IL PRESIDENTE COLAZILLI: ''SERVE AZIONE DEI COMUNI CON CITTADINI E TECNICI''
SUI PINI DI PESCARA: ''TAGLIATI PER CONTROLLI SUPERFICIALI, FATTI DANNI''

IL CONALPA SALVA GLI ALBERI DELLE CITTA',
''SONO MONUMENTI NATURALI E FANNO BENE''

Pubblicazione: 09 ottobre 2016 alle ore 09:15

Il dettaglio di una sequoia al Parco del Castello dell'Aquila
di

PESCARA - “A Pescara si è consumato l’ennesimo caso di superficialità nella gestione e conservazione del verde urbano” perché “il Comune ha finanziato una valutazione visiva speditiva degli alberi senza prevedere nessun approfondimento strumentale”, e con la sola vista “si può rintracciare una parte dei difetti dell’albero, ma non tutti”.

Lo spiega ad AbruzzoWeb Alberto Colazilli, storico dell'arte specializzato in restauro dei giardini storici e del paesaggio mediterraneo, presidente del Coordinamento nazionale alberi e paesaggio (Conalpa), onlus nata nel 2012 che si occupa di tutelare alberi monumentali, boschi, foreste, giardini e paesaggio naturalistico nelle città e fuori, parlando del caso del taglio che molti ritengono indiscriminato di pini a Pescara che ha suscitato polemiche e proteste.

Colazilli rimarca che “il patrimonio dei cosiddetti boschi in città è una ricchezza eccezionale per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Le aree verdi cittadine - spiega - hanno la capacità di mitigare il clima urbano e quella fastidiosissima isola di calore che rende insopportabili le giornate calde e afose”.

Ecco perché fa notare che “piantare nuovi arbusti e alberi nei parchi e nelle vie cittadine deve essere un obbligo delle amministrazioni” mentre per quanto concerne l’esistente “gli alberi monumentali vanno curati e tutelati da staff multidisciplinari di esperti in cui devono lavorare insieme il forestale, l’agronomo, il botanico, il paesaggista e lo storico”.

Possibile anche il volontariato della gente, “un connubio tra cittadini virtuosi ed esperti del settore, a mio avviso, può creare grandi progetti per la conservazione degli alberi in città”, dice il presidente del Conalpa, ma i tecnici sono fondamentali perché “con il verde urbano non ci si può improvvisare, altrimenti si creano disastri”.

Non mancano esempi virtuosi. “A Popoli abbiamo operato un censimento di alberi storici di interesse comunale con tanto di delibera di Consiglio comunale; poi, tramite protocollo d’intesa, ci siamo impegnati a promuovere la corretta potatura e una maggiore divulgazione con eventi e conferenze”.

Impossibile non partire dal caso discussissimo dei pini di Pescara. A oggi che danno è stato fatto alla città e come valuta le motivazioni del Comune all’operazione-tagli?

A Pescara si è consumato l’ennesimo caso di superficialità nella gestione e conservazione del verde urbano. Il Comune ha finanziato una valutazione visiva speditiva degli alberi senza prevedere nessun approfondimento strumentale e decretando l’abbattimento di numerosi esemplari. Con la valutazione visiva si può rintracciare una parte dei difetti dell’albero, ma non tutti, ecco perché prima di abbattere è sempre necessario approfondire con strumentazione adeguata. L’abbattimento lo reputo come “extrema ratio”, la soluzione ultima a un problema molto grave. Per gli alberi bisognerebbe trovare ogni soluzione alternativa all’abbattimento e pensare sempre alla loro conservazione nel tempo. Molti Comuni in Italia fanno analisi strumentali approfondite sui propri alberi perché ne capiscono il valore e vogliono curarli e salvarli ove possibile. La valutazione di stabilità è un passaggio molto serio nella conservazione e gestione degli alberi, ecco perché non può essere gestita con superficialità.

Sono stati annunciati “controlli” sulla sicurezza degli alberi anche a Chieti: è giusto vigilare oppure ormai è psicosi?

Io ho sempre parlato di “alberofobia”, sicuramente una psicosi che è stata alimentata da una certa comunicazione mediatica sul web e in tv che potremmo definire “ammazza-alberi”. Sono esseri viventi che vanno curati, conservati, valorizzati e migliorati nel loro aspetto fito-sanitario. I controlli devono essere un obbligo e non un optional perché testimoniano la bontà di un’amministrazione comunale verso la cura del verde. Ma bisogna smetterla di scrivere che l’albero è pericoloso perché non è assolutamente vero. L’albero è un essere vivente totalmente pacifico che è stato progettato da Madre Natura per creare habitat, ecosistemi, vita sulla terra, per generare ossigeno, per mitigare il clima urbano, per migliorare la qualità della vita. A Chieti, come anche a Pescara e in altre città italiane, ciò che rende instabili gli alberi è solo il maldestro intervento dell’uomo con cattive potature, scavi, taglio delle radici e cementificazione. Sono tutti “difetti” indotti che poi esplodono al primo nubifragio o tempesta di vento e buttano giù l’albero su una macchina, su un palazzo o sulla prima persona di passaggio.

Perché oggi è importante mantenere e curare il patrimonio boschivo nelle città?

Il patrimonio dei cosiddetti “boschi in città” è una ricchezza eccezionale per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Le aree verdi cittadine hanno la capacità di mitigare il clima urbano e quella fastidiosissima “isola di calore” che rende insopportabili le giornate calde e afose. Nelle aree verdi la temperatura può essere inferiore di 2-3 gradi rispetto alle aree con gli edifici. Inoltre, non dimentichiamoci di un regalo preziosissimo che gli alberi ci fanno ogni giorno che è l’ombra fresca e mitigatrice delle sue fronde. Più grandi sono le chiome degli alberi, maggiore è la mitigazione tramite l’ombra grazie all’evapotraspirazione. Poi c’è la straordinaria capacità degli alberi di trattenere il particolato atmosferico e quindi di contribuire al miglioramento dell’aria nelle città, tutto a favore della salute dei cittadini. In pratica, un’amministrazione comunale che impegna risorse sul miglioramento e ampliamento degli spazi verdi urbani e delle alberature sta lavorando a favore della cittadinanza e sta ponendo le basi per un futuro di qualità dell’intero tessuto urbano. Importante una nuova progettazione del tessuto urbano in cui l’albero diventi il protagonista e non l’oggetto da sacrificare. Sfortunatamente abbiamo città che non sono “a misura d’albero” e in queste realtà moltissimi esemplari vengono torturati e uccisi dalle potature errate e da interventi distruttivi all’apparato radicale.

Piantare nuovi arbusti nei parchi cittadini è consigliabile o addirittura doveroso?

Piantare nuovi arbusti e alberi nei parchi e nelle vie cittadine deve essere un obbligo delle amministrazioni. Tante malattie respiratorie e tante situazioni di depressione e stress che si amplificano in forma esponenziale nel caos della città possono essere efficacemente curate tramite il verde cittadino e la presenza di fiori, alberi, arbusti e vedute verdeggianti.

L’Abruzzo è stato tra le prime quattro Regioni a dotarsi di un elenco degli alberi monumentali, qual è il passo successivo?

L’elenco degli alberi monumentali è un passo molto importante ma adesso è fondamentale procedere all’opera di conservazione e valorizzazione degli esemplari. Ed è, a mio avviso, forse la parte più difficile perché gli alberi monumentali vanno curati e tutelati da staff multidisciplinari di esperti in cui devono lavorare insieme il forestale, l’agronomo, il botanico, il paesaggista e lo storico. Gli alberi monumentali sono i simboli del nostro paesaggio, custodi delle nostre memorie, punti di riferimento e sacri rappresentanti di intere comunità e popolazioni.

In sintesi quando e come è nato il Conalpa e quali scopi si prefigge.

Il Conalpa (Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio) è un’organizzazione no-profit nata nel 2012 in Abruzzo e divenuta onlus nel 2014. Conta molti collaboratori e simpatizzanti in diverse parti d’Italia, ed è diventata negli ultimi due anni un punto di riferimento per la tutela e valorizzazione degli alberi e dei giardini. Tra i suoi scopi Conalpa si prefigge la conservazione degli alberi monumentali, dei boschi, delle foreste, dei giardini e del paesaggio naturalistico e storico-culturale. Dal 2015 l’associazione si sta specializzando nel complesso mondo del verde urbano con tutta una serie di attività e studi in merito alla conoscenza e divulgazione dei benefici del verde e della progettazione di città “a misura d’albero”.

I Comuni hanno sempre meno fondi e risorse, dalle apparecchiature agli operai specializzati, per la cura del verde, ci sono comunque esempi virtuosi in regione di enti pubblici?

La mancanza di fondi impedisce un’attenta gestione e conservazione del verde cittadino, ma non è l’unico problema. C’è una dilagante ignoranza e superficialità nel settore. In Abruzzo la nostra associazione ha promosso due esempi virtuosi molto importanti per il miglioramento del verde urbano: il primo nel Comune di Popoli (Pescara), in cui abbiamo operato per un censimento di alberi storici di interesse comunale con tanto di delibera di consiglio comunale; poi, tramite protocollo d’intesa, ci siamo impegnati, sempre a Popoli, a promuovere la corretta potatura e una maggiore divulgazione delle buone pratiche organizzando anche eventi e conferenze. Poi c’è il Comune di Loreto Aprutino, con cui Conalpa ha un altro protocollo d’intesa, in cui ci siamo impegnati a promuovere la corretta potatura di molti alberi cittadini e dove stiamo promuovendo progetti di miglioramento ambientale con giardini mediterranei all’interno del centro storico.

Queste delibere e altre norme amministrative funzionano?

È importante ricordare che non serve a nulla adottare un regolamento del verde comunale se poi non c’è la volontà effettiva di farlo rispettare. Molti Comuni abruzzesi hanno il regolamento del verde, ma ci sono potature fatte male, pessime messe a dimora di alberi, pessima manutenzione del verde. La cronica mancanza di una cultura del giardino e del verde in generale colpisce molte città abruzzesi. Una malattia che va curata il prima possibile.

Dove non arriva l’ente può arrivare un gruppo di volontari? Con quali opportunità e quali rischi?

Il volontariato è una risorsa di grande valore, ma da sola non può risolvere i gravi problemi del verde urbano che vanno gestiti e seguiti con l’intervento di tecnici ed esperti qualificati. Con il verde urbano non ci si può improvvisare, altrimenti si creano disastri. Il volontariato deve sempre avere una base tecnico-scientifica perché stiamo parlando di cura e conservazione di esseri viventi. Tante le opportunità perché si avvicinano i cittadini alla cura degli alberi in città, ma ci possono essere rischi in merito alla non competenza per certe mansioni molto tecniche tra cui la potatura e la cura di malattie. Conalpa, pur promuovendo il volontariato, ha sempre cercato un approccio tecnico con i problemi del verde urbano e degli alberi in generale.

Alcune amministrazioni hanno siglato protocolli di intesa con i cittadini, qualche tempo dopo qual è il bilancio di queste operazioni?

La partecipazione dei cittadini è sempre importantissima ma bisogna sempre lavorare con una base tecnico-scientifica. I cittadini non devono essere lasciati soli nelle attività di cura del verde. Vanno istruiti sui benefici del verde in città, sulle potature, sull’importanza dell’albero come ecosistema. Un connubio tra cittadini virtuosi ed esperti del settore, a mio avviso, può creare grandi progetti per la conservazione degli alberi in città.

Dare “visibilità” a una pianta monumentale attraverso cura ma anche attenzioni mediatiche non rischia di metterla in pericolo e alla mercé di possibili malintenzionati?

Quando si parla di alberi monumentali si ha a che fare con gioielli dal valore immenso sotto l’aspetto naturalistico, culturale, storico e paesaggistico. Sono dei “monumenti naturali” a tutti gli effetti, ma hanno la particolarità di essere materia viva che reagisce molto male a errate stimolazioni antropiche. Le attenzioni mediatiche verso un albero monumentale possono salvarlo dalla morte, renderlo ancora più straordinario, leggendario, particolare. Il rischio è quello degli eccessi. I patriarchi verdi vanno trattati con tutte le attenzioni, possono diventare straordinari attrattori di un turismo sostenibile e di qualità, possono diventare prestigiose location, ma la qualità della promozione mediatica è d’obbligo e deve rivolgersi al turismo rispettoso della natura. Gli alberi monumentali si ammalano e muoiono di fronte al turismo usa e getta, con gente capace di portarsi a casa addirittura rami dell’albero o pezzi del tronco. Poi c’è sempre il problema degli atti vandalici che impone anche una vigilanza seria e rigorosa dei siti degli alberi monumentali.

Una pianta secolare o comunque di molte decine d’anni ha “visto” scorrere la storia e in fondo non ha avuto bisogno dell’uomo per sopravvivere. Che cosa può fare l’uomo per farla vivere di più e meglio?

L’albero monumentale ha solo bisogno di rispetto. Esso si degrada di fronte a opere assurde di cementificazione, potature fatte male, interventi invasivi che non rispettano il suo spazio vitale. Anche le azioni di tutela e miglioramento degli alberi monumentali devono essere eseguite nel totale rispetto degli aspetti naturalistici e del sito in cui l’esemplare vegeta.



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