IL SISMA REGALA UN GIARDINO ARCHEOLOGICO NEL CUORE
DELL'AQUILA, PALAZZO PASCALI SARA' APERTO AL PUBBLICO

Pubblicazione: 06 settembre 2017 alle ore 09:15

Presentazione del Giardino archeologico di palazzo Pascali alla stampa
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L’AQUILA - Torna a rivedere la luce l’ennesimo tesoro nascosto, per anni, nel sottosuolo del centro storico dell’Aquila.

Con il terremoto del 2009 e la successiva ricostruzione della città, reperti archeologici, medievali e pezzi unici riaffiorano dal passato.

Tra questi palazzo Pascali, storico edificio di via Roma, nel cuore del capoluogo, che da giovedì sarà fruibile alla cittadinanza come Giardino archeologico.

Durante l'esecuzione dei lavori dell'edificio, risalente al XV secolo, è stata rinvenuta una colonna nel giardino.

Ne è conseguito uno studio dell'intera area e la valorizzazione della stessa, creando un vero e proprio luogo d’arte e cultura, grazie alla disponibilità dei due giovanissimi proprietari, i fratelli Alessio e Sara Valentini, il primo di 27 e la seconda di 26 anni, che hanno deciso di rendere fruibile lo spazio a tutti.

Un lavoro sinergico tra la Soprintendenza, il Comune, i tecnici, i proprietari del palazzo, e l’impresa che ha eseguito i lavori di restauro, la Dipe costruzioni.

“Uno spettacolo di cui dovranno poter godere tutti gli aquilani - ha spiegato l'assessore alla cultura Sabrina Di Cosimo -  Faremo degli eventi di alta qualità, come concerti di musica classica, per far innamorare ancora di più i cittadini della propria città, che dobbiamo imparare ad apprezzare e amare sempre di più”.

“Questo è uno di quei casi - ha dichiarato la soprintendente Alessandra Vittorini - in cui una ricostruzione post-terremoto, ha restituito, con una lettura semplificata, dunque, non solo per specialisti, la percezione di uno spazio rinascimentale nel centro storico, fatto di cortili, di  volte, di sistemi di canalizzazione, che raccontano storie che la città teneva nascoste”.

L’architetto Giuseppe Cimmino, tecnico incarico dall’aggregato, ha spiegato come si è arrivati al Giardino: “Dopo aver rinvenuto la porzione di colonna, mentre stavamo provvedendo al restauro del pozzo, abbiamo deciso di avviare degli scavi archeologici che hanno reso possibile una ricostruzione dell’antico chiostro del palazzo - ha raccontato - caratterizzato da volte a crociere, basamenti, colonne e archi, oggi visibili grazie alla pavimentazione fatta con materiali differenti e luci che segnano il posto dove si trovavano”.

Una miscela tra materia e luce che rende il Giardino archeologico unico nel suo genere.

“Abbiamo ritrovato elementi architettonici e archeologici - ha aggiunto Cimmino - che ci hanno permesso, attraverso una comparazione con altri palazzi già esistenti in città, per esempio il palazzo Lucentini-Bonanni, i cui basamenti hanno lo stesso motivo di quello ritrovato in questo palazzo, di dare una chiave di lettura di come fosse questo stesso luogo intorno al 16esimo secolo”.

Un lavoro reso possibile grazie all’aiuto di alcuni archeologi, tra cui Luigina Meloni: “Sono state ricostruite le profonde trasformazioni che ha subito il sito, nel corso dei secoli - ha sottolineato - per esempio tra la fine dell’Ottocento e primi anni del Novecento, lo spazio viene adibito ad impresa manifatturiera, dove si produceva ceramica”. 

È stata recuperata una mole di materiali eterogenei, che hanno consentito di acquisire dati sul vasellame e il processo produttivo dell’officina, tra gli strumenti di lavoro rinvenuti “un bicchiere con polvere di lapislazzuli, utilizzata - ha precisato l’archeologa - per rivestire le ceramiche accanto a quello che, a Castelli (Teramo), era chiamato ‘fondetto’ , ovvero un recipiente per i colori da usare per dipingere”.

Non è un caso che il nome venga dalla città teramana, poiché il maestro che operava all’interno dell’impresa manifatturiera, era originario proprio di quel territorio.

“All’interno del palazzo abbiamo trovato un affresco - ha aggiunto l’ingegnere Fernando Paris, che ha collaborato al progetto esecutivo -  nell’unica volta rimasta in piedi a seguito del sisma del 2009. Il tutto in economia, basti pensare che il costo totale dell’opera è pari a 1 milione e 100 mila euro e stiamo parlando di un bene vincolato”.

Il percorso, aperto al pubblico da giovedì, 7 settembre, è stato suddiviso in tre tematiche: l’impianto architettonico del cortile del palazzo; il vasaio, ovvero l’attività di laboratorio di un antico artigiano; il sistema idrico di accumulo e smaltimento delle acque del cortile. Solo durante l’inaugurazione sarà possibile godere dei oggetti ritrovati, che verranno messi in un’apposita teca, esclusivamente in quella giornata.

Felice di aver reso possibile la fruibilità a tutta la cittadinanza, Sara Valentini, co-proprietaria dell’edificio: “Per noi è un piacere poter aprire il palazzo a tutti gli aquilani, credo sia fondamentale ripartire dalla cultura e dall’arte, ma bisogna condividerla con gli altri altrimenti non ha senso”.



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