HONEYWELL, PRENDI I SOLDI E SCAPPA: RABBIA
DEI SINDACATI, ''IL GOVERNO E' IMPOTENTE''

Pubblicazione: 22 febbraio 2018 alle ore 18:14

ATESSA  - "Riteniamo drammatico che un Governo importante come quello italiano non abbia i mezzi per impedire di andare via a una multinazionale che ha precedentemente attinto a piene mani a fondi pubblici". 

C'è amarezza nel commento della rsu di Fiom, Fim e Uilm della Honeywell di Atessa(Chieti).

La multinazionale americana ha deciso di delocalizzata in Slovacchia, una scelta motivata dalla sola intenzione di incrementare i profitti, che ha portato alla perdita in Abruzzo di quasi 500 posti di lavoro. 

Vicenda molto simile a quella di Embraco, l'azienda che produce i motori dei frigoriferi Whirlpool e che ha deciso di licenziare praticamente tutto il personale dello stabilimento di Riva di Chieri, nel torinese, per delocalizzare anche lei in Slovacchia.

Al Ministero dello Sviluppo economico, per quanto riguarda Honeywell, il 16 febbraio scorso è stato raggiunto un accordo di massima che prevede almeno un incentivo per i lavoratori e la disponibilità dello stabilimento per favorire la reindustrializzazione.

L’incentivo che verrà riconosciuto ai lavoratori che andranno via subito sarà pari a 50 mila euro più 1.000 per ogni anno di anzianità o, a scelta, 22 mensilità, per chi resterà in forza e posto in cassa integrazione per i prossimi 10 mesi ci sarà una riduzione progressiva di 1.000 euro al mese. La speranza ora è che la disponibilità a dare a titolo gratuito lo stabile a soggetti che vorranno reindustrializzarlo, offrendo occupazione ad almeno il 30 per cento dei lavoratori colpiti dalla decisione di Honeywell di cessare la produzione, possa davvero costituire una opportunità per il futuro. 

Un lieto fine solo ipotetico, appeso alla speranza che si trovi in tempi stretti un nuovo investitore. Quel che resta nei fatti sono 500 lavorartori a casa, e la rabbia per la cessazione di un attività che non era affatto in crisi, e poteva avvalersi di alte professionalità.  

"La responsabilità della chiusura è esclusivamente della Honeywell - osservano i sindacati - che dopo aver depredato un territorio fugge via lasciando un drammatico deserto alle proprie spalle e sarà compito dei prossimi governi costruire un percorso politico in grado di scongiurare processi simili per il prossimo futuro. Senza una vera politica industriale questa nazione non ha futuro e il numero di aziende che lasceranno il nostro paese sarà sempre più numeroso". 

L'accordo raggiunto è stato discusso dai lavoratori, riconoscono i sindacati, "che hanno compreso come tale intesa fosse il frutto di intenso confronto con l'azienda e che il nostro potere contrattuale si fosse notevolmente abbassato. L'accordo prevede elementi decisamente positivi, come la concessione a titolo completamente gratuito del capannone a una eventuale azienda interessata o affidarsi ad un Advisor per la ricerca di imprese pronte a rilevare lo stabilimento. Fondamentale è stato anche l'avvio del prolungamento della cassa integrazione".

Resta irrisolto il punto di fondo, la vita di tanti lavoratori appesa alle scelte di multinazionali che possono a loro piacimento e senza freni, spostarsi da un paese all'altro alla ricerca di salari e tasse più basse, per garantirsi la massimizzazione del profitto. 

"Oggi necessariamente dobbiamo voltare pagina e ragionare in maniera differente facendo i conti con una bruciante sconfitta frutto di una splendida lotta necessaria, ma che non è stata in grado di fermare questo processo di delocalizzazione. Chiediamo a tutti di unire le forze per sostenere con il massimo impegno il percorso della reindustrializzazione", concludono i sindacati. 



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