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AZIENDE E D'ANNUNZIO STUDIANO I PROBLEMI DI 30 PERSONE E LE SOLUZIONI

HITECH ABRUZZESE CREA CASE PER DISABILI
A FINE ANNO IL PROTOTIPO DI ''ABITABILE''

Pubblicazione: 02 maggio 2014 alle ore 08:01

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PESCARA - Una casa domotica, senza barriere, accessibile e confortevole, pensata anche per i disabili, grazie ad arredi e soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Inventata e prodotta in Abruzzo, grazie alla collaborazione tra imprese e università.

In una regione che ha bisogno di buone e silenziose pratiche, l’obiettivo che si è prefissato il progetto AbitAbile suona come una risposta molto concreta al dramma della disoccupazione e alla crisi che attanaglia tante aziende: entro l'anno, infatti, arriverà il primo prototipo di abitazione intelligente, nata anche dopo lo studio di 30 persone con disabilità.

Il progetto AbitAbile è nato grazie a un finanziamento di 450 mila euro di fondi europei Por-Fers, a favore del Polo di innovazione dell’Edilizia sostenibile, e vede protagoniste cinque aziende abruzzesi operanti nel settore del mobili, della tecnologia dei software e della domotica, con la partnership fondamentale dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara.

Il progetto nasce da una consapevolezza: di solito chi produce mobili ha come target l'adulto medio sano. Un errore di prospettiva in un Paese dove i disabili sono il 5% della popolazione, gli over 56enni il 20%, cioè 12 milioni di persone. E nel 2014 saranno il 31%. Con un numero, insomma, sempre crescente di persone che avranno abilità fisiche sensoriali e cognitive ridotte.

Una popolazione a cui deve dare una risposta non solo la politica sociale di un Paese civile: ma anche il settore della domotica, ovvero quella scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie per migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati, che vede coinvolte ingegneria edile, ingegneria energetica, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni e informatica.

A spiegare ad AbruzzoWeb questa casa 2.0 è Antonio Cilli, docente di informatica giuridica all’Università D’Annunzio di Chieti, delegato del Polo innovazione dell’edilizia sostenibile e delle figure chiave del progetto AbitAbile .

“Partiamo da una evidenza: la casa diventa un percorso a ostacoli per chi ha facoltà motorie ridotte. Diventa un’impresa aprire una porta o l’anta di un armadio, andare al bagno, accendere la televisione, alzarsi dal letto, utilizzare gli elettrodomestici - afferma - Ma non esistono difficoltà standard, ogni disabilità è un caso a parte. Sul mercato esistono invece prodotti che non tengono conto della diversa tipologia di disabilità, anche in considerazione del decorso di una malattia invalidante”.

L’Università D’Annunzio, in particolare il dipartimento di Scienze motorie, sta dunque studiano il comportamento e le capacità motorie in ambito domestico di 30 disabili, a seguito di un ictus, stabilendo per ciascuno di loro i parametri antropometrici, come altezza, peso, forza delle braccia, specifiche disabilità.

“L’esito di questa ricerca - prosegue Cilli - sarà alla base della progettazione di mobili e accessori, software innovativi capaci di rispondere a tutte le esigenze dei disabili. Le aziende nel settore tecnologico stanno già ricercando sul mercato la migliore sensoristica, che può per esempio consentire di aprire una porta, chiudere le tapparelle, accendere le luci o la televisione, controllare tutti gli strumenti audiovisivi grazie a comandi vocali, sensori a raggi infrarossi, telecomandi o addirittura con il movimento delle palpebre”.

Entro l’anno sarà dunque costruito un prototipo di casa domotica all’interno dell’Università D’Annunzio, con tutti gli arredi e i dispositivi pronti per essere messi alla prova.

La proprietà intellettuale di quanto realizzato resterà alla Regione Abruzzo, e questo patrimonio di informazione sarà messo a disposizione delle aziende che intenderanno cimentarsi in questo nuovo mercato a dir poco promettente, a cominciare ovviamente dalle cinque coinvolte sin dall’inizio nel progetto AbitAbile.

Cilli è convinto “che si potranno creare molti posti di lavoro con la casa domotica. L’Unione europea nei prossimi anni destinerà molte risorse per l‘abbattimento delle barriere architettoniche - ricorda - dunque si può immaginare che i disabili che non si potranno permettere determinati prodotti, potranno godere di aiuti finanziari".

"E sarebbe uno scenario a dir poco auspicabile: un disabile autonomo in casa sua ha una qualità della vita molto più alta, e per di più ci sarebbe un risparmio in termini di assistenza domiciliare anche per il sistema sanitario”, conclude.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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