IL MITICO RITORNO, FANTOZZI SBARCA SUI FUMETTI:
''IL RAGIONIERE LOTTA CON EQUITALIA E FACEBOOK''

Pubblicazione: 07 gennaio 2015 alle ore 08:44

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L’AQUILA - È tornato Ugo Fantozzi, e stavolta il mitico ragioniere sbarca sui fumetti con il volume Fantozzi Forever.

Il celebre personaggio di Paolo Villaggio, raccontato a milioni di persone dai libri e soprattutto dai 10 film a partire dal 1975, torna a indossare la coppola a 15 anni dall’ultima apparizione sul grande schermo, avvenuta nel 1999.

Un’idea di Francesco Schietroma, nato proprio nel 75 guarda caso, nato pittore e poi divenuto disegnatore umoristico per giornali come l’Unità e Liberazione prima di prendere il coraggio a due mani e presentarsi dinanzi al mostro sacro Villaggio con il suo progetto, che è stato accolto.

Grazie al disegno con i “balloon”, Fantocci, pardon, Pupazzi, può permettersi perfino il lusso di dialogare con il suo creatore, il comico genovese, oggi 82 enne, che non può far altro che compatirlo, ed è in grado di essere aggiornato all’epoca di Facebook, dei “toy toy” ovvero i toy boy, e di avere a che fare con la morsa dell'agenzia di riscossione Equitalia.

E ancora, si consacra l’impensabile reunion con il geometra Filini, storica spalla fantozziana, personaggio interpretato da Gigi Reder nei film e scomparso nel 1998.

Insomma l’arte del fumetto di Schietroma rende possibile l’impossibile e consente di godersi un Fantozzi moderno eppure antico, che reincontra tutte le nemesi immaginabili, dal megadirettore galattico Balabam al dietologo professor Birkermeier, che nel frattempo si è ricollocato, per non parlare della moglie Pina e la figlia Mariangela che stavolta lo spaventa per la sua bruttezza dallo schermo di un tablet.

E in mezzo a solite ma nuove peripezie, Fantozzi cerca alla sua maniera, goffa ma di cuore, di accudire un inedito nipote figlio della società digitale che non mancherà di far dannare il ragionier Ugo, matricola 1001/bis, dell’ufficio Sinistri.

Come è nato questo nuovo progetto legato al personaggio di Fantozzi?

L’idea di realizzare una graphic novel su Fantozzi è mia e rientra in un progetto più ampio di ‘cinema a fumetti’. Tra i titoli che presi in considerazione, per lo più grandi film d’autore, mi accorsi che mancava un titolo che fosse realmente popolare, da qui l’idea di Fantozzi.

Temevi che il personaggio potesse non essere più attuale? L’ultimo film è del 1999...

No, questo no. Il personaggio trascende le epoche, è un archetipo. Certo, il basco si usa poco ormai, come la Bianchina. Ma si tratta di accessori irrinunciabili che caratterizzano una maschera in cui ancora ci identifichiamo. Non a caso il termine ‘fantozziano’ è entrato a far parte del nostro linguaggio comune, nonché nel vocabolario della lingua italiana.

Conoscevi Paolo Villaggio? Come sono stati i contatti con lui?

Sono cresciuto con la sua comicità e lo vidi spesso a teatro negli anni. L’idea di realizzare un Fantozzi a fumetti ce l’avevo già da tempo, ma non sapevo come proporglielo. alla fine è capitato che, circa un anno fa, sono andato a vederlo a teatro e, facendomi coraggio, l’ho avvicinato. Da lì è nato tutto.

Qual è stata la reazione immediata di Villaggio?

Cauta. Quando gliel’ho proposto mi ha chiesto di esaminare prima qualche tavola, per farsi un’idea. Quando gli ho portato le prime 10, si è convinto.

Quanta collaborazione c’è stata e quanta libertà ti ha dato?

Inizialmente di libertà ne avevo assai poca, infatti avevo pensato di adattare i racconti di Fantozzi presenti nei primi libri, quelli che non erano mai stati usati dal cinema. Il problema, però, è stato che mi accorsi che si prestavano poco al contesto attuale. Mi sembrava che questo ritorno avrebbe avuto maggiore mordente se il personaggio avesse potuto misurarsi con le problematiche attuali. Al che, confrontandomi con il maestro Villaggio, abbiamo elaborato a grosse linee il racconto. È stata una bellissima collaborazione.

Ci sono delle licenze che ti sei preso rispetto al personaggio come lo conosciamo?

L’unica licenza, o almeno così può apparire leggendo il libro, è l’inserimento di un personaggio nuovo, assente sia nei libri che nei film: il nipote di Fantozzi. Può apparire alieno al contesto tradizionale fantozziano, eppure nasce da un’idea di Villaggio.

Che cosa può dare in più il mezzo del fumetto a questo personaggio rispetto ai libri o ai film storici?

Ciò che più mi piaceva di questo progetto era proprio l’idea di fondere le 2 anime di Fantozzi, quella letteraria e quella cinematografica. la forma della graphic novel le racchiude entrambe.

Quali gli accorgimenti per modernizzarlo al 2014?

A ben guardare il personaggio è sempre rimasto uguale, senza mai subire particolari restyling. Ciò che cambiava era solo il contesto attorno a lui. Ed è esattamente ciò che ho fatto anche in questo fumetto. Il Fantozzi che troviamo è lo stesso di sempre, alle prese, però, con una realtà nuova fatta di social network, di crisi, di Equitalia.

Come mai l’esigenza di aggiungere nuovi personaggi?

I personaggi portanti sono quelli di sempre: la Pina, Mariangela, Filini, la Silvani, il Megadirettore galattico eccetera. Nei vari episodi, però, c’è spazio anche per personaggi nuovi come il nipote, che consentirà a Fantozzi di confrontassi con una realtà nuova: quella dei ragazzi nativi di Internet, smanettoni e senza lavoro.

Qual è il tuo personaggio preferito della saga?

Fantozzi a pare, sicuramente il geometra Filini, che in Fantozzi Forever torna alla grande. Forse ciò che ha reso possibile la realizzazione di questo progetto è stata proprio l’idea di ricostituire la mitica accoppiata Fantozzi-Filini.

La versione di Fantozzi scelta è quella del personaggio in età molto avanzata. Sarebbe ipotizzabile una versione come ai tempi dei primi due film di Salce?

È un’idea che ho valutato all’inizio e che poi ho scartato. Riportare Fantozzi agli anni ‘70 aveva poco senso, più interessante mi sembrava l’idea di mettere il personaggio a confronto con l’attualità, ma come? Se avessi trapiantato il Fantozzi anni’70 nell’Italia di oggi, magari dandogli una Smart al posto della Bianchina, un lavoro di call center al posto della megaditta eccetera, avrei rischiato di scontentare, e a ragione, tutti i fan della saga. Ho pensato, quindi, che questo fumetto dovesse seguire cronologicamente le gesta del Fantozzi cinematografico, un po’ come fosse un undicesimo film.

Fantozzi è tra i pochi personaggi di fantasia che abbia fatto critica sociale in Italia... Questo fumetto potrebbe essere paragonato ai Simpson che ormai da anni frustano la società statunitense?

In un certo senso sì. Fantozzi è sempre stato un cartone animato che, usando il linguaggio della comicità slapstick, veicolava messaggi tutt’altro che infantili. Specie nei libri e nei primi 2 film, la satira era impietosa e toccava nel profondo le contraddizioni della società moderna, fondata sull’edonismo di massa. Fantozzi non fa altro che ricercare a felicità seguendo i dettami suggeriti dal consumismo, dalla pubblicità. Lo fa ma, immancabilmente, resta infelice. Uno degli aspetti che più mi interessava con questo fumetto era riprendere questo discorso: oggi che la civiltà dei consumi sta iniziando a mostrare la coda, ecco che Fantozzi, il perditore per antonomasia, può finalmente perdere anche il suo primato di perdente.

Sono previste altre uscite? Potrebbe diventare una rivista periodica secondo te?

A me non dispiacerebbe l’idea, anche perché il personaggio si presta molto bene alla serialità, come dimostrato in tanti anni. Già in questo momento, tra jobs act, attacchi hacker e mafia capitale, non mancherebbero spunti adatti per una nuova avventura del ragioniere più iellato di sempre...



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