IN TRAPPOLA LA BANDA DEL BUCO
MENTRE TENTA COLPO IN GIOIELLERIA

Pubblicazione: 05 gennaio 2017 alle ore 10:49

PESCARA - In trappola la banda del buco.

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Pescara, coordinati dal tenete Antonio Di Dalmazi all'alba del 4 gennaio hanno arrestato, per il reato di furto aggravato, tre persone di origine romana, sorpresi durante un colpo con la "tecnica del buco" ai danni di una gioielleria del centro città.

In manette Alessandro Tagliacozzo, 50enne, pluripregiudicato, Antonio Landi, 51enne, con precedenti per furti, rapina e ricettazione e Massimo Oliva, 56enne, gravato da vicende giudiziarie per reati contro il patrimonio e per spaccio di sostanze stupefacenti.

I tre, in trasferta a Pescara, la sera del 3 gennaio, verso mezzanotte, sono stati notati da una pattuglia di militari in borghese in via Nicola Fabrizi. Uno di loro, vestito di scuro e con uno zuccotto nero in testa, con fare guardingo, passeggiava avanti e indietro lungo il marciapiede parlando al telefono a bassa voce.

Insospettiti dall’atteggiamento, i carabinieri si sono appostati ad osservarlo e hanno notato che conclusa la telefonata l'uomo è salito un attimo a bordo di una Ford Focus parcheggiata poco distante prima di tornare a pecorrere lo stesso tratto di marciapiede guardandosi intorno nervosamente.

È bastata una decina di minuti per capire che l’uomo stava fungendo da palo per i suoi complici intenti a compiere il furto.

Approfittando di un momentaneo allontanamento dell’uomo, i militari si sono avvicinati al probabile obiettivo, la gioielleria poco distante, e dall’interno di un bar adiacente sono riusciti a sentire un inconfondibile rumore di attrezzi da carpenteria e colpi che si abbattevano su un muro, che è poi risultato essere quello divisorio tra i due esercizi.

Compresa la dinamica e atteso l'arrivo dei rinforzi, i carabinieri hanno prima bloccato il palo, Massimo Oliva, e subito dopo hanno fatto irruzione nel bar sorprendendo due complici che stavano già riempiendo le loro sacche di gioielli e preziosi vari prelevandoli nelle teche attraverso il foro praticato sul muro.

Inutile il tentativo di fuga dei malviventi da una porta secondaria: i militari, che avevano bloccato tutte le uscite, hanno messo in trappola i banditi.

All’interno del bar, ai piedi del muro, sono stati ritrovati martelli, scalpelli, trapani ed altri attrezzi da lavoro, usati per praticare il foro alla parete, sufficiente ad infilare le mani e a sottrarre diversi monili in oro e pietre preziose del valore di quasi 30mila euro.

La refurtiva è stata recuperata.

I tre malviventi sono stati processati ieri mattina con rito direttissimo: l’arresto è stato convalidato e il giudice per le indagini preliminari, visti i loro precedenti, ha emesso una misura di custodia cautelare in carcere. Sono, quindi, ad oggi ristretti presso la casa circondariale di San Donato.

La particolare perizia dimostrata dalla banda che è riuscita a identificare il giusto punto dove intervenire, eseguendo il buco nel muro alla giusta altezza per prelevare con le mani i gioielli dalle teche di esposizione, evidenzia una notevole professionalità in questo genere di azioni.

Secondo gli investigatori è plausibile, pertanto, che almeno un componente del sodalizio abbia effettuato uno o più sopralluoghi, nei giorni precedenti, sia al bar sia alla gioielleria, certamente approfittando dell’elevata presenza di avventori e clienti viste le festività natalizie.

Le indagini proseguono per verificare se nella regione si sono verificati episodi analoghi.



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