INTERVISTA ALL'AUTORE DEL BLOG E DI UN LIBRO PUBBLICATO DA IMPRIMATUR,
''PRIVATIZZAZIONI E DISTRUZIONE DEL PUBBLICO PORTANO AL COLLASSO''

IL PEDANTE E LA CRISI NASCOSTA DAI MEDIA,
''FAKE NEWS SCUSA CONTRO LIBERTA' PAROLA''

Pubblicazione: 17 dicembre 2017 alle ore 10:31

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L’AQUILA - Ha rivelato il suo volto al pubblico a Montesilvano (Pescara) qualche giorno fa, al convegno organizzato dall’associazione Asimmetrie presieduta da Alberto Bagnai, economista dell’università “D’Annunzio” di Pescara.

Parliamo de Il Pedante, autore dell’omonimo blog http://ilpedante.org/ nato nel 2015 e del libro La crisi narrata. romanzo dei capitali e crepuscolo della democrazia, uscito pochi giorni fa per Imprimatur e con prefazione proprio del professor Bagnai.

Nel suo blog Il Pedante, oggi musicista jazz, ma per anni consulente nel campo dei servizi pubblici, in particolar modo del settore energetico, fornisce analisi, letture, pensieri piuttosto articolati, mai banali, per ristabilire quell’equilibrio assente nelle ricostruzioni dei grandi media sulla crisi che ha colpito l’Occidente.

Quella crisi le cui cause, scrive, “sono spesso raccontate con gli strumenti della politica e dell'economia” in un marasma pianificato a tavolino grazie al “romanzo dei capitali che occupano lo Stato reclamandone le prerogative con vincoli finanziari, privatizzazioni, deflazione competitiva e cessioni della sovranità popolare, che è tanto più pericoloso in quanto acclamato dalle sue stesse vittime e tollerato da chi vi si deve opporre”.

“Il blog de Il Pedante nasce nel 2015 - racconta l’autore ad AbruzzoWeb - perché avrei voluto fare allora quello che ho fatto oggi, cioè scrivere un libro. All’epoca non avevo né la motivazione, né la preparazione minima per affrontare certi temi. Dunque, piuttosto che lasciare le bozze in un cassetto le ho messe in un blog. Questa cosa si è poi rivelata molto utile, importante, con i lettori che commentano, criticano, integrano. Il blog oggi entra in una certa misura nel libro, perché alcuni capitoli sono anche articoli del blog”.

“Ed è anche il punto di ciò che ho raccolto in termini di contributi dei lettori - continua - L’ambizione iniziale era quella appunto del libro, volevo mettere per iscritto certi monologhi interiori che in questi due anni sono maturati”.

Come è arrivato ad aprire un blog così lontano dal ‘grande’ racconto massmediatico della crisi?

In un lungo articolo riassumo i motivi che mi hanno spinto ad allontanarmi dalla mia professione. Come consulente ho potuto osservare dall’interno le dinamiche delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, dell’avanzata di un certo modello di business che tende sempre di più verso la finanza e sempre di meno verso il servizio pubblico. Un punto di osservazione che mi ha consentito di sviluppare la riflessione in una certa direzione. E, da quello, mi sono allargato ad altre tematiche. Il lavoro che cerco di fare sul blog e nel libro è quello di dare strumenti e consapevolezza rispetto a una comunicazione ambigua, sempre più pericolosa.

La sua esperienza da consulente le ha aperto gli occhi, insomma. A naso, lei potrebbe essere stato uno dei pochi ad accorgersi di qualcosa che non va nei ‘piani alti’?

La mia esperienza da consulente, inizialmente nelle aziende e poi negli enti pubblici, era paradossale, la definirei kafkiana, perché la consapevolezza, generalmente, c’era su quel che stava accadendo, ma nessuno poteva, né può farci niente. Il funzionario comunale queste cose le ha capite benissimo, sa che a rischio c’è non solo il servizio che deve garantire, ma anche in prospettiva la sua stessa figura professionale. Idem l’impiegato e l’amministratore. D’altra parte è mera sopravvivenza, poiché tutto viene deciso altrove. Un’amministrazione comunale, locale, non può nulla per contrastare questo declino. Ricordo le liberalizzazioni sull’energia, nel pubblico e nelle aziende non ci credeva quasi nessuno, ma la decisione era ormai presa.

Eppure, l’insofferenza per un mondo sempre più ‘storto’ sta montando anche in forme pericolose.

Credo che tra lo scatto della consapevolezza a vari livelli e l’impotenza, forse, stia covando l’humus di quello che chiamano populismo ma che è di fatto una coscienza, una reazione a qualcosa che non va.

Secondo lei le cose possono soltanto peggiorare, oppure...

Sicuramente, senza un punto di rottura, le cose non miglioreranno, non è immaginabile uno scenario simile. La tendenza è tracciata e ripropone all’infinito delle scelte che ormai si sono ampiamente dimostrate fallimentari. E non penso che ci sia spazio per un cambio di rotta. Sono convinto che il tema centrale della discussione, che occupa anche le conversazioni con altre persone, riguardi la domande se il punto di rottura sarà violento oppure no. Speriamo sia democratico, politico, ma deve esserci un’inversione con una sconfessione decisa di queste politiche.

Domanda banale che può significare tutto e/o niente: e la classe dirigente italiana?

La classe dirigente che abbiamo, se guardo al passato, è impreparata e sarà impreparata se succederà qualcosa, ma sicuramente cercherà di far valere quelle posizioni tattiche usate oggi da qualcuno per smarcarsi. L’impressione è che si stia già tentando di voler cavalcare due cavalli. Chi sarà furbo riuscirà a salvarsi, ma io vorrei che si salvasse il Paese, non mi interessa una classe di funzionari di bassa lega che può soltanto occuparsi di cose di bassa lega.

Nell’Europa dell’Unione europea, quindi dei Trattati e della moneta unica, il ruolo degli Stati Uniti anche in chiave futura può risultare decisivo?

Naturalmente, va ricordato sempre che siamo immersi in un reticolo di relazioni economiche e politiche che travalicano i confini del nostro Paese. Per quanto riguarda gli Usa, il dramma, lo hanno osservato analisti molto più bravi di me, è che in questa circostanza storica e geopolitica il nostro “alleato” non ha più interesse affinché gli Stati europei del blocco occidentale stiano “bene” perché non esiste più il pericolo comunista. Non mi sembra ci sia stato un cambio di paradigma generale, ma c’è stato sicuramente un cambio di paradigma che ci riguarda, siamo passati dall’altra parte della linea rossa, lasciandoci alle spalle un relativo benessere e una relativa pace sociale. E non dimentichiamo che gli Stati Uniti sono una nazione in declino, quindi pronta a tutto.

Nel frattempo Internet, che non è certamente uno strumento del popolo ma messo a disposizione del popolo da chi comanda, è diventato per molti un pericolo addirittura per la democrazia per via delle fake news, le notizie-bufala.

Internet comincia a dare fastidio a chi comanda, partiamo da qui. Gli enormi investimenti sulle reti, sulle connessioni, non hanno avuto queste grandi ricadute economiche, dunque c’è un interesse strategico enorme poiché internet è ovunque, è nelle case e nelle tasche di tutti. Sulle fake news “e figli”, è invece interessante che al di là di questo vantaggio strategico ci si è accorti che la rete riesce a veicolare un pensiero politico. Questa cosa dà fastidio ma non riguarda internet in senso stretto, bensì la libertà di parola. In pratica è in corso una guerra contro la libertà di parola. E viene presa di mira la rete perché è strumento molto potente.

Non è la prima volta che accade. Anzi, i bavagli fanno parte della storia.

Vero. E se guardiamo alla prospettiva storica, queste recrudescenze spesso e volentieri segnano l’inizio della fine. C’è il sintomo di una auto-segregazione della classe dirigente, dei loro portavoce, dei loro “intellettuali”, che, per dirla con Preve, “per la prima volta nella storia sono più stupidi della gente comune”. Lo scricchiolìo è evidente, non si può negare. Bisogna augurarsi che prima di arrivare al punto di rottura questi tentativi di censura non diventino persecuzione, perché il rischio esiste ed è  concreto. Ho parlato nel libro e nel blog della fattispecie dell’odio che produce odio, della necessità di odiare gli odiatori creando guerre per bande che sappiamo che all’aumento del disagio diventano sempre più violente e ci avvicinano alla guerra civile. Certe volte penso alla Lombardia sotto l’Austria, negli ultimi anni erano impazziti, si incarcerava chiunque, ma di lì a poco crollò tutto.



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