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INCENDIO FONTEVETICA: AMBIENTALISTI CONTRO ARCHIVAZIONE INDAGINI

Pubblicazione: 05 dicembre 2018 alle ore 18:29

L'AQUILA - La Stazione Ornitologica Abruzzese ha confermato oggi durante l'udienza davanti al Giudice per le Indagini Preliminari Guendalina Buccella l'opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero sulle indagini riguardanti l'incendio di agosto 2017 a Fonte Vetica - Campo Imperatore il giorno della Rassegna degli Ovini, organizzata dalla Camera di Commercio dell'Aquila, per le questioni attinenti le eventuali responsabilità da parte di organizzazione ed enti a vario titolo coinvolti. 

A renderlo noto la stessa associazione ambientalista. Per il rogo che il 5 agosto 2017 divorò parte delle praterie di Campo Imperatore, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso, raggiungendo la montagna e svalicandola fino a lambire il versante pescarese della catena, sono andati a processo cinque ragazzi, responsabili di aver acceso un barbecue dove non si poteva, dal quale è poi divampato l'incendio.

La Soa aveva però sollevato forti dubbi, e presentato un esposto sulle modalità organizzative, a partire dalla mancanza di Valutazione di Incidenza Ambientale in pieno parco nazionale, sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale, per un evento con 30.000 persone.

"Il Pm, nonostante la Polizia giudiziaria avesse riscontrato pesanti anomalie - si legge nella nota della Soa - e segnalato al magistrato quelle che apparivano gravi omissioni da parte di responsabili di strutture pubbliche, con uno scarno provvedimento di una pagina ha chiesto l'archiviazione sostenendo che non vi fossero elementi per accertare responsabilità di altri soggetti per quanto accaduto. La Soa a quel punto ha consultato tutti gli atti d'indagine e ha presentato il 25 giugno 2018 una corposa e dettagliata opposizione all'archiviazione sostenendo che non sono state rispettate almeno 5 norme e piani centrali per quanto riguarda sia per la corretta organizzazione e gestione degli eventi sia per la mitigazione e prevenzione dei potenziali impatti ambientali con conseguenze rilevanti per quanto riguarda la prevenzione e la gestione degli incendi"

Come ad esempio le autorizzazioni anti-incendio, la circolare del Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza relative ai piani di emergenza in caso di grandi manifestazioni, la Valutazione di incidenza ambientale, il Piano anti-incendio boschivo del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

"Le norme vigenti - spiega nella nota la Soa - prevede una lunga serie di obblighi, tra cui: piani di emergenza, soprattutto per l'anti-incendio, sopralluoghi preventivi, verifica delle vie di fuga e di immediato intervento, la necessità di altoparlanti per invitare i partecipanti a comportamenti adeguati, ripartizione delle aree, indice/limiti di affollamento ecc. Prevede servizi di security indispensabili secondo la circolare, balzano agli occhi quelli relativi al personale di prevenzione, che dovevano essere espressamente previsto (in questo caso per far spegnere immediatamente fuochi non autorizzati come quello da cui è partito l'incendio). Anche le più piccole sagre hanno dovuto fare i conti con gli obblighi della circolare.
A fronte di tutto ciò (e delle altre incombenze) dagli atti è emerso che il servizio anti-incendio consisteva, esclusivamente per le sole aree parcheggio (!), in quattro estintori a mano e 15 flabelli totalmente e palesemente insufficienti per un evento con 30.000 persone e migliaia di auto Il tutto in un ambiente siccitoso!"

"Insomma, se da un lato è pacifico che l'incendio in questione sia partito a causa di una condotta inopportuna di un gruppo di cittadini, dall'altro sia la mancata prevenzione dell'evento sia le conseguenze catastrofiche dello stesso, durato due settimane, sono riconducibili, a nostro avviso, a gravissime omissioni ed inadempienze nella filiera autorizzativa. Basterà ricordare per analogia quanto accaduto a Torino, dove ovviamente non è stato certo il sindaco della Città, che neanche era presente all'evento, a scatenare il panico tra la folla a piazza San Carlo in occasione della proiezione della finale di Champions League; nonostante ciò la Magistratura ha ovviamente posto la dovuta attenzione, con richiesta di rinvio a giudizio per numerosi rappresentanti delle autorità pubbliche a vario titolo coinvolte, a quelle omissioni e inadempienze che hanno impedito di prevenire la problematica che si è verificata e non hanno reso possibile di contenerne gli effetti nefasti".



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