I TESORI CUSTODITI NEI PALAZZI DELL'AQUILA NEGLI STUDI DELLA RICERCATRICE CARLA BARTOLOMUCCI

Pubblicazione: 03 luglio 2018 alle ore 07:30

Carla Bartolomucci
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L’AQUILA - "Dopo il terremoto dell’Aquila e la conseguente ricostruzione ci sono state molte scoperte importanti all’interno dei palazzi del nostro centro storico che hanno custodito per secoli dei tesori artistici e di grande interesse sociale e culturale".

Lei è Carla Bartolomucci, architetta aquilana, ricercatrice del Consiglio nazionale delle ricerche presso l’Istituto per le Tecnologie della Costruzione, rientrata in città pochi mesi prima del 6 aprile 2009, dopo aver lavorato per anni a Roma presso l’Istituto per la Conservazione e la valorizzazione dei Beni culturali del Cnr.

Ha studiato da sempre e ha "investigato" dopo il terremoto del 6 aprile, le peculiarità di alcuni palazzi del centro storico dell'Aquila, e, nel caso di Palazzo Carli-Benedetti, di alcuni ritrovamenti artistici venuti alla luce dopo i lavori di ristrutturazione.

Da queste "indagini", anche un libro, Terremoti e resilienza nell’architettura aquilana. Persistenze, trasformazioni e restauro del palazzo Carli Benedetti, presentato nelle scorse settimane all'Aquila.

Una città L'Aquila che ha sempre amato, e che non ha voluto abbandondare successivamente agli eventi sismici, anzi, è stato il momento in cui ha potuto approfondire i suoi studi.

A quasi 10 anni dal terremoto la ricercatrice è molto fiduciosa, "la situazione della città e del centro storico è sotto gli occhi di tutti, dopo i primi anni di abbandono forzato e di paralisi nel centro storico, già da alcuni anni sono attivi molti cantieri della ricostruzione e, con molte difficoltà, L'Aquila sta tornando ad essere vissuta e animata dalle attività commerciali".

Una ricostruzione che procede ma che, secondo la Bartolomucci, sta "allontanando gli aquilani".

"Purtroppo, nel frattempo, in periferia si è costruito moltissimo, forse ben più del necessario, questo ha contribuito al fenomeno di allontanamento dal cuore identitario della città, non solo fisico, ma anche psicologico, e all'estensione sempre maggiore di una periferia che rimane scarsamente qualificata dal punto di vista architettonico e urbanistico".

"Dopo la laurea - ricorda dialogando con AbruzzoWeb - volevo assolutamente occuparmi di restauro e architettura storica; per questo ho voluto approfondire gli studi con la specializzazione e il dottorato di ricerca e L'Aquila, antica e ricca sotto il profilo artistico è stato, ed è, un luogo fertile dove poter approfondire la mia passione e il mio lavoro".

Il libro su Palazzo Carli-Benedetti, dedicato alla città dell'Aquila non è la sua prima fatica letteraria, nel 1997 pubblicò già un volume sui palazzi storici aquilani e nel 2004 una monografia sulla Basilica di Collemaggio.

Con quest'ultimo volume ha proseguito alcuni studi avviati già prima del 2009 e alla luce dei danni e della ricostruzione, ha documentato i lavori compiuti, rendendo conto anche degli aspetti economici.

Nel caso di Palazzo Benedetti, "le somme spese risultano inferiori al contributo concesso - spiega - il denaro in eccedenza è stato restituito al Comune dell'Aquila, o meglio, tale importo non è stato erogato poiché lo stanziamento dei contributi avviene secondo lo stato di avanzamento dei lavori".

Queste sue ricerche l'hanno portata ad analizzare, in particolare, le scoperte e le nuove riflessioni che ne sono scaturite.

"I lavori nel palazzo sono stati un’occasione di studio e di approfondimento notevole, non solo sul palazzo ma su un pezzo di città. L’osservazione dei danni sismici e le scoperte hanno fornito nuovi spunti di ricerca, in realtà ogni restauro è un’importantissima occasione di approfondimento delle conoscenze", aggiunge.

"Le osservazioni sui danni sismici - svela la Bartolomucci - hanno consentito nuovi approfondimenti di conoscenza, sia dal punto di vista della storia costruttiva del palazzo e di un pezzo della città stessa, sia dal punto di vista delle tecniche costruttive storiche e degli accorgimenti antisismici utilizzati in passato”.

La ricercatrice parla di "resilienza dell’architettura storica", "sul prospetto laterale di palazzo Carli Benedetti - dice - sono evidenti una serie di edifici preesistenti, di epoca medievale, accostati l’uno all’altro con una rua interposta".

Sullo stesso fronte sono state riportate alla luce labili tracce di una Madonna dipinta, databile seconda metà del '400, "si tratta probabilmente un ex-voto successivo al terremoto del 1461", spiega la Bartolomucci, "che mostra ancora gli strati preparatori dell’affresco e il disegno graffito. Ancora, poco più in là è visibile uno stemma finora ignoto e precedente alla costruzione del palazzo quattrocentesco".

Un’altra immagine sacra, sempre della Vergine, modellata a stucco, si trova accanto allo sperone addossato sull’angolo verso il Corso dopo il terremoto del 1703 (e risale a quell’epoca).

"Spero che questi miei studi siano di stimolo per approfondimenti diversi, è certo che questo non è un caso isolato, le architetture storiche aquilane custodiscono e conservano informazioni preziose etesori artistici ai più sconosciuti", aggiunge.

"Penso che tutte le scoperte debbano essere documentate, in particolare per consentire approfondimenti da parte di studiosi di tutto il mondo, questo può costituire anche un richiamo per il turismo e una vetrina per una città ferita ma che ha bisogno di ripartire dalla sua storia e dalla sua identità culturale", conclude.

Le foto allegate sono tratte dal libro, quella dell'autrice è del fotografo Francesco Cascio.



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