ALLA STATI DOPO IL TERREMOTO DEL 30 MARZO: ''E' UN'OPERAZIONE MEDIATICA''

GRANDI RISCHI: INTERCETTAZIONE-SHOCK; BERTOLASO: 'TRANQUILLIZZIAMO LA GENTE'

Pubblicazione: 19 gennaio 2012 alle ore 12:16

L'ex capo del dipartimento di Protezione civile, Guido Bertolaso
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L’AQUILA - Sul processo alla commissione Grandi rischi esplode la bomba dell’intercettazione tra l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, e l’ex assessore regionale al ramo, Daniela Stati, entrambi citati come testimoni dell’accusa nel procedimento in corso.

A rendere noto l’audio della telefonata tra i due è Repubblica.it nella sua sezione delle inchieste, tre minuti di dialogo da cui emergono aspetti pesanti, su tutti l’esigenza che c'era in quei giorni di “tranquillizzare la gente”, piuttosto che di capire qualcosa di più sullo sciame, al termine della riunione del 31 marzo 2009 dell'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri.

Un fulmine a ciel sereno, questo dell'intercettazione, che sta facendo il giro del web e della rete sociale di Facebook e che avrà tutto il tempo di decantare in attesa della testimonianza di Bertolaso, prevista per l'8 febbraio.

In fondo proprio di aver voluto rassicurare è l’accusa rivolta ai sette imputati del processo più delicato della maxi inchiesta crolli, imputati che, per la procura, sono venuti meno “ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro qualità e alla loro funzione e tesi alla previsione e ai doveri di informazione chiara, corretta e completa”.

Bertolaso parla al telefono con il consueto tono pragmatico poi divenuto famoso nei giorni dell’emergenza, spiegando che la riunione “non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te, facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia”, spiega alla Stati, che recepisce: “Va benissimo!”.

L'ex assessore, già ascoltata come teste a fine 2011, davanti al giudice Marco Billi si è rammaricata perché "'non c'era motivo di creare inutili allarmismi', questo mi veniva detto e questo io dicevo alla stampa. Poi è stata mandata in tv solo la mia dichiarazione come fossi stata l'unica a non dare un allarme. Moralmente mi sono sentita in colpa pur non dovendo sentirmici".

La preoccupazione di Bertolaso che emerge dall'intercettazione è quella che, prima che uno scopo scientifico, la riunione dovesse avere una finalità d’immagine: “Io non vengo - annuncia Bertolaso - ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto d’Italia. Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi tanto a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito?”.

In un passaggio precedente Bertolaso pure spiega di aver detto al suo vice Bernardo De Bernardinis, imputato nel processo, “di fare una riunione domani all’Aquila su questa vicenda dello sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni eccetera”.

Riferimento, questo dell'"imbecille", che si può collegare ai contrasti tra Bertolaso e il tecnico Giampaolo Giuliani, che da sempre afferma di poter prevedere i terremoti in base alle variazioni del gas radon e che prima del 6 aprile fu denunciato per procurato allarme dopo aver diffuso un allerta-sisma nella zona di Sulmona, poi non concretizzata. Bertolaso, in quella circostanza, chiese una punizione esemplare "per quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false".

Nel corso dell'intercettazione, Bertolaso anticipa anche una sorta di “canovaccio” della riunione: “Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti - afferma alla Stati - diranno: è una situazione normale, sono eventi che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male, hai capito?”.

Previsione che a posteriori si è rivelata infausta. Ma va fatto notare che le risultanze che poi emergono dalla riunione della Cgr del 31 marzo sono state perfettamente aderenti alla precedente dichiarazione di Bertolaso.

Nel verbale (peraltro firmato postumo) della riunione del 31 marzo si legge infatti, tra le altre dichiarazioni: “non è possibile fare previsioni” (Boschi), “la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore” (Boschi), “improbabile il rischio a breve di una forte scossa come quella del 1703” (Boschi), “non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse a bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento” (Barberi), “le registrazioni delle scosse sono caratterizzate da forti picchi di accelerazione, ma con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri, e perciò difficilmente in grado di produrre danni alle strutture” (Calvi).

In avvio di telefonata, Bertolaso bacchetta anche la Stati per un improvvido comunicato stampa rassicuratorio diffuso dalla Regione subito dopo la scossa di magnitudo 4 del 30 marzo, che spaventò moltissimo gli aquilani.

“Devi dire ai tuoi di non fare comunicato dove non sono previste altre scosse di terremoto, perché quelle sono cazzate, non si dicono mai queste cose quando si parla di terremoti”, ammonisce Bertolaso.

“È una cosa che non si dice mai, Daniela, neanche sotto tortura - prosegue - Quando devono fare comunicati parlassero con il mio ufficio stampa, che ormai ha la laurea honoris causa in informazione in emergenza e quindi sanno come ci si comporta in modo da evitare boomerang. Perché se tra due ore c’è una scossa di terremoto, che cosa dicono i tuoi? Il terremoto è un terreno minato, bisogna essere prudentissimi. Comunque questa cosa la sistemiamo”.

“Cerco di bloccare il comunicato..”, azzarda l’ex assessore, ma Bertolaso è un pezzo avanti. “L’hanno già fatto, ci stanno mettendo una pezza i miei”.

IL VIDEO DI REPUBBLICA.IT


IL TESTO COMPLETO DELLA TELEFONATA


Stati: Pronto?

Bertolaso: Sono Guido Bertolaso.

S: Oh! Buonasera, caspita che onore.

B: Come stai?

S: Bene, tu come stai Guido?

B: Bene. Senti, ti chiamerà De Bernardinis, adesso, il mio vice, al quale ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni, eccetera.

S: Ti ringrazio, Guido. Grazie mille.

B: Però devi dire ai tuoi di non fare comunicato dove non sono previste altre scosse di terremoto, perché quelle sono cazzate, non si dicono mai queste cose quando si parla di terremoti.

S: Va benissimo.

B: È uscita un’agenzia che dice ‘non ci saranno altre scosse’, ma questa è una cosa che non si dice mai, Daniela, neanche sotto tortura.

S: Io guarda, Guido, non lo sapevo e mi scuso per loro perché ecco in questo momento dalla Giunta.

B: Figurati, non c’è problema, però digli che quando devono fare comunicati parlassero con il mio ufficio stampa, che ormai ha la laurea honoris causa in informazione in emergenza e quindi sanno come ci si comporta in modo da evitare boomerang perché se tra due ore c’è una scossa di terremoto, che cosa dicono i tuoi?

S: Li chiamo subito.

B: Il terremoto è un terreno minato, bisogna essere prudentissimi. Comunque questa cosa la sistemiamo. La cosa importante è che adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo, ma vengono Zamberletti, Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto d’Italia. Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi, a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito?

S: Sì, sì.

B: Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male. Hai capito?

S: Va bene allora io intanto adesso li chiamo cerco di bloccare il comunicato...

B: No, no, no, l’hanno già fatto, ci stanno mettendo una pezza i miei. Tu adesso parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione, che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te, facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia.

S: Va benissimo. E poi ci vediamo domani pomeriggio a Roma perché il presidente Chiodi mi diceva che ci sarà un incontro sui Giochi del Mediterraneo

B: Non ci sarò io ci sarà Aiello, domani pomeriggio sarò a Napoli.

S: Va bene allora poi ti mando una relazione su quello che è successo.

B: Va bene.

S: Grazie Guido. Ciao, buona serata.

B: Ciao

IL PROCESSO


L'organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato di aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull'ammissione di prove come i 2 minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni chiamati dall'accusa, un primo gruppo delle quasi 300 persone chiamate in causa dai pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio.

Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un'udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.

I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L'ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D'Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci

 

LE REAZIONI


LOLLI: "AGGHIACCIANTE, PRESENTERO' INTERROGAZIONE PARLAMENTARE"

"Presenterò un’interrogazione per chiedere cosa pensi l’attuale Governo di questa vicenda e quale modello di protezione civile abbia in testa per oggi e per il futuro".

È quanto annuncia in una nota l'onorevole del Pd, Giovanni Lolli, in relazione all'intercettazione telefonica tra l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, e l’ex assessore regionale al ramo, Daniela Stati.

Parole che Lolli nella nota definisce "agghiaccianti".

"Compito della protezione civile - scrive Lolli - non è quello di tranquillizzare l’opinione pubblica addirittura ricorrendo a 'sceneggiate mediatiche', al contrario è quello di predisporre tutte le misure di prevenzione possibili tra le quali c’è anche quella di informare correttamente i cittadini e di renderli consapevoli dei rischi e dei comportamenti adeguati necessari".

"Personalmente - conclude l'onorevole nella nota - considero il periodo di gestione della protezione civile diretta da Guido Bertolaso e il tentativo che in quel periodo si è fatto di trasformarla in uno strumento 'politico-mediaticoì e addirittura in una Spa, una pagina molto negativa e per alcuni versi inquietante della nostra storia recente".

 



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