IL TEATRO STABILE D'ABRUZZO TORNA IN SUDAMERICA
CON LO SPETTACOLO ''TANOS'' IN ARGENTINA E PARAGUAY

Pubblicazione: 04 novembre 2017 alle ore 18:42

L’AQUILA - Dopo il successo della tournée della scorsa estate in Argentina, lo spettacolo “Tanos” sugli italiani emigrati in Argentina negli anni ’50 del secolo scorso, prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con il Teatro del Sangro torna, a grande richiesta, in Sudamerica, questa volta con una serie di spettacoli organizzati in Argentina e Paraguay. 

Tanos è uno spettacolo che racconta senza giudizi né pregiudizi la storia degli italiani emigrati in Argentina negli anni ‘50. 

Il progetto scenico, il testo e la regia sono di Stefano Angelucci Marino, che sarà anche in scena con Rossella Gesini

La drammaturgia prevede l’utilizzo in scena di maschere che sono state realizzate dall’artista Stefano Perocco di Meduna e di burattini realizzati da Gaspare Nasuto Brina Babini

Le musiche originali sono di Giovanni Sabella e le scene di Filippo Iezzi.

La tournée in Argentina e Paraguay è realizzata in collaborazione con il Cram, Consiglio regionale abruzzesi nel mondo), il Comites Rosario diretto da Franco Tirelli, l’Associazione “Famiglia Abruzzese” di Rosario diretta da Marcelo Castello, Comites de Paraguay, Società italiana di Mutuo soccorso Paraguay, Sanatorio italiano, Associazione abruzzesi in Paraguay, Sociedad italo-argentina Roma di Santa Fe, Centro abruzzese Santa Fe, Union y benevolencia Dante Alighieri Santa Fe, Italiana de Corrientes, Scuola Dante Alighieri Corrientes, Italiana de Formosa, che ospiteranno lo spettacolo dal 9 al 21 novembre 2017.

“Si tratta - viene spiegato in una nota - di una messa in scena realizzata nell’ambito del progetto “Sistema Cultura Abruzzo”, il modello di investimento sul territorio messo in campo dal Tsa, attività unanimemente apprezzata e riconosciuta che ha portato al recente Premio Cultura di Gestione, promosso da Federculture, Agis, Alleanza Cooperative Italiane Turismo e Beni Culturali e Forum del Terzo Settore assegnato per la “costruzione di un organico sistema teatrale regionale, quale essenziale investimento culturale, con il quale il Teatro Stabile d’Abruzzo ha fornito un contributo decisivo alla trasformazione della vita culturale abruzzese, facendo sì che il Teatro divenisse un'importante e non episodica componente della vita sociale, anche rispondendo ad esigenze espresse di narrazione, analisi ed elaborazione dei traumi subiti nei luoghi del cratere sismico”.

LO SPETTACOLO 

Gli attori portano sui palcoscenici in Sud America Domenico e Rosa, giovani sposi, che in famiglia sentono scoppiettare l’idioma abruzzese, idioma che tra i componenti del “clan“ rappresenta il mito dell’origine, il rifugio salvifico, l’identità riaffermata, mentre per loro, senza lavoro nel 1950 e pieni di ambizioni, significa solo emarginazione e disprezzo.

Inizia così l’avventura di una coppia che costruisce su di sé una visione dell’estero, dell’Argentina, come terra da conquistare. Conquistare il successo, un buon lavoro, costruirsi una casa e farla finita con l’Abruzzo.

Domenico e Rosa in Argentina vivono tutte le fasi della loro vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d’identità, indecisi tra la spinta all’integrazione piena e la difesa della propria radice autentica, rappresentata dal patrimonio di tradizioni dei genitori, di norma antiquati e fatalmente antagonisti rispetto alle ambizioni dei figli.  

Tanos è il racconto di un continuo sogno ad occhi aperti, e del sogno questo spettacolo conserva la struttura ambigua e sfuggente ed anche un lavoro teatrale “alimentato” anche dalla scrittura di John Fante: una comicità trafelata e plateale, l’inquietudine visionaria e ispirata, l’attenzione profonda, eppure mai compiaciuta, al mondo degli ultimi - degli immigrati - e chiaramente la scoppiettante presenza dell’ambiente domestico, cioè etnico, come sempre nei romanzi di John Fante descritto nel momento della sua implosione, del suo scardinamento a causa delle forze contrapposte che lo abitano, generazionali e culturali.



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