I GOBLIN DI PROFONDO ROSSO IN CONCERTO A L'AQUILA:
''UNA GRANDE EMOZIONE, SIAMO LEGATI ALLA CITTA'''

Pubblicazione: 03 ottobre 2017 alle ore 07:00

Titta Tani, Claudio Simonetti e Bruno Previtali
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L’AQUILA - "Sarà un’emozione forte tornare all’Aquila dopo molti anni: nel nostro ultimo viaggio era in piena ricostruzione, c’erano puntellamenti ovunque, vogliamo vederne i progressi, senza i filtri dei media, ma soprattutto vogliamo mangiare gli arrosticini!".

Lo dicono ad AbruzzoWeb i Goblin, il gruppo musicale che ha firmato le colonne sonore di Profondo Rosso del regista italiano Dario Argento, composto da: Claudio Simonetti tastiere, Titta Tani alla batteria e Bruno Previtali alla chitarra.

Il trio sarà in concerto all'Aquila giovedì prossimo, 5 ottobre, al centro culturale di Tempera alle 21.30, per l’evento che si dividerà tra musica e cinema e arte, organizzato da "Phm Events", di Chiara Masciovecchio e Diego Fiordigigli​.

Durante la proiezione di Profondo Rosso e il live della colonna sonora, ci sarà anche una performance estemporanea dell’aquilana Giorgia Evangelista, che omaggerà il gruppo di una sua tela eseguita durante l’arco del concerto.

I GOBLIN E L’AQUILA

“Abbiamo suonato nel capoluogo abruzzese varie volte, anche nel teatro ora in ricostruzione - racconta Simonetti - sarà strano tornare dopo il terremoto, i media non ne parlano più quindi non sappiamo cosa è stato fatto realmente e che situazione ci troveremo davanti agli occhi. Ricordo L’Aquila piena di impalcature, spero che tornando vedrò una città diversa”.

Anche il batterista del gruppo, Titta Tani spiega di avere un rapporto particolare con il capoluogo, che visita regolarmente: “Sono molto legato all’Aquila, vado spesso a Paganica e ogni volta ne approfitto per mangiare gli arrosticini che adoro - spiega - L’Abruzzo è tutto stupendo, ma amo in particolare questa frazione dell’Aquila perché penso sia una bella zona, ricca di centri di aggregazione e questo credo sia molto importante”.

FORMAZIONE MUSICALE E L’INCONTRO CON DARIO ARGENTO

Claudio Simonetti, fondatore dei Goblin, insieme a Massimo Morante, ha da sempre respirato la musica, figlio del pianista, compositore e conduttore televisivo Enrico Simonetti, è nato e cresciuto a “Pane e musica”: “A otto anni ho iniziato a suonare il pianoforte - spiega -  crescendo ho studiato al conservatorio, poi nei primi gruppi giovanili, fino ad arrivare all’incontro con Dario Argento, che ha segnato una parte importante del mio percorso”.

Il primo lavoro importante, che lo ha reso famoso in tutto il mondo, è arrivato proprio nel 1975, anno in cui è uscita la pellicola horror del maestro del cinema italiano, che raggiunse un successo internazionale in pochissimo tempo. Il sound si rivelò un trionfo, raggiungendo la vetta delle classifiche discografiche, vendendo oltre 4 milioni di dischi.

“L’incontro con Dario Argento è stato il coronamento di un sogno: sin da bambino amavo il genere horror, soprattutto i film con i vampiri che avevano come protagonista Dracula, ma tra i miei preferiti sicuramente non posso non nominare L’esorcista di William Friedkin, Psyco di Alfred Hitchcock, e poi i primi film di Dario - prosegue Simonetti - Mi sorprese molto quello che, all’epoca, era un giovane regista italiano e non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei ritrovato a lavorare fianco a fianco con lui”.

Il percorso verso la notorietà è iniziato per caso, “un amore a prima vista” tra Simonetti e Argento. “Il nostro discografico era anche l’editore delle colonne sonore dei suoi film, Dario stava cercando gruppi rock per un nuovo film e gli proposero proprio il nostro gruppo, ci ascoltò e da lì non ci siamo più separati. Abbiamo iniziato una collaborazione che ci ha portati a raggiungere 13 film insieme e ogni volta era una nuova avventura - aggiunge - Nonostante siano passati 42 anni dall’uscita di Profondo Rosso è sempre emozionante suonarlo, la cosa più bella è che c’è stato un ricambio generazionale, sono moltissime le persone che continuano a seguirci”.

Tra i lavori più difficili, Simonetti parla di Suspiria: “Abbiamo creato un genere nuovo con questa pellicola, uno stile unico che abbiamo fatto nostro: il motivo principale del film è stato realizzato con un particolare modello di mandolino di origine ellenica, il bouzouki, di cui si era innamorato Dario durante un viaggio in Grecia, mentre per le percussioni venne stata utilizzata la tabla indiana, che accompagna i momenti di suspance del film”.

L'inquietante voce che si sente in alcune scese, particolarmente tese, è dello stesso Simonetti, che sussurra ansimante accompagnando i suoni, rendendo la colonna sonora un esperimento che ha funzionato soprattutto all’estero, dove Argento è conosciuto proprio per Suspiria. Un connubio tra musica e video, dove i suoni diventano protagonisti indiscussi della scena, tanto che la colonna sonora del film venne stata utilizzata durante le finali del nuoto sincronizzato alle Olimpiadi di Londra del 2012 dalla squadra russa, che si è aggiudicata la medaglia d'oro.

Un percorso differente, quello di Titta Tani: partito dal metal e dall’hard rock, rimasto legato al genere degli anni Ottanta, ai i Qeen, ai Rush e ai Boston, entrò nella band nel 1998. “Ho incontrato Claudio quasi vent’anni fa - ricorda - cercavano un batterista per modernizzare un po’ il sound e alla fine mi scelsero da quel giorno è nato un rapporto molto bello, che supera l’ambito lavorativo, insieme ci divertiamo tantissimo”.

Per Tani la prima volta di Profondo Rosso “è stata un’emozione difficile da descrivere”. “Quando ero piccolissimo mettevo sempre la cassetta con la colonna sonora e mi spaventavo da morire quando partiva l’arpeggio - ammette - Ritrovarmi insieme a Claudio e suonarla insieme è stata una sensazione micidiale”.

Il tour internazionale del trio li ha portati dall’Australia al Giappone, dove sono molto famosi, forse anche più che in Italia. “È bello vedere che la nostra musica piace moltissimo all’estero - aggiunge - penso sia più apprezzata che in Italia in realtà”. Il primo incontro avuto con Dario Argento Titta Tani lo racconta in poche essenziali parole “lui è molto schivo - ride -  io anche, diciamo che ci siamo schivati”.

SULLA MUSICA 2.0 E IL DIGITALE

Sulla musica digitale Simonetti ammette la sua rimostranza: “È  utile in un’ottica di diffusione, ma una vera e propria rovina dal punto di vista discografico, nessuno compra più i dischi - conclude - un tempo si dava più valore ai brani, mentre oggi i fruitori sono molto meno attenti alla musica”.

D’accordo anche Tani “Ben vengano le tecnologie, ma serve il palco, altrimenti si rischia di diventare musicisti da salotto. Non serve un like, un dito all’insù, serve chi viene a dirti che fai schifo - conclude - e che ti sputa in faccia, è molto più utile e aiuta a crescere”.



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