GRANDI RISCHI BIS: PROCESSO SLITTA, AVVOCATI
CHIAMANO IL CSM E VOLANTINAGGIO IN STRADA

Pubblicazione: 04 marzo 2016 alle ore 14:23

Il volantino contro Guido Bertolaso
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L’AQUILA - Caos e proteste tra avvocati e parti civili per il nuovo slittamento al prossimo 21 giugno, che avvicina ancora di più la prescrizione, prevista a ottobre, del processo con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni presso il tribunale dell’Aquila nei confronti dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, il procedimento cosiddetto “Grandi rischi bis”.

Un filone parallelo a quello che ha visto assolti in Cassazione i 6 esperti della commissione Grandi rischi e condannato con rinvio per i soli fini civili aggiungendo nuove parti civili l’ex vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis.

L’impasse è dovuta alle molte udienze del giudice per l'udienza preliminare di questo procedimento, Giuseppe Grieco, e in generale alla carenza di magistrati nel tribunale aquilano, che sta provocando molte proteste.

In strada due delle parti civili, il chirurgo e consigliere comunale Vincenzo Vittorini e l’avvocato Maurizio Cora, che hanno perso alcuni familiari nel sisma, hanno distribuito volantini a via XX settembre, di fronte al palazzo di Giustizia, con la dicitura “Bertolaso: rinuncerò alla prescrizione”, frase dichiarata sui media, e l’aggiunta a penna “Bugiardo”.

Ma non è tutto. Alcuni avvocati hanno annunciato di volersi rivolgere al Consiglio superiore della magistratura per chiedere un intervento alla luce dei troppi rinvii in questo procedimento delicato e importante.

Un processo che ha ripercussioni anche politiche, di cui non spetta alla magistratura occuparsi ma che comunque esistono, dal momento che Bertolaso potrebbe essere candidato a sindaco di Roma nei prossimi mesi.

“Non si può sopportare che ogni processo abbia 25 udienze, la colpa non è del giudice Grieco, ma non ci sono altri magistrati, il presidente Ciro Riviezzo ne prenda atto”, la protesta di uno dei legali protagonisti di questo filone, Angelo Colagrande.

L’inchiesta ‘satellite’ intende chiarire se i componenti della Cgr rilasciarono le dichiarazioni rassicuranti che li hanno portati alla condanna in primo grado e all’assoluzione in secondo perché indotti a farlo proprio dal capo dipartimento, sulla scorta dell’espressione “operazione mediatica” che compare in una telefonata intercettata con l’ex assessore regionale Daniela Stati, poi divenuta di dominio pubblico.

Secondo l’avvocato generale della procura generale (che ha avocato l’inchiesta dopo due mancate archiviazioni chieste dal pm Fabio Picuti e negate dal gip Giuseppe Romano Gargarella) Romolo Como e il sostituto Domenico Castellani l’accusa verso Bertolaso sarebbe consistita “nell’intento di contrastare comunque pretesi allarmismi per la previsione di un grave evento sismico e di correggere, perché esageratamente ottimista, un comunicato diffuso dalla Protezione civile della Regione nel senso che non erano più previste scosse di alcun genere, cosa da non dire in quanto si sarebbe rilevata un boomerang in caso di altre scosse. Bertolaso convocava di sua iniziativa una riunione della commissione per mettere a tacere le voci allarmistiche e rassicurare la popolazione”.

Nel mirino la telefonata con l’ex assessore regionale Stati, in un primo momento indagata anch’ella e poi scagionata.

Per l’accusa Bertolaso avrebbe “preannunciato detta riunione come operazione mediatica per rassicurare la popolazione e anticipando la tesi dell’assenza di pericolo grazie al positivo scarico di energia. Inducendo in tal modo - proseguono i pm - anche gli scienziati partecipanti alla riunione a indirizzare l’esame della questione sulla primaria necessità di evitare allarmismi tra la popolazione e a valutare con superficialità il reale rischio di grave evento sismico nonché i rappresentanti politici locali e gli organi di informazione a rassicurare i cittadini sulla inesistente o bassa probabilità di un forte terremoto”.

Sempre secondo l’accusa, “per effetto di queste condotte le vittime si erano convinte a restare in casa superando il timore e abbandonando le precauzioni in vista di un evento più grave dopo le numerose e crescenti scosse di terremoto e rimasero coinvolte nel crollo dei rispettivi edifici”.



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