IL FUOCO DI SANT'ANTONIO ABATE, RITI E CELEBRAZIONI
PROSEGUONO A OLTRANZA IN TUTTO L'ABRUZZO

Pubblicazione: 18 gennaio 2018 alle ore 21:24

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L’AQUILA - Le celebrazioni per il culto di Sant’Antonio Abate vanno avanti non stop in Abruzzo anche oltre il 17 gennaio, giorno della ricorrenza della morte dell’anacoreta nato e vissuto in Egitto tra il III e il IV secolo dopo Cristo. 

Ancora festeggiamenti dunque, in onore di “Lu Sand’Andonje”, in dialetto abruzzese, a Cermignano (Teramo) da venerdì 19 gennaio fino a domenica 21 con canti, balli popolari, la mostra dei carri dipinti raffiguranti immagini del santo, i tradizionali e antichi canti della questua e la degustazione, tra le altre specialità, dei tipici dolci chiamati Li Cillitte o uccelletti da inzuppare nel vino, un piatto le cui radici sono da cercare nella cucina contadina. 

Si può fare un salto anche a Caprara D’Abruzzo, frazione del comune di Spoltore (Pescara) dove domenica 21 gennaio dopo la mattutina benedizione degli animali nella piazza della chiesa parrocchiale, le vie del paese saranno percorse da una rappresentazione itinerante delle ‘tentazioni’ subite dal Santo durante la sua vita, a opera del diavolo.

La messa in scena partirà alle ore 15.30 dalla Casa di Riposo di Villa Acerbo per concludersi, intorno alle 17, con una nuova benedizione degli animali in piazza. Per allietare la giornata, degustazione di dolci tipici, vin brulè, polenta con salsicce e vino rosso.

Ancora la provincia di Teramo con Lu Sand’Andonie di Nepezzano, sabato 20 e domenica 21 gennaio, una due giorni di canti e balli folckloristici, stand enogastronomici, una mostra fotografica dal titolo Paesaggi D’Abruzzo e lo spettacolo Poesie Recitate con l'attore Mario Di Girolamo.

A Case Troiano, quartiere della città di Pescara, invece, domenica 21 gennaio a partire dalle ore 17, sarà un convegno ad aprire le celebrazioni in onore del santo, dal titolo Sant’Antonio e i briganti

Le tradizionali e ricche coperte dell’antico artigianato abruzzese esposte in una mostra, faranno da colorata cornice al rito della benedizione degli animali, alla rievocazione delle tentazioni subite dal santo a cura del gruppo I Briganti della Majella, alla benedizione dei pani e all’accensione e benedizione del fuoco, il tutto accompagnato dai dolci tipici Cillitte e vino rosso.

Riti pagani e religiosi che caratterizzano un periodo dell’anno legato secondo la tradizione popolare al culto della famiglia, della cura dei campi e degli animali, al riposo dal lavoro contadino nelle lunghe serate d’inverno che nel passato si trascorrevano davanti il fuoco scoppiettante dei camini e delle stufe economiche.

L’iconografia cristiana ha rappresentato il Santo, fin dall’inizio del culto, accostandolo prima al maiale, che nella simbologia orientale sta a significare la lussuria, le tentazioni e quindi è strettamente legato al Demonio, poi a vari animali: questo il collegamento con il mondo agro-pastorale che lo ha eletto a protettore e lo omaggia e ne invoca l’intercessione per la buona riuscita del lavoro attraverso la benedizione degli animali e l’accensione di enormi falò. 

Il fuoco benedetto ricorda la vittoria sulle fiamme dell’inferno, da qui le invocazioni a protezione e liberazione dall’herpes zoster, detto comunemente Fuoco di Sant’Antonio. 



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