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GRANDI RISCHI: ''RASSICURAZIONI CAUSARONO MORTI''
LE VERITA' DI BILLI, ''NON E' PROCESSO A SCIENZA''

Pubblicazione: 18 gennaio 2013 alle ore 16:52

Marco Billi
di

L’AQUILA - La commissione Grandi rischi ha tranquillizzato gli aquilani con un verdetto reso noto dai giornali che aveva “indubbia valenza rassicurante” e senza il quale alcune vite si sarebbero potute salvare.

Ha analizzato poco e male, con “affermazioni approssimative, generiche e inefficaci” il rischio sismico prima del dramma del 6 aprile 2009.

Ha messo in scena quella che alla vigilia l’allora capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso aveva definito “una operazione mediatica tesa a rassicurare”.

Una sentenza massiccia di quasi mille pagine, quella del giudice Marco Billi a un processo che, lo ripete per l’ennesima volta non è stato “alla scienza”.

Una sentenza che conferma in pieno l’impianto accusatorio del capo di imputazione e della requisitoria dei pubblici ministeri (che ne constava 500) e che non sarà facilissima da attaccare per il ricorso in Appello.

Questa l’impressione che emerge da una prima lettura delle motivazioni depositate oggi, a due giorni dalla scadenza dei termini, dal giudice del tribunale dell’Aquila.

Lo scorso 22 ottobre 2012 Billi ha condannato a 6 anni di reclusione ciascuno per omicidio colposo e lesioni colpose i sette componenti della commissione Grandi rischi che si riunì all’Aquila il 31 marzo 2009, a una settimana dal tragico sisma del 6 aprile che fece 309 vittime.

LE RASSICURAZIONI

La Cgr ha rassicurato gli aquilani sui temi “della prevedibilità dei terremoti, dei precursori sismici, dell’evoluzione dello sciame in corso, della normalità del fenomeno, dello scarico di energia indotto dallo sciame sismico quale situazione favorevole, che costituiscono il corpo principale del capo di imputazione”.

LA MANCATA ANALISI

Quanto all’aspetto dell’analisi superficiale, “la contestazione mossa agli imputati appare pienamente fondata: le affermazioni riferite alla valutazione dei rischi connessi all’attività sismica in corso sul territorio aquilano sono risultate assolutamente approssimative, generiche e inefficaci in relazione ai doveri di previsione e prevenzione”.

L’OPERAZIONE MEDIATICA

“Gravi profili di colpa - prosegue Billi - si ravvisano nell'adesione, colpevole e acritica, alla volontà del capo del dipartimento della Protezione civile (all’epoca appunto Bertolaso) di fare una ‘operazione mediatica’ (come emerso da intercettazioni telefoniche che lo hanno fatto entrare nel processo come indagato per reato connesso, ndr) che si è concretizzata nell'eliminazione dei filtri normativamente imposti tra la commissione e la popolazione aquilana”.

IL PROCESSO ALLA SCIENZA

“Non è sottoposta a giudizio ‘la scienza’ per non essere riuscita a prevedere il terremoto del 6 aprile 2009 - chiarisce Billi su un altro passaggio delicato - Il compito degli imputati, quali membri della commissione medesima, non era certamente quello di prevedere (profetizzare) il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l'ora e la magnitudo, ma era invece, più realisticamente, quello di procedere, in conformità al dettato normativo, alla ‘previsione e prevenzione del rischio’”.

LA COMUNICAZIONE

“Se è vero che, sul piano meramente formale, la popolazione aquilana, prima della scossa delle ore 3.32 del 6 aprile 2009, non ha avuto conoscenza testuale né del verbale ufficiale né della bozza di verbale, è altrettanto vero che gli argomenti trattati durante la riunione e le valutazioni hanno avuto diffusione ampia e immediata” attraverso gli organi di informazione. E quelle risultanze, per Billi, “possono aver inciso sui processi volitivi delle vittime nella notte a cavallo tra il 5 e il 6 aprile 2009”.

IL PROCESSO


L'organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato messo sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

Cinque le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato, da oltre due anni e mezzo fa: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l'udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2012, la sentenza di primo grado; 18 gennaio 2013, il deposito delle motivazioni.

Dopo alcune schermaglie sull'ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i quasi 300 testimoni tra quelli dell'accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un'udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall'inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L'ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D'Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina Guzzanti - Marcello Melandri - Fabio Alessandroni - Filippo Dinacci - Attilio Cecchini - Fabio Picuti - Gli altri protagonisti
I DOCUMENTI
Il verbale - Il castello accusatorio - La requisitoria

LA SENTENZA INTEGRALE

Processo Grandi Rischi, la sentenza by Alberto Orsini

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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