PRONTA LEGGE BIPARTISAN DI FEBBO, SOSPIRI E PAOLUCCI PER EVITARE SALASSI
ANCHE DA 50 MILA EURO, ''SARA' RICONOSCIUTO IL DIRITTO ACQUISITO''

GUARDIE MEDICHE: IN 100 IN REGIONE PER
DIRE NO A RESTITUZIONE INDENNITA' RISCHIO

Pubblicazione: 07 giugno 2018 alle ore 16:15

Un momento della protesta

PESCARA - La sede regionale di viale Bovio a Pescara sarà presa domani d’assalto da oltre un centinaio di guardie mediche, che hanno convocato una conferenza stampa in cui illustreranno il perché nemmeno con il ripensamento annunciato dalla Regione, e una legge bipartisan depositata proprio questa mattina, saranno messi al riparo dal rischio di restituire fino all’ultimo centesimo le indennità di rischio arretrate per le loro trasferte nelle case dei pazienti. Un diritto che era stato previsto da un accordo sindacale regionale del 2008, cancellato della famigerata delibera di giunta regionale numero 398 del 18 luglio 2017, che ha fatto seguito ad una segnalazione della Corte dei Conti.

"Il problema è tutt'altro che risolto. Qualcuno sta ci sta nuovamente prendendo in giro”, si limitano ad anticipare nella nota di invito, sottoscritta anche dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari.

Una presa di posizione, di cui domani saranno chiari i contorni, che suona come un’accusa alla Regione, che pure, dando seguito a quanto deciso nella seduta della commissione di Vigilanza di ieri, questa mattina ha depositato un progetto di legge finalizzato a porre fine al contenzioso, su iniziativa dei consiglieri regionali di Forza Italia, Mauro Febbo, Lorenzo Sospiri e dell’assessore regionale Silvio Paolucci, del Partito democratico.

Norma che potrebbe arrivare in aula per la certa approvazione, vista la sua natura bipartisan, già nella prossima seduta del consiglio regionale, prevista per martedì 12 giugno.

Il nervosismo delle guardie mediche resta però a livelli stellato, visto che sno già state recapitate richieste di pagamento monstre anche da 60 mila euro, da versare per di più entro il 30 giugno prossimo.

Effetto come detto della famigerata delibera del luglio 2017, nel quale veniva deciso che, a seguito di una segnalazione della Corte dei Conti, i medici di guardia non avevano diritto a percepire i 4 euro lordi orari aggiuntivi.

La conseguenza è stata che le Asl non solo hanno cancellato per il futuro questa indennità, ma rivogliono indietro anche tutte le indennità già versate ai medici, fino all’ultimo centesimo. Somme addirittura che vengono richieste agli eredi se il medico è intanto passato a miglior vita. Inutili finora le proteste e le mobilitazione, anche quella clamorosa in consiglio regionale del dicembre 2017. La battaglia viene condotta anche sul fronte legale, contestando nei tribunali che un indennità introdotta da un contratto collettivo potrebbe essere cambiato solo con un nuovo contratto collettivo che decida diversamente.
Bisognerà capire ora se il progetto di legge sarà in grado di risolvere il problema.

Nella nota Febbo, Sospiri e Paolucci assicurano ovviamente di sì: la legge risolverà tutto.

"Lo spirito della  norma - affermano -, con cui riusciremo a porre fine all’ annosa querelle, è quello di confermare l’indennità integrativa ai medici di guardia, riconosciuta per l’ attività svolta in quanto correlata allo svolgimento della attività di Continuità Assistenziale a garanzia del miglioramento dei servizi ai cittadini e dell’integrazione tra professionisti operanti nel settore delle prestazioni assistenziali della Medicina Convenzionata".

"L’indennità in oggetto - proseguono Febbo, Sospiri e Paolucci - si intende finalizzata alla remunerazione delle particolari e specifiche condizioni di disagio e difficoltà in cui vengono rese le prestazioni sanitarie al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza e del contributo offerto, anche in termini di disponibilità, allo svolgimento di tutte le attività, essendo prioritariamente orientate a promuovere la piena integrazione tra i diversi professionisti della medicina generale ed a garantire migliori standard qualitativi delle prestazioni sanitarie".

 



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