HOTEL RIGOPIANO, SINDACO FARINDOLA
ED EX PREFETTO INDAGATI INSIEME AD ALTRI 21

Pubblicazione: 23 novembre 2017 alle ore 12:13

PESCARA - Salgono da 6 a 23 gli indagati da parte della procura della Repubblica di per la vicenda dell'Hotel Rigopiano, travolto da una valanga lo scorso 18 gennaio che, unita agli effetti delle ripetute scosse di terremoto, ha provocato 29 morti.

Oggi si è diffusa la notizia shock delle notifiche degli avvisi di garanzia, con l’estensione delle indagini al prefetto di Pescara, da poco ex, Francesco Provolo, da sempre additato dalle famiglie di non aver fatto abbastanza, e ora accusato anche dai pm di aver avviato in ritardo la macchina dei soccorsi, e ancora funzionari e tecnici della Regione Abruzzo e dei Comuni coinvolti, per i quali le contestazioni sono di non aver redatto Carta valanghe e altri documenti che avrebbero accertato la pericolosità della struttura e della situazione.

Esultano i familiari delle vittime che chiedevano da tempo giustizia: si sono ritrovati sotto gli uffici della procura, senza però essere ricevuti dai pm, che ringraziano pur facendo notare che “manca ancora qualche nome eccellente”, in riferimento al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, citato da qualcuno di loro.

A dicembre cominceranno gli interrogatori degli indagati: l'11 quello, attesissimo, dell’ex prefetto Provolo.

GLI INDAGATI

Il 27 aprile scorso era stato diffuso che fossero indagati il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, il direttore dell'albergo, Bruno Di Tommaso, due funzionari della Provincia, Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, e il dipendente del Comune di Farindola Enrico Colangeli.

Oggi si sono aggiunti l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, i funzionari della Regione Pierluigi Caputi, Carlo Giovani, Vittorio Di Biase, Emidio Primavera, Antonio Sorgi e Sabatino Belmaggio, il consulente della società di gestione Andrea Marrone, il geologo Luciano Sbaraglia, l'imprenditore Marco Paolo Del Rosso, gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, il tecnico della società di gestione Giuseppe Gatto, il comandante della Polizia provinciale di Pescara Giulio Honorati, il tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale Tino Chiappino, e i funzionari della prefettura Leonardo BiancoIda De Cesaris.

Tra i reati ipotizzati dalla Procura guidata dal capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia ci sono quelli di omicidio e lesioni plurime colpose per tutta la catena dei soccorsi, che va dagli indagati della prefettura al Comune di Farindola. Per gli altri indagati sono ipotizzati anche a vario titolo i reati di falso e abuso edilizio.

CAUSE DELLA MORTE IN ORDINANZA

Asfissia, ostruzione vie respiratorie e compressioni del torace, violenti traumi contusivi e da schiacciamento a seguito del crollo della struttura, crash syndrome con compartecipazione di un progressivo quadro asfittico, emorragie subracnoidea traumatica, asfissie da valanga e in presenza di basse temperature: queste sono le cause della morte delle 29 persone che hanno perso la vita nell'hotel Rigopiano a Farindola (Pescara).

Lo si legge nell'informazione di garanzia notificata ai 23 indagati per la tragedia dello scorso 18 gennaio.

LE ACCUSE

L’EX PREFETTO INDAGATO PER RITARDI NEI SOCCORSI

L’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, e gli altri due funzionari, Ida De Cesaris e Leonardo Bianco, sono indagati dalla Procura di Pescara perché “pur nella consapevolezza che quanto meno dal 16 gennaio la provincia di Pescara era in stato d’emergenza”, in quanto la stessa Prefettura aveva inviato nota alla presidenza del Consiglio e al ministero degli Interni, “soltanto all’esito della riunione in Prefettura del comitato dell’ordine pubblico alla ore 10 del 18 gennaio, invitava gli operatori della Prefettura a scendere nella sala della protezione civile determinando non prima delle ore 12 la reale operatività del Centro Coordinamento Soccorsi in forza della effettiva apertura della sala operativa della Sala Provinciale prima non funzionante”.

Nell’ordinanza della Procura quindi si legge che “ormai troppo tardi, solo alle ore 18.28 del 18 gennaio”, il prefetto si attivava “nel chiedere l’intervento di personale e attrezzature dell’Esercito Italiano per lo sgombero della neve nei paesi montani della provincia di Pescara” e altre turbine alla Regione Abruzzo.

La valanga che ha travolto il resort di Rigopiano è arrivata poco prima delle ore 17, ma questo ritardo nell’attivare i soccorsi ha fatto sì che fossero determinate “le condizioni per cui la strada provinciale dell’hotel fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti in detto albergo di allontanarsi, tanto più allarmati dalle scosse di terremoto della giornata”.

La procura ha disposto l’interrogatorio di Provolo per il prossimo 11 dicembre a Pescara.

FUNZIONARI REGIONE INDAGATI PER NON AVER REALIZZATO CARTA VALANGHE

I funzionari della Regione Abruzzo sono indagati perché “sebbene incombesse su di loro” la responsabilità di realizzare la Carta delle valanghe per l’intero Abruzzo, “non si attivavano in alcun modo nemmeno predisponendo apposite, doverose, richieste di necessari fondi da stanziare nel bilancio regionale”, per realizzare la Carta, poi individuati solo nel febbraio 2017 e poi stanziati.

È uno dei passaggi dell’accusa a carico di Pierluigi Caputi, direttore dei Lavori pubblici fino al 2014, Carlo Giovani, dirigente della Protezione civile, Sabatino Belmaggio, responsabile del rischio valanghe fino al 2016, Vittorio Di Biase direttore Dipartimento opere pubbliche fino al 2015 e Emidio Rocco Primavera, direttore del Dipartimento opere pubbliche, finiti nell’inchiesta sulla tragedia di Rigopiano per la mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo da valanga.

Se presente, quindi, la località di Rigopiano sarebbe stata riconosciuta come “esposta a tale pericolo di valanghe”, “sia per obiettive evidenti ragioni morfologiche, sia per note vicende storiche”.

Questa assenza, si legge nell’ordinanza della Procura di iscrizione sul registro degli indagati di 23 persone, “ha fatto sì che le opere già realizzate dell’hotel in seguito ai permessi di costruzione del Comune di Farindola non siano state segnalate dal sindaco al Comitato Tecnico regionale per lo studio di neve e valanghe”.

Se così fosse stato, il Comitato avrebbe deciso “l’immediata sospensione di ogni utilizzo in stagione invernale dell’albergo, fino alla realizzazione di interventi di difesa antivalanghiva della struttura, dighe di deviazione, reti, deflettori da vento, ombrelli da neve”.

SINDACI E DIRIGENTI COMUNALI INDAGATI PER AVER FATTO COSTRUIRE L’HOTEL

Nell’ordinanza vengono messe in luce anche le vicende urbanistiche dell’hotel con l’iscrizione anche dei due sindaci che hanno preceduto Ilario Lacchetta, ossia Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, e che, insieme ai dirigenti comunali e al geologo Luciano Sbaraglia, hanno permesso la costruzione della struttura, oltre che della proprietà del resort.

Gli esponenti del comune sono indagati, nonostante le molte relazioni storiche su valanghe, per non aver mai preso in esame di “adottare un nuovo Piano regolatore generale che, laddove emanato, avrebbe di necessità individuato a Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe sia per ragioni morfologiche che storiche”.

Se così fosse stato, il Comune non avrebbe potuto rilasciare i permessi per la ristrutturazione dell’hotel “permessi che, in presenza di un corretto Prg e di parimenti corretto Piano Emergenza comunale, non sarebbe stato possibile rilasciare con conseguente impossibilità edificatoria”.

I FAMILIARI DELLE VITTIME

SI RITROVANO TUTTI A PESCARA, “MANCA QUALCHE NOME MA GRAZIE PM”

Appresa la notizia relativa agli sviluppi dell’inchiesta sul disastro dell’Hotel Rigopiano, con il numero degli indagati che è salito a 23, i familiari delle vittime si sono messi in viaggio verso Pescara, dandosi appuntamento per il pomeriggio davanti alla Procura.

In Abruzzo sono arrivati i familiari delle vittime dalle Marche, dal Lazio e dall’Umbria.

Il presidente del Comitato delle vittime, Gianluca Tanda, ha spiegato di essersi sentito con altri e che, nel commentare l’accaduto, “non è mancata l’ emozione. Siamo soddisfatti perché ci avevano promesso sviluppi entro l’anno e questo è successo - conclude l’esponente del comitato - non significa ancora nulla, ma è un segnale molto positivo”.

“I nostri ringraziamenti vanno alla Procura di Pescara, perché sta lavorando come volevamo, anche se mancano ancora all’appello alcune persone, a partire dal presidente della Regione Abruzzo”, hanno detto Gianluca Tanda, Giampaolo Matrone, Alessio Feniello e un’altra quindicina di persone, tra familiari delle vittime e superstiti del disastro dell’Hotel Rigopiano, una volta giunti a Pescara “per condividere un momento di gioia ed esprimere vicinanza ai pm”, dopo gli ultimi sviluppi.

“Sono circa otto mesi che diciamo le stesse cose, ovvero che i responsabili sono questi e loro hanno lavorato in questa direzione - spiega Tanda, presidente del Comitato familiari delle vittime - siamo soddisfatti, non del tutto, perché manca qualche persona. Agli indagati chiediamo che parlino, che dicano tutta la verità - prosegue Tanda - l’ex prefetto Provolo, durante il nostro ultimo incontro, ci disse che meritiamo la verità, quindi adesso ci dicano la verità”.

L’esponente del comitato sottolinea che i familiari delle vittime non hanno “mai ricevuto le scuse e anzi c’è chi si è giustificato affermando di avere fatto anche di più di ciò che doveva fare”.

I familiari delle vittime hanno anche chiesto di incontrare il procuratore Serpi e il pm Papalia per esprimere personalmente la propria gratitudine, ma i magistrati hanno opposto un rifiuto alla richiesta di incontro, in ragione degli impegni lavorativi.

“Mancano ancora un paio di nomi tra le persone da sottoporre a indagine, di cui uno eccellente. Siamo sicuri, tuttavia, che prima o poi saranno resi noti”, ha aggiunto Tanda, portavoce del comitato.

“Oggi - ha aggiunto il portavoce - per noi è un momento molto importante con sentimenti altalenanti che vanno dalla gioia alla rabbia. Oggi abbiamo una maggiore fiducia negli inquirenti. Quello che avevamo ipotizzato sta diventando realtà”.

MATRONE: “E ADESSO SI DIMETTANO TUTTI”

“Oggi è una bella giornata. Alla notizia che gli indagati sono saliti a 23 la sensazione è stata così forte che la mano sinistra, l’unica che mi è rimasta, tremava tutta”.

Così Giampaolo Matrone, uno dei sopravvissuti della catastrofe di Rigopiano, ma a carissimo prezzo, sotto l’hotel travolto dalla valanga ha perso la moglie ed è rimasto invalido, ha commentato la notizia.

“Appena ho saputo, ho ‘mollato’ la fisioterapia alla mano destra a cui mi stavo sottoponendo, come ogni mattina, e sono corso a Pescara: durante il tragitto in macchina mi sono scese lacrime, ma di gioia” aggiunge il pasticciere di Monterotondo, che ringrazia di cuore la Procura ”per l’ottimo lavoro che sta svolgendo”.

“All’appello manca ancora qualcuno” anche secondo Matrone, alludendo in particolare “ai vertici della Regione Abruzzo”.

“Non è finita qui, so che ci saranno a breve altre clamorose novità. E magari arriveremo a 29, proprio come il numero delle vittime della tragedia”.

“Intanto, però - aggiunge - nell’elenco c’è il Prefetto di Pescara Francesco Provolo, o meglio l’ex prefetto, che io chiamo il ‘Prefetto di Rigopiano’, colui che mi aveva detto di avere la coscienza pulita e che ero vivo grazie a lui: adesso è indagato. E c’è la direttrice della centralinista che ha irriso l’allarme, ritardando i soccorsi” continua il superstite, che nelle ultime settimane ha manifestato per ben due volte sotto la Prefettura, finendo anche per essere “segnalato” da Provolo alla stessa Procura.

“Adesso però - conclude Matrone - pretendo le dimissioni di queste persone, che sono anche figure apicali di Enti pubblici, dirigono uffici e dipartimenti che hanno anche a che fare con la sicurezza pubblica, hanno responsabilità sui cittadini. Vogliamo un’altra Rigopiano?”.

Soddisfazione è stata espressa anche da Ermes Trovò, presidente di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui Matrone si è affidato per ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Angelo Novelli.

“Siamo ancora nelle fasi preliminari ma il fatto che la macchina della Giustizia si stia muovendo in modo così celere e deciso testimonia della volontà di andare fino in fondo e ci fa ben sperare che si arrivi quanto prima all’accertamento di tutte quante le responsabilità - conclude Trovò - un atto doveroso per le vittime, per i loro familiari e per il Paese intero”.

IL PADRE DI FENIELLO, “LOTTEREMO PER AVERE GIUSTIZIA”

“Dopo tutti questi mesi, finalmente la Procura di Pescara ha individuato i responsabili della morte di Stefano e delle altre 28 vittime”.

Così Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle vittime dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), commenta su Facebook gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sul disastro del 18 gennaio scorso.

“Fa piacere vedere che sono indagati personaggi che fin dall’inizio avevamo indicato come i colpevoli, uno tra tutti l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo - aggiunge Alessio Feniello - la famiglia Feniello continuerà a combattere per avere giustizia”.

Il nome di Stefano, due giorni dopo il disastro, era stato erroneamente inserito in una lista, comunicata dalle autorità ai familiari, relativa a cinque persone vive che sarebbero dovute arrivare a breve in ospedale.

Ma il ragazzo, originario di Valva (Salerno) che si trovava all’hotel Rigopiano insieme alla fidanzata, Francesca Bronzi, uscita indenne dal disastro, non è mai arrivato.

AVVOCATO REBOA, “SPERANZA DI GIUSTIZIA PER VITTIME”

“Massima soddisfazione che la magistratura abbia fatto il suo lavoro e che ci sia la speranza di dare giustizia alle povere vittime”.

Lo ha detto l’avvocato Romolo Reboa, che insieme ai legali Roberta Verginelli, Maurizio Sangermano e Gabriele Germano assiste il superstite Giampaolo Matrone e i familiari di Valentina Cicioni, Marco Tanda e Jessica Tinari, tre delle 29 vittime del disastro dell’Hotel Rigopiano, commentando gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, che ha visto salire a quota 23 il numero degli indagati.

Quanto all’estendersi dell’inchiesta, da Comune e Provincia, a Regione e Prefettura, “immagino, perché devo ancora studiare gli atti - dice Reboa - che la motivazione sia da ricercare nelle verifiche sulla tempestività dei soccorsi e sull’ organizzazione dell’intero sistema di Protezione civile”.

L’avvocato, in conclusione, afferma di non essere sorpreso, “avendo visto la serietà con cui sta operando la magistratura”.

PROF CHE LANCIÒ SOS, “CONTENTO PER I VIVI MA VITTIME PESANO”

“Sono contento per i superstiti e ho la coscienza a posto, ma fa male che gli altri non ce l’abbiano fatta”.

Così il professor Quintino Marcella, docente dell’Istituto alberghiero De Cecco di Pescara, il primo che, senza essere creduto, lanciò l’allarme per la valanga che travolse l’hotel Rigopiano, provocando 29 vittime.

Nel giorno in cui gli indagati nell’inchiesta della Procura di Pescara salgono a 23, Marcella sottolinea che “è giusto che venga fuori la verità, non potevano essere solo poche persone” e che “delle colpe sicuramente ci sono, ma non spetta a me dire di chi siano, per questo c’è la giustizia”.

Dal suo ristorante di Silvi, Marcella, conosciuto da tutti in città come ‘il professore’, ricorda quel drammatico 18 gennaio.

Il suo cuoco, Giampiero Parete, in vacanza a Rigopiano insieme alla moglie e ai due figli piccoli, la famiglia fu poi tratta in salvo al completo, era uscito dall’hotel per prendere delle medicine in macchina, quando la valanga spazzò via la struttura.

È proprio al suo datore di lavoro, viste le difficoltà nell’utilizzare i cellulari, che Parete lanciò l’allarme via WhatsApp.

“Ho chiamato tutto e tutti, ogni numero di emergenza e tanti privati - racconta il docente - La mia mente era in panne, ho lanciato urli di aiuto a chiunque, mentre nei suoi messaggi Giampiero continuava a chiedermi quando sarebbero arrivati i soccorsi. Ricordo la sofferenza, il senso di impotenza, l’impossibilità ad agire, a fare tutto”.

“Ting la cocc’ tost (ho la testa dura)”, dice ironicamente in dialetto abruzzese il professore, sottolineando che “forse se non avessi insistito così tanto ci si sarebbe accorti dell’accaduto solo 24 ore dopo”.

Marcella ricorda bene come, in quegli istanti concitati, all’inizio nessuno credette ai suoi allarmi.

Come nel caso della funzionaria della Prefettura di Pescara che lo liquidò con la frase “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”.

“Mi rendevo conto che non mi stavano credendo - dice - ma in quegli istanti la mia mente era troppo impegnata, non mi sono soffermato a giudicare ogni singola telefonata. Se oggi riascolto quelle chiamate avverto nuovamente quel senso di impotenza”.

“Sono contento che Giampiero, la sua famiglia e altre persone siano vive, ma fa male che gli altri non ce l’abbiano fatta. Non è una gioia che mi riempie, perché ci sono 29 morti - prosegue - La mia coscienza, però, è a posto: ho fatto il possibile e sono stati salvati tutti quelli che si potevano salvare”.

Proprio la famiglia Parete, nei giorni scorsi, ha donato a Marcella una targa con la scritta “Si dice che nulla è per sempre, ma se anche un piccolo gesto riesce a toccare il cuore, rimane per sempre custodito nell’anima...” con la foto di Giampiero, sua moglie e i due figli sani e salvi all’ospedale di Pescara due giorni dopo la valanga.

Gesti che, uniti alle tante testimonianze di affetto e riconoscenza, per il professore sono tutto nella vita.

“Io vivo per il bene che mi vuole la gente - dice - del resto non mi interessa, non mi importa dei soldi, ho altri valori. In questi mesi ricevo testimonianze di affetto da parte di persone che non ho mai conosciuto. Mi definiscono un eroe, ma non mi sento un eroe. Faccio il volontario da una vita. Quel giorno non ho fatto nulla di diverso da ciò che andava fatto”.

GLI INDAGATI

EX PREFETTO PESCARA “DISPIACIUTO, MASTICO AMARO”

“Mastico amaro”. È il laconico commento dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, raggiunto oggi dall’avviso di garanzia per la vicenda di Rigopiano.

Provolo è stato trasferito nei giorni scorsi a Roma.

“Ho sempre detto che parlano le carte, i verbali - dice all’Ansa - Noi abbiamo lavorato, poi se uno mi chiede se si potevano fare le cose meglio, beh, se potevamo fare qualcosa di più, insomma, tutto può accadere”.

“Ma l’essenziale è stato fatto, quindi questa cosa un po’ mi ferisce perché questa, come ho detto spesso, è una cosa che porterò sempre nel cuore”, conclude.

DI MARCO, PRENDO ATTO DEL LAVORO DI INDAGINE

“Stamane mi è stato notificato un avviso di garanzia dal quale apprendo di essere indagato unitamente ad altre 22 persone sulla vicenda di Rigopiano”.

Così il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, commentando la notizia.

“Questo avviso, che riguarda sempre il procedimento n. 2586/17, mi pare che superi, e per così dire sostituisca, quello che ho ricevuto nell’aprile 2017 e nel quale risultavano indagate solo sei persone”, fa notare.

“Prendo atto dell’intenso lavoro di indagine sin qui svolto dagli inquirenti. Ritengo inopportuno e prematuro ogni altro commento per ossequio alla magistratura che svolgendo, con coscienza, il suo compito - conclude - e per la dovuta considerazione che si deve alla disgrazia accaduta”.

AVVOCATO SINDACO FARINDOLA, BENE INDAGINE ANCHE SU REGIONE

“Prendiamo atto con soddisfazione che il campo d’indagine sulle responsabilità per la tragedia sia stato esteso ai vertici della Regione Abruzzo”.

Così gli avvocati Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, che assistono Ilario Lacchetta, sindaco di Farindola (Pescara), Enrico Colangeli, tecnico comunale, e il Comune di Farindola, coinvolti nell’indagine sul disastro dell’Hotel Rigopiano, commentano gli ultimi sviluppi.

“Siamo certi - aggiungono i tre legali - che questo contribuirà in maniera significativa alla scoperta della verità”.



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