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I RISPARMI DI UNA VITA PER TORNARE NEL SUO
ABRUZZO: NELSON, DALL'ALABAMA A BARREA

Pubblicazione: 25 dicembre 2016 alle ore 09:15

di

BARREA - Il primo viaggio in Abruzzo grazie ai risparmi della moglie, la casa in Alabama venduta nel giro di due settimane e il viaggio per realizzare un sogno: andare a vivere a Barrea (L'Aquila), un piccolo borgo del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Quella di Jane e Nelson è una storia di emigrazione al contrario: una coppia affiatata di coniugi americani, lei di origine Sioux nata e vissuta in Alabama, lui in New Jersey, che dopo una vita di lavoro e sacrifici negli Stati Uniti, lui dipendente dell'Università, lei di una compagnia assicurativa, decidono di tornare nella terra che ha dato i natali ai genitori di lui.

Un parossismo raccontato ad AbruzzoWeb proprio nei giorni in cui fanno discutere le parole del ministro del Lavoro Giuliano Poletti sui cervelli in fuga, e all'indomani della morte nell'attentato di Berlino di Fabrizia Di Lorenzo, 31enne di Sulmona costretta a trasferirsi in Germania per lavoro.

"La mia storia inizia a Barrea - racconta Nelson Thatcher - dove sono nati i miei nonni Domenico e Tommasina, immigrati poi in America nel 1915, portando il loro primo figlio, mio zio Angelo con loro, perché i tempi erano duri in Italia".

Il ritorno in Italia, nell'ottobre del 2015, è stato accompagnato da una serie di difficoltà legate alla doppia cittadinanza, ma da una strepitosa accoglienza dei compaesani, che hanno aspettato in strada l'arrivo di Nelson e sua moglie.

Barrea, Alfedena e tutto l'hinterland intorno, fu protagonista tra l'800 e il '900 di un massiccio spopolamento. Tante famiglie lasciarono le loro case per tentare la fortuna altrove, Nord Europa ma soprattutto l'America, il grande sogno di quel periodo.

Solo tra il 1880 e il 1885 si registrarono dall'Italia più di 10 milioni di partenze.

E la storia di Nelson parte proprio da lì, da un mucchio di valigie e un bastimento sbarcato ad Ellis Island. I nonni, come racconta lo stesso Nelson, insieme a migliaia di connazionali all'inizio non furono ben accolti.

"Non era un buon momento per essere italiano negli States - spiega - era vivo il fenomeno dell'italofobia, tanto che gli americani li avevano ribattezzati con termini dispregiativi come 'broccoli' o 'pepperoni'".

Però molti hanno perseverato e si sono creati una loro identità. "Mio nonno - racconta - ha ottenuto un buon lavoro con le ferrovie, aiutato da amici abruzzesi che lo avevano preceduto".

In America misero al mondo altri 4 bambini, italiani di seconda generazione, tra cui la madre di Nelson, e riuscirono finalmente ad integrarsi, raggiunti anche da altri parenti.

Non parlavano più delle loro origini, ormai si sentivano americani al 100 per cento, e non raccontavano nulla dell'Italia neppure a figli e nipoti per il timore di essere ancora disprezzati.

Gli italiani di seconda generazione non erano mai stata in Italia, ma quando erano coi genitori parlavano correntemente la nostra lingua.

"Mia madre ha divorziato quando avevo 8 anni - racconta Nelson - mio padre era inglese ma non lo vedevo mai, per cui sono cresciuto in New Jersey prendendo tanto della cultura italiana, sia a tavola che nella vita di tutti i giorni".

Ma sono stati proprio i racconti di Barrea, dell'Abruzzo e dell'Italia, strappati alla mamma sul punto di morte, a spingere Nelson ad intraprendere una ricerca di informazioni sulla terra delle origini che lo ha fatto imbattere in una pagina Facebook dedicata al paesino, sulla quale ha anche postato alcune fotografie e documenti di famiglia chiedendo di essere aiutato a ricostruire l'albero genealogico.

Finché un giorno, per caso, scopre che la moglie da anni aveva aperto un conto corrente sul quale stava accantonando dei risparmi per un viaggio in Abruzzo. Il soggiorno in Italia, iniziato con il noleggio di una Moto Guzzi a Mandello del Lario (Lecco) e il viaggio fino a Barrea dopo due giorni on the road, ha convinto la coppia a trasferirsi nel paese che aveva dato i natali ai nonni.

Nelle tre settimane di soggiorno Nelson ha trovato un altro ceppo familiare nella vicina Alfedena, scoprendo che i non avevano mai tagliato le radici con le origini e che durante la seconda guerra mondiale mandavano regolarmente dei pacchi con piccoli doni e generi di conforto, vestiti, giocattoli e cibi.

Dopo il ritorno negli Stati Uniti e una volta raggiunta la pensione, grazie ai risparmi ed essendo riusciti a vendere la casa nel giro di poche settimane, il grande passo.

"Una cugina in Ohio - racconta Nelson - ci aveva trovato un appartamento a Barrea, il marito era lì e ci aiutò moltissimo".

"Perché ci siamo trasferiti? Perché la mia storia, il mio cuore, la mia famiglia, i miei amici e le mie ossa erano una parte di questo paese molto prima che io lo sapessi; molto prima che io nascessi.  Adesso sono a casa", conclude commosso Nelson.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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