IL ROCK DEGLI AFTERHOURS TORNA IN ABRUZZO
''UN ANNO DI SUCCESSI, CON L'AQUILA NEL CUORE''

Pubblicazione: 06 aprile 2013 alle ore 08:01

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TERAMO - Un anno dall’uscita dell’album Padania, quasi un anno dall’emozionante concerto in pieno centro storico all’Aquila.

Gli Afterhours hanno ben due cose da festeggiare in Abruzzo e tornano alla grande, con un live che si terrà questa sera al Pin up Music and Beer di Mosciano Sant’Angelo (Teramo) per il loro Club tour 2013.

La band di Manuel Agnelli torna a esibirsi in una dimensione più intima dopo i grandi spazi dei palasport e delle arene estive nei quali hanno fatto risuonare le note del loro ultimo lavoro, che nel 2013 ha fatto il pieno di riconoscimenti: la Targa Tenco come “Album dell’Anno”, il premio della critica di Musica & Dischi e il premio P.I.M.I. come “Gruppo” dell’anno alla Targa Indie Music Like.

Il violinista Rodrigo D’Erasmo si fa portavoce della band, tracciando il bilancio di un anno di tour e di successi, con nel cuore il ricordo del concerto all’Aquila, che per coincidenza ‘onoreranno’ simbolicamente con la data di domani, proprio in quel 6 aprile che 4 anni fa la distrusse.

È passato un anno dall’inizio del tour e dall’uscita di Padania. Bilancio positivo?

Il disco è stato trionfale da tutti i punti di vista: la reazione pubblico e quella della critica, e poi i premi che sono stati la ciliegina sulla torta, una gratificazione per lavoro fatto. Siamo molto contenti per come è stato recepito.

Per quanto riguarda il tour, è andato molto bene, i pezzi nuovi sono piaciuto e questo non era affatto scontato. C’è stata attenzione per i brani nuovi, che sono stati già recepiti e amati.

Da poco abbiamo iniziato il giro nei club dopo tanti anni, siamo curiosi di tornare in posti dove non siamo presenti da tempo o che non conosciamo affatto.

La scelta di suonare nei club è dettata da una volontà di creare un ambiente più intimo con il pubblico?

Esattamente. Volevamo riappropriarci di quel rapporto con pubblico e con noi stessi. Quando sei in dimensione estiva all’aperto, il grande spazio toglie quel contatto pelle-pelle che in realtà è alla base di un certo tipo di rock, e costituisce una delle molle principali della musica degli Afterhours.

A parte qualche ‘rogna’ con i mille strumenti e cavi che ti ritrovi sul palco e su cui rischi di inciampare in continuazione, un ambiente così ti restituisce una carica grandissima, data dalla vicinanza sia tra noi musicisti sia con il pubblico.

A stimolare questa voglia di club ha influito anche lo Jack On tour fatto in America del 2011, con live in piccoli localini sparsi per gli States

Sicuramente quello ci ha fatto tornare la voglia di tornare ai piccoli club, anche con pochissime persone come pubblico.

In Texas, a San Antonio, ci sono capitati anche 10 cowboy non ben disposti che ti dovevi conquistare. È un contesto che ti dà un’energia fortissima.

Il messaggio di Padania, un anno fa, era carico di pessimismo riguardo la situazione italiana. Oggi, in questo clima di incertezza totale, a partire dal contesto politico, si può dire sia ancora più attuale…

Sì, ma ce lo aspettavamo che le cose non si sarebbero mosse molto. Quando è uscito il disco la situazione stava degenerando, stava per diventare marcescente, ora lo è a tutti gli effetti. Il desiderio di cambiamento c’è, ma temo ci vorrà ancora molto tempo. Padania sarà attuale ancora per molto.

Questa sera siete a Mosciano Sant’Angelo. Tornate in Abruzzo dopo un anno e proprio il 6 aprile. È solo una coincidenza tornare per l’anniversario del terremoto dell’Aquila?

Sicuramente ricorderemo ciò che è stato e soprattutto la nostra esperienza. Siamo arrivati all’Aquila un anno fa, due giorni prima della data del concerto. Siamo stati accompagnati in un tour della desolazione e del terrore, in centro storico. La reale percezione disastro e la fame di vita degli aquilani le senti solo se ci vai di persona. È stata una ‘botta’, così come il concerto la sera dopo, in piazza Duomo.

Qual è il messaggio che vi sentite di dare ai giovani che hanno scelto di restare a vivere in una città terremotata?

Ho un sacco di amici del posto, non mi sento di dare consigli. Ho visto che c’è una grande energia e l’unica cosa che mi sento di dire è di continuare ad alimentarla e  non farla spegnere mai.

Quale sarà la scaletta?

Suoneremo brani di Padania, ci teniamo perché è un disco vivo e ci piace giocare con gli arrangiamenti. Proporremo anche brani vecchi, abbiamo una scaletta diversa per ogni data, per renderla unica.

Strategie, che il pubblico vi chiede sempre come fosse un tormentone, di sicuro non la suonerete…

È davvero poco probabile… (ride)

Dopo il Club tour che progetti avete?

Abbiamo tanta carne al fuoco e desideri da realizzare, ma è presto per parlarne. La cosa certa è l’uscita del vinile di Padania il 23 aprile e la release internazionale, in collaborazione con Black Candy Records, che porterà il disco fino in Giappone e Canada.



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