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GUARDIE MEDICHE DOVRANNO RESTITUIRE INDENNITA'
PETTINARI, ''PAGANO GLI ERRORI DELLA POLITICA''

Pubblicazione: 10 febbraio 2020 alle ore 21:26

L'AQUILA - “A mettere in ginocchio le guardie mediche abruzzesi è stata una delibera della scorsa Giunta regionale e l’incapacità di rimediare all’errore commesso, sia dall’ex assessore alla Sanità di centrosinistra, che dall’attuale assessore di centrodestra. Lo abbiamo sempre detto che la strada percorsa era quella sbagliata e oggi i fatti ci danno ragione”.

Il commento arriva dal vice presidente del Consiglio regionale, Domenico Pettinari, Movimento 5 stelle, a seguito delle sentenze della Corte di Appello, che hanno confermato che l’indennità di rischio di 4 euro l’ora percepita dai medici della continuità assistenziale fino al 2017 non è compatibile con l’accordo collettivo nazionale.

Esito di una vicenda che si trascina sin dal 2017. Allorchè la Regione del centrosinistra ha eliminato le indennità, a seguito di una pronuncia della Corte dei Conti, secondo la quale quelle indennità previste da un contratto integrativo regionale, non erano legittime. E come confermato  anche dalla Corte Costituzionale, a giugno, che ha dichiarato incostituzionale la legge 14 del 2018 varata dalla Regione, che faceva salvo il pregresso. Ora i medici di famiglia, e anche i loro eredi, rischiano di dover restituire le indennità percepite dal 2006, per somme superiori anche ai 50 mila euro. 

“Il M5S – spiega Pettinari - aveva tracciato l’unica strada normativa da percorrere: per annullare la famigerata delibera doveva esserne emanata immediatamente un’altra dalla Giunta che revocasse la precedente e autorizzasse le indennità. Poi si doveva emanare una legge che all’interno contenesse la sanatoria delle indennità pregresse ma, cosa importantissima, specificasse le motivazioni sul perché queste somme dovevano essere erogate. Motivazioni palesi come i servizi aggiuntivi, il trasporto 118, e la copertura di servizio nelle festività. E non parlando di un regime forfettario, che sarebbe stato impugnato da qualsiasi ente preposto al controllo. Queste mancanze – afferma ancora Pettinari - hanno portato all’attuale situazione”.  

“Un epilogo triste, che avevamo previsto da tempo. Oggi il fatto di aver ragione non è una consolazione, perché stiamo parlando della vita di tanti medici abruzzesi che lottano da anni per il loro diritto a lavorare con delle tutele che dovrebbero essere riconosciute. Infatti l’indennità, ritenuta utile nel 2006 dall’allora giunta PD, avrebbe dovuto colmare tutte le carenze relative alla sicurezza sul posto di lavoro. Ma l’iter normativo è risultato completamente errato. Tutto iniziò con una richiesta di delucidazioni da parte della Corte dei Conti nel 2017. Una semplicissima richiesta che però spinse l’allora governo regionale, a guida centrosinistra, a sospendere l’indennità e, cosa più grave, a richiedere il recupero delle somme percepite dal 2006, con effetto retroattivo anche sugli eredi. Una richiesta che mise in ginocchio circa 400 unità di guardie mediche di tutta la regione e le rispettive famiglie. Stiamo parlando di medici di continuità assistenziale, ovvero quel personale che lavora nelle guardie mediche che sono aperte tutta la notte e nei giorni festivi. In Abruzzo rappresentano un valore aggiunto irrinunciabile, soprattutto in quelle aree interne che sono poco servite dagli ospedali maggiori e che risultano ancor più isolate dalle politiche di depotenziamento e chiusura che hanno investito i grandi ospedali d’Abruzzo".

"Questo è un caso in cui aver ragione ci provoca più dolore che soddisfazione, ma la partita non è ancora persa. La giunta può ancora emanare la delibera che annulla la precedente e poi provvedere ad una legge che specifichi le singole voci che vanno a giustificare il pagamento dei 4 euro l'ora aggiuntivi. Si deve agire immediatamente" conclude.



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