IL FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE E LA SPECIALIZZAZIONE

Pubblicazione: 04 dicembre 2010 alle ore 12:50

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L’AQUILA - Sul Bollettino ufficiale della Regione Abruzzo (Bura) numero 69 del 26 novembre 2010 è pubblicato il bando “Sostegno alla realizzazione di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale”.

La dotazione complessiva del bando è pari a 9 milioni 744 mila euro. Le domande di finanziamento devono essere presentate entro il 15 febbraio 2011 se il soggetto proponente è un’impresa micro, piccola o media, entro il 15 giugno 2011 qualora il soggetto proponente, piccole e grandi imprese, sia aggregato ai poli di innovazione costituiti con avviso pubblico del 30 luglio 2010.

Le attività finanziabili sono la ricerca industriale, ovvero ricerca pianificata o indagini critiche per acquisire nuove conoscenze, oppure acquisizione, combinazione e strutturazione di nuove conoscenze per lo sviluppo di nuovi piani, progetti, disegni, prodotti, processi e servizi.

L'assessore regionale allo sviluppo economico, Alfredo Castiglione, ha presentato alla stampa il bando dichiarando la novità: “Dobbiamo cambiare registro e mentalità - ha affermato - Non è più possibile continuare a chiedere finanziamenti per i capannoni industriali senza misurarsi con la ricerca e l'innovazione. Questo atteggiamento ci ha portato a segnare il passo e a fronteggiare a fatica la crisi generale”.

Proviamo a capire da dove nascono questi bandi, come questi dovrebbero rispondere nel pieno interesse della collettività e soprattutto perché alle volte le dichiarazioni dei nostri rappresentanti ci portano a confusioni di principio.

Nel quinto rapporto sulla coesione economico-sociale dell'Unione Europea (novembre 2010), il commissario delle politica regionale, Johannes Hahn, raccomanda alle regioni competitività, tra cui la Regione Abruzzo, una azione coordinata di intervento su priorità chiave: sviluppo aree urbane depresse, ristrutturazione dei sistemi economici e sostegno allo sviluppo di una economia basata sulla conoscenza e sulla innovazione.

La nuova politica di coesione lega la propria ambiziosa riuscita alla strategia Europa 2020 e alle sette iniziative faro.

I futuri programmi di intervento, aggiunge, devono essere rispondenti a livello locale ai principi contenuti nella strategia Europa 2020, affinché le “priorità di intervento” identificate dal dialogo tra Commissione, stati membri e Regioni possano ricevere abbastanza fondi per facilitarne un impatto reale a livello territoriale.

In tal senso una forte enfasi sarà data “ai risultati”, saranno definiti un numero ristretti di obiettivi per programmi, i progressi saranno monitorati stressando l'analisi dei risultati e le performance dei territori.

Cambia anche il sistema sanzionatorio: dalla riduzione alla sospensione dei fondi con ricadute, secondo i documenti preparatori, sul patto di stabilità e crescita nazionali.

È chiaro come l'Unione Europea condizione sempre più le scelte dei policy maker locali. La politica regionale europea deve promuovere concretamente la solidarietà dell'Unione favorendo la coesione economica e sociale attraverso i fondi strutturali.

Tre sono i fondi strutturali disciplinati, per il periodo 2007-2013, dai regolamenti comunitari 1080/1082/1083/1084-2006 e la Decisione del Consiglio sugli orientamenti strategici comunitari in materia di coesione del 6 ottobre 2006: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo (Fse) e il Fondo di coesione.

Questi contribuiscono al conseguimento di tre obiettivi: “Convergenza”, “Competitività regionale e Occupazione” e “Cooperazione territoriale europea”.

L'obiettivo “Competitività regionale e occupazione”, recepisce gli “orientamenti comunitari 2007-2013 in materia di coesione”, che forniscono un quadro strategico comune al quale si ispirano i “quadri di riferimento strategici nazionali” adottati dai singoli Stati membri.

Le regioni attraverso i Por Fesr recepiscono i quadri comunitari di sostegno, la strategia di Lisbona, la strategia di Goteborg gli obiettivi del Piano per l'innovazione, la crescita e l'occupazione, ovvero i quadri strategici nazionali e quelli regionali.

La Regione Abruzzo rientra tra le regioni a obiettivo “Competitivita regionale e occupazione”, ex Obiettivo 2. Tra i 27 Stati membri dell'Unione Europea le regioni equivalenti sono 168 regioni, situate in 19 Stati membri, e rappresentano 314 milioni di abitanti.

L’importo di 55 miliardi di euro, dei quali 11,4 miliardi destinati alle regioni “phasing-in”(ex regioni obiettivo), corrisponde a poco meno del 16 per cento dello stanziamento totale dei fondi strutturali. Quali sono gli obiettivi e le azioni che devono essere perseguite per mezzo dei fondi strutturali?

I governi regionali devono, non è una scelta, rafforzare la competitività e l’attrattività delle regioni nonché l’occupazione a livello regionale mediante un duplice approccio.

In primo luogo, i programmi di sviluppo devono essere tesi ad aiutare le regioni ad anticipare e a promuovere il cambiamento economico mediante l’innovazione e la promozione della società della conoscenza, l’imprenditorialità, la protezione dell’ambiente e il miglioramento della loro accessibilità.

In secondo luogo, la creazione di migliori e più numerosi posti di lavoro che deve essere promossa mediante iniziative di adattamento della forza lavoro e di investimento nelle risorse umane.

Focalizziamo l'attenzione sul Por Fesr, documento di riferimento del bando “Sostegno alla realizzazione di progetti di Ricerca Industriale e di Sviluppo sperimentale”.

Il Por Fesr 2007-2013 della Regione Abruzzo ha una dotazione, per il periodo 2007-2013, di 345 milioni 369 mila euro, la quota comunitaria rappresenta il 40,4 per cento, suddivisi su cinque assi di intervento più l'assistenza tecnica: “Ricerca e sviluppo tecnologico, innovazione e imprenditorialità”, “Sostenibilità ambientale”, “Società dell'informazione”, “Sviluppo territoriale”, “Recupero e rivitalizzazione economica e sociale del territorio colpito dal sisma”.

Quest'ultimo asse di intervento ha assorbito poco più di 83 milioni di euro, elemento di novità per un programma operativo.

La ripartizione annua del fondo Fesr prevede una spesa cumulativa al 31 dicembre 2010 pari a 57 milioni 533 mila euro. Il bando in esecuzione è inerente l'Asse 1 “Ricerca e sviluppo tecnologico, innovazione e Imprenditorialità”: Azione I.1.1 Erogazione di aiuti a progetti di ricerca industriale e/o sviluppo sperimentale.

Per chi presenta una proposta di finanziamento, ma anche per chi la valuta, va detto che l'ammissibilità dei progetti è definita, a livello generale, dai regolamenti sui fondi strutturali e di coesione e varia a seconda degli obiettivi perseguiti, per la valutazione di merito.

Soffermandosi sulla valutazione qualitativa, i temi di riferimento comunitario sono in totale 15 e perseguono diverse finalità, nell'azione “Ricerca e sviluppo tecnologico, innovazione e imprenditorialità”, si trovano il sostegno alle imprese, la cooperazione e creazione di reti, la ricerca e innovazione.

E quest'ultimi trovano riscontro all'articolo 4 “contesto di riferimento”, dove è rilevata la modesta collaborazione tra enti pubblici, tra imprese private e tra privati nello sviluppo di progetti di ricerca e sviluppo tecnologico condivisi e la scarsa intensità degli investimenti in queste attività.

Si vuole quindi migliorare l'organizzazione del sistema regionale della ricerca favorendo forme di cooperazione più efficaci tra gli attori della innovazione e incentivare/promuovere la spesa privata attraverso l'offerta di strumenti di agevolazione con lo scopo di accrescere la propensione delle aziende a investire in ricerca e sviluppo.

Tale obiettivo deve essere misurato con gli indicatori di risultato, cosa l'intervento pubblico deve produrre: sei progetti di ricerca industriali finanziati.

Rientrano nella stessa misura la qualificazione di altri indicatori di risultato: aumento del numero di partenariati permanenti pubblico-privato, da zero a tre, crescita degli gli addetti alla ricerca e sviluppo (2,9 su 1.000 addetti) e della spesa di innovazione per addetto da 7.800 euro a 8.200; aumento della spesa pubblica per ricerca e sviluppo tecnologico sul Pil dallo 0,47 allo 0,55 per cento, incremento da 46,2 a 50 delle imprese che hanno introdotto una innovazione di processo e di prodotto sul totale delle imprese innovatrici.

Questi numeri vanno incrociati con i macro criteri, parametri e indicatori dell'articolo 18 del bando: efficacia del progetto proposto rispetto all'obiettivo “attività”, efficienza attuativa, in termini di livello di progettazione, cantierabilità, tempistica di esecuzione.

Costituirebbe un elemento di novità per la nostra regione se la commissione di valutazione del bando trovasse, tra le proposte progettuali da ammettere a finanziamento, la possibilità dei proponenti di creare le condizioni per una ricaduta positiva sia sul sistema produttivo locale della ricerca industriale o sperimentale da attuare che sulla capacità endogena del territorio di utilizzare la nuova conoscenza traducendo i risultati della ricerca in prodotti e servizi da immettere sul mercato.

Forse il privato, più del pubblico, conosce le reti sistemiche di trasferimento della conoscenza e le modalità che stimolano la domanda oltre che l'offerta di applicativi di conoscenza.

La presenza di quadro istituzionale favorevole che interviene con politiche sistemiche orizzontali, la disponibilità di uno stock di capitale umano qualificato che partecipa con finanziamenti privati, incide nei tempi e nelle performance innovative di un territorio, ovvero sulla capacità di una economia regionale, la nostra, di ben assorbire i fondi di ricerca e sviluppo, in primis quelli comunitari.

Tuttavia l'incidenza della spesa pubblica in R&S sul Pil non costituisce sufficiente massa critica per una politica di intervento uguale per ciascun settore.

Può il sistema istituzionale definire, a livello locale, un programma complementare di smart specialization, specializzazione intelligente?

*esperta in bilancio europeo e fondi strutturali



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