I COLDPLAY A SAN SIRO, IL RACCONTO DI UN AQUILANO
CONCERTONE TRA LUCI, BRIVIDI E GRANDE MUSICA

Pubblicazione: 06 luglio 2017 alle ore 13:22

foto Alessandro Barattelli
di

MILANO – Se da un lato quella del 3 luglio è stata una delle giornate più tristi della storia italiana del cinema - ci abbandonava l’icona della comicità nazionale Paolo Villaggio - dall’altro, per una porzione di persone, era una delle giornate più attese degli ultimi anni: i Coldplay in Italia per la doppia data a Milano.

Ma andiamo con ordine.

Per essere una giornata di luglio, a Milano, il clima è abbastanza gradevole. 

La città è molto tranquilla, forse troppo per essere un lunedì seppur estivo.

Alle 17.30 spaccate io e la mia ragazza decidiamo di dirigerci verso lo stadio “San Siro”, poiché, leggendo i diversi comunicati che girano, “si consiglia il pubblico pagante di arrivare con larghissimo anticipo” viste le serratissime misure di sicurezza adottate. 

Alle diciotto in punto parcheggio a due passi dallo stadio, e questo continua a confermarmi la troppa tranquillità cittadina che avevo percepito.

Nel giro di pochi minuti siamo fuori al primo blocco di sicurezza; nessuna fila, si entra in un attimo, solo un veloce controllo con il metal detector ed una sbirciatina negli zaini. 

Il tutto è così troppo veloce che quasi ci rifiutiamo dii entrare, decidendo così di andare a prendere un caffè.

Il sole inizia a picchiare un po' più forte, mentre i bagarini urlano e corrono per tentare di acquistare o di vendere un biglietto. 

In fondo, questo è l’evento dell’anno a Milano e il sold-out registrato in pochi minuti per entrambe le date non ha di certo aiutato.

Poi, arriva l'ora per noi l’ora di attraversare il primo blocco di controlli.

Anche qui, in un attimo siamo dentro al piazzale dello stadio.

In questo caso, la prima cosa da fare, come in ogni concerto che si rispetti, è procurarsi immediatamente una birra ghiacciata per affrontare l’arsura del momento.
Non finiamo neanche di dirlo che siamo già sotto all’ombra di un paninaro con piadina nella mano destra e birra nella sinistra. 

Mentre assaporo la piadina osservo la Scala del Calcio.

Lo stadio “Meazza” è sempre affascinante, ogni volta lì è come se fosse la prima, un’emozione unica. 

Lo vedi imponente che svetta tra i palazzi come fosse una torre di controllo che mi fa sentire piccolo come un granello di sabbia.

E questa sensazione mi piace parecchio. 

Bene, a questo punto, noi, entriamo ufficialmente nel mood del live. 

Gettiamo in un secchio carte e bicchieri, passiamo i tornelli (dove ci distribuiscono i bracciali elettronici che serviranno da coreografia), compriamo una maglietta allo stand lì vicino e cominciamo velocemente a salire per i torrioni dello stadio. 

Il cuore comincia a battere forte, il colpo d’occhio appena entriamo nel nostro settore è unico; migliaia di persone che hanno già riempito lo stadio, i seggiolini vuoti sono veramente pochi e mancano ancora un paio d’ore all’inizio dello show. 

Come 'tradizione', il tempo vola rapido anche in questo caso. 

Sale sul palco la svedese Tove Lo, che farà da spalla al gruppo britannico per le due date milanesi (la stessa Tove Lo che ha collaborato con Chris Martin nel brano Fun inserito nell’ultimo disco).

La ragazza classe 1987 scalda il pubblico con il suo pop scandinavo, è piena di energia e ce lo trasmette in ogni singolo brano, il pubblico salta, batte le mani a tempo e prova ad intonare qualche brano, seppure poco conosciuti.

Dopo un’esibizione di quaranta minuti, Ebba Tove Nilsson ringrazia, ci augura un buon divertimento e abbandona il palco. 

Il sole è ancora alto su Milano e le folate di vento, dentro lo stadio, sono pura utopia. 

La troupe dell’organizzazione sale sul palco accorda le chitarre, toglie i teloni dalla batteria e fa l’ultimo check sull’acustica, dopo di che saremo solo noi e i Coldplay.

Il palco dell’A Head Full Of Dreams Tour è imponente, con due maxi schermi ai lati ed una passerella lunga che taglia tutto il prato terminando dentro un piccolo cerchio. 

Sono le ore 21 e abbiamo voglia di cantare e di ballare, da bravi fan iniziamo a rumoreggiare, improvvisiamo una ola, incitiamo Martin e soci ad uscire sul palco, per cominciare lo show. 

Alle nove e ventiquattro si spengono le luci, le urla del stadio sono assordanti, si accendono gli schermi e parte “O Mio Bambino Caro”, intro ufficiale del tour firmato Maria Callas

Sugli schermi compaiono piccole interviste ai fan fatte fuori lo stadio nelle diverse location del tour, poi comincia un countdown. 

Esplodono i colori, i bracciali elettronici si attivano creando un’atmosfera da togliere il fiato, Chris Martin entra correndo sul palco e aprendo ufficialmente la serata con A Head Full Of Dreams. 

Siamo in visibilio, l’emozione è fortissima, saltiamo tutti insieme.

Si prosegue subito con Yellow, brano tratto dal primo bellissimo album Parachutes, che scalda il cuore in una tarda serata d’estate, per poi proseguire con Every Teardrop Is A Waterfall durante la quale lo stadio diventa un vera e propria strobosfera di mille colori. 

Chris Martin è bello carico,  corre e balla in ogni parte del palco, poi prende fiato, poi si siede al pianoforte e ci regala The Scientist e God Put A Smile Upon Your Face, entrambe tratte all’album A Rush Of Blood To The Head.

Si ritorna a danzare, questa volta sulle note di Paradise (dall’album Mylo Xyloto) e lo stadio è una grossa cornice di un viola acceso; le nostre voci sovrastano in ogni canzone quella di Chris, che resta stupefatto e ce lo fa notare. 

Ci tiene a dirci che l’atmosfera che ha trovato questa sera è la più bella che abbia mai visto, se sia una frase di circostanza o meno ci interessa poco, siamo felici e applaudiamo per quello che realmente è, per quello che ci sta regalando ma anche per quello che noi stiamo regalando loro.

Con Magic ed Always In My Head (entrambe dall’album Ghost Stories) l’atmosfera diventa misteriosa, ci sediamo e le viviamo a fondo, godendoci il momento in rigoroso silenzio, in una immersione intima.

Il live è spettacolare, incalzante a dei livelli altissimi. 

Nessuna pausa tra un brano e l’altro, quasi fosse un medley di due ore. 

La band tiene fede alla scaletta suonata anche nelle precedenti date europee e in quelle asiatiche (Singapore, Seoul e Tokyo), pure se in ordine sparso. 

È  quindi il momento della bellissima Everglow, cantata nel piccolo palco circolare, come a voler ricreare un ambiente familiare, come fossimo in pochi.

Chis Martin e soci riprendono ad aumentare i bpm dello show con Clocks, forse l'unica traccia che ho trovata slegata da tutto il contesto, poco idonea per riaccendere il pubblico. 

Midnight è l’unico brano semi-strumentale che permette a Martin e compagni di rifiatare quel poco che basta per tornare a regalarci adrenalina. 

È presto fatto, Charlie Brown irrompe nello stadio come una saetta, ma Chris dopo qualche secondo si blocca, ci chiede cortesemente di mettere via i telefoni per una canzone, di goderci lo spettacolo e l’atmosfera. 

Lo stadio è un tripudio di colori glitter e il brano sarà filmato per un probabile dvd che la band sta realizzando durante il tour. 

Dicevamo, Charie Brown, questa volta senza telefoni, solo noi e loro, per un momento di pura estasi ed intimità; quel momento terrai profondo dentro di te per sempre. 

Segue Hymn For The Weekend, brano tratto dall’ultimo album per poi passare al bellissimo ma troppo bistrattato disco X&Y, di cui l’unica canzone suonata è il simbolo di chi è cresciuto con la serie The O.C. ovvero Fix You. 

La performance è toccante, questa volta i bracciali hanno dipinto l’atmosfera di un rosso rubino. 
Si prosegue con Viva La Vida, aperta dal violinista e compositore torinese Davide Rossi, poi si balla tutti insieme sulle note di Adventure Of A Lifetime. 

Partono coriandoli, Chris Martin rotea su se stesso fin quasi a perdere i sensi e lasciarsi cadere sul palco a fine brano, con il naso all’insù a guardare il cielo stellato di questa notte magica. 

Segue un medley con In My Place che, improvvisamente, si trasforma in Don’t Look Back in Anger degli Oasis e Don’t Panic; sugli schermi parte un video della canzone scelta dal popolo italiano tramite una campagna hashtag che è risultata essere Us Against The World. 

Si torna ballare sulle note di Something Just Like This, brano dell’ultimo album in collaborazione con The Chainsmokers. 

Il finale è anch'esso tutto da brividi, vengono lanciati palloni giganti sul pubblico, partono coriandoli da ogni dove e le luci avvolgono tutti noi, che alziamo fieri i nostro braccialetti in aria per accompagnare la sensazionale A Sky Full Of Stars. 

Lo spettacolo si conclude, come da copione, con la bellissima Up&Up accompagnata dall’onirico video musicale sui maxi schermi; Chris Martin canta e suona il piano mentre vicino a lui i figli Apple e Moses accompagnano il coro. 

Il tutto finisce come è iniziato, sotto un mare di colori. 

Il frontman del gruppo si alza e ci ringrazia con un gesto che vale più di mille parole: posa a terra una bandiera dell’Italia che ha avuto con sé per tutto il concerto.

E si china per baciarla.

San Siro è ai suoi piedi, siamo stati conquistati tutti, nessuno escluso.

Il live è volato via in due ore senza interruzione che sono sembrate un minuto, in un momento i Coldplay non erano più sul palco e la gente ha cominciato ad abbandonare lo stadio. 

Io e la mia ragazza usciamo per ultimi, vogliamo goderci ancora quell’atmosfera che ancora è racchiusa nello stadio, prima che si dissolva. 
Ci siamo svegliati da un sogno lungo due ore, un sogno fatto di colori e gente che cantava, di sorrisi e di lacrime di gioia. 

Un sogno forse troppo breve ma che non avremmo potuto vivere più intensamente. 

E come dice Tommaso Paradiso: “Può succedere di perdere per sempre la magia di quella notte, ma io credo follemente che bisogna rischiare, lasciarsi andare, esagerare, aprire al massimo la valvola dei sentimenti, romperla, spanarla”.

Almeno per una volta, almeno per una notte: abbracciami e occhi lucidi”.

E noi lo abbiamo fatto. Insieme, io e te.  



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