedimento definito "processo alla scienza" dai media nazionali e internazionali che lo hanno seguito negli anni scorsi, definizione tuttavia errata secondo le tesi accusatorie.

In particolare, l’inchiesta ‘satellite’ intende chiarire se i componenti della Cgr rilasciarono le dichiarazioni rassicuranti che li hanno portati alla condanna in primo grado perché indotti a farlo proprio dal capo dipartimento.

Il giorno prima, tra l'altro, il prossimo 19 novembre, è in programma l'udienza in Cassazione del filone principale.

A un passo dal definitivo scagionamento da tutte le accuse, il provvedimento di oggi del giudice per l'udienza preliminare Guendalina Buccella rinvia a giudizio Bertolaso che, fin qui, aveva viceversa superato indenne tutte le richieste di processo nei suoi confronti.

Il filone satellite è in corso da lungo tempo e a rischio prescrizione. È nato nel corso del processo principale, dopo la diffusione in tv di una telefonata intercettata con l’allora assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati (indagata pure lei e archiviata già da tempo) in cui Bertolaso parlava di “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente”.

Nonostante le indagini, il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto due volte l'archiviazione, e due volte è stata negata per l'opposizione delle parti civili accolta dal gip. Fino a quando, nei mesi scorsi, a seguito di un'istanza di due legali delle parti lese, Angelo Colagrande e Stefano Parretta, con una procedura non frequente la procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello, con l'avvocato generale Romolo Como, ha avocato a sé l’indagine su Bertolaso, dividendola in due tronconi dopo aver svolto ulteriori accertamenti.

Da un lato, per l'ex capo dipartimento ha chiesto l’archiviazione dall’accusa di aver contribuito a causare la morte di alcune vittime del sisma del 6 aprile 2009; dall'altro, il rinvio a giudizio, e quindi il processo, per aver determinato altri decessi.

In particolare, allineandosi a quanto deciso dal collegio giudicante dell’Appello presieduto dal magistrato Fabrizia Francabandera, il processo è stato chiesto rispetto alle 13 parti civili, vittime del sisma di 6 anni fa, per la cui morte è stato condannato in secondo grado l’ex vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis, l’unico a non essere assolto.

L’archiviazione, invece, è stata richiesta per le altre vittime per la cui morte De Bernardinis è stato assolto, 16.

Ma il numero di entrambi i filoni è più alto perché la procura generale ha aggiunto, nel conto delle une e delle altre, anche parti che erano state già escluse dal totale di 29 nella sentenza di primo grado del giudice Marco Billi.

Di qui i due diversi appuntamenti in aula, che si sono conclusi con esiti opposti. In quello dello scorso 26 maggio, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella ha disposto l'archiviazione per il primo gruppo di vittime, bocciando l’ennesima opposizione presentata da alcuni avvocati di parte civile delle famiglie delle vittime.

Un rito andato in scena per la terza volta, viste le altre due in cui Picuti aveva chiesto l’archiviazione e il gip l’aveva rigettata.

Per il secondo gruppo di vittime del sisma, invece, per il quale Como chiedeva il processo, oggi, dopo il rinvio dello scorso 16 settembre, al termine della Camera di Consiglio il gup Buccella ha ritenuto esserci tutti gli elementi e ha rinviato a giudizio l'ex sottosegretario.

I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose e assolti in Appello sono Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile (l'unico condannato anche in secondo grado, a 2 anni), Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

LA TELEFONATA CHE HA PORTATO AL PROCESSO

 

L'ACCUSA

Secondo l'avvocato generale Romolo Como e il sostituto Domenico Castellani l'accusa verso Bertolaso sarebbe consistita "nell'intento di contrastare comunque pretesi allarmismi per la previsione di un grave evento sismico e di correggere, perché esageratamente ottimista, un comunicato diffuso dalla Protezione civile della Regione nel senso che non erano più previste scosse di alcun genere, cosa da non dire in quanto si sarebbe rilevata un boomerang in caso di altre scosse. Bertolaso convocava di sua iniziativa una riunione della commissione per mettere a tacere le voci allarmistiche e rassicurare la popolazione".

Nel mirino la telefonata con l'ex assessore Stati, scagionata.

Per l'accusa Bertolaso avrebbe "preannunciato detta riunione come operazione mediatica per rassicurare la popolazione e anticipando la tesi dell'assenza di pericolo grazie al positivo scarico di energia. Inducendo in tal modo - proseguono i pm - anche gli scienziati partecipanti alla riunione a indirizzare l'esame della questione sulla primaria necessità di evitare allarmismi tra la popolazione e a valutare con superficialità il reale rischio di grave evento sismico nonché i rappresentanti politici locali e gli organi di informazione a rassicurare i cittadini sulla inesistente o bassa probabilità di un forte terremoto".

Sempre secondo l'accusa, "per effetto di queste condotte le vittime si erano convinte a restare in casa superando il timore e abbandonando le precauzioni in vista di un evento più grave dopo le numerose e crescenti scosse di terremoto e rimasero coinvolte nel crollo dei rispettivi edifici".



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