IL PM PICUTI: ''BRUCIATI 330 ETTARI E CAUSATI DANNI DA 1,1 MILIONI DI EURO''

INCENDIO GRAN SASSO: CAUSANO ROGO E
PROVANO A SVIARE LE INDAGINI, 5 INDAGATI

Pubblicazione: 13 novembre 2017 alle ore 17:46

Fiamme alla pineta di Fonte Vetica
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L’AQUILA - In tre hanno fatto nascere un incendio di grandi proporzioni, in due hanno portato via la canala per la carne causa del rogo, allo scopo di eludere le indagini.

Con queste contestazioni, la procura della Repubblica dell’Aquila ha chiuso le indagini nei confronti di 3 indagati ritenuti i responsabili dell’incendio che, lo scorso 5 agosto, a Campo Imperatore, sulla piana di Fonte Vetica, ha prodotto danni quantificabile in 1,1 milioni di euro a causa degli oltre 330 ettari di bosco andati distrutti.

Il provvedimento del sostituto procuratore titolare dell’inchiesta Fabio Picuti ravvisa, inoltre, il reato di favoreggiamento per altri 2 indagati, ritenuti responsabili di aver portato via la canalina per cuocere la carne da cui era scaturito il rogo per abbandonarla a una quarantina di chilometri di distanza, aiutando a sviare gli accertamenti.

L’incendio era nato a margine della 58ª edizione della Rassegna ovini di Campo Imperatore, manifestazione organizzata dalla Camera di commercio che aveva portato 30 mila persone in quota.

Da questo rogo si è poi originato quello di Rigopiano sul versante pescarese del Gran Sasso.

Le indagini sono state delegate al Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) dei Carabinieri forestali, agli ordini del tenente colonnello Antonio Rampini, in collaborazione con la sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri.

Gli indagati sono Riccardo Di Nicola, 24 anni, Fabrizio Di Giandomenico, 23, di Popoli, e Ivan Di Giandomenico, 20, tutti e di Popoli (Pescara), accusati di incendio boschivo in cooperazione colposa, su area protetta e con danno esteso, con l’aggravante di aver agito nonostante la previsione dell’evento.

Di favoreggiamento in concorso dovranno invece rispondere Alessandro Venti, 21, di Popoli, e Angelo Palmerini, 58, di Pietranico (Pescara), i due che hanno portato via la canalina.

Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Giuliano Milia, Peppino Polidori e Ferdinando Paone.

Già una settimana dopo l’incendio 14 persone erano state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di incendio colposo. Per 4 di loro il pm ha ritenuto di chiudere le indagini e si è aggiunto un quinto inquisito. Le altre 10 posizioni, secondo quanto appresso da fonti investigative, andrebbero verso la richiesta di archiviazione.

Questi altri 10 indagati sono Francesco Cavicchia, Martina Ciullo, Simone Di BenedettoMattia D’Orazio, Alessio Falone, Nicole VagnoniLuca Wlodarczyk, Ilaria Palmerini, Simone D’Orazio ed Enrico Tiberio.

LE ACCUSE

L’INCENDIO: “FUOCO IN AREA ABUSIVA E SENZA CAUTELE”

Di Nicola e i due Di Giandomenico, scrive il pm, la sera del 4 agosto hanno allestito “un campeggio abusivo in località Fonte Macina nel comune di Castel del Monte”. L’indomani, poco dopo le 13, hanno acceso la canalina per la cottura degli arrosticini “all’interno dell’area di campeggio in prossimità del furgoncino bianco” di uno degli indagati.

E così, per colpa “consistita in negligenza, imprudenza, imperizia” hanno provocato “un incendio generato da tizzoni ardenti caduti a terra”.

Picuti rileva che “per la presenza di sterpaglie secche e del forte vento”, le fiamme si sono propagate “rapidamente nella contigua area di pascolo e nel vicino bosco di conifere e latifoglie”.

Impressionanti i numeri dell’area bruciata: 330 ettari coinvolti, di cui 80 di ginepri nani, 11 di faggeti, 24 di conifere, 215 di praterie, tutti ricadenti in area sottoposta a speciale vincolo del Parco Gran Sasso-Laga.

Un incendio, continua l’accusa, “spento dopo 15 giorni, in data 19 agosto 2017, con impiego di due canadair per un totale di 188 lanci d’acqua e liquido ritardante, di un elicottero AB 412 per un totale di 31 lanci d’acqua, di un elicottero NH-500 con 32 lanci e squadre di uomini a terra”.

Tutto questo con “grave danno, persistente ed esteso all’ambiente naturale e alle aree protette”, consistito nella “distruzione di un’area naturale molto estesa, caratterizzata da notevole varietà e pregevolezza”, stimabile in 1.129.336 euro, per “danno diretto al patrimonio forestale, mancato utilizzo dei pascoli nei 5 anni successivi, carbonio stoccato nelle superfici a pascolo e boscate”.

L’ulteriore aggravante è quella di aver agito “nonostante la previsione dell’evento, consistita nell’aver acceso il fuoco in area non attrezzata” per cuocere gli arrosticini, che nel linguaggio giuridico diventa “per futili motivi”, e tutto questo “pur avendo concretamente presente la connessione causale tra la violazione delle norme cautelari e il rischio di incendio”, aggravato oltretutto dalla “mancanza di presìdi per lo spegnimento del fuoco e di qualsivoglia precauzione o cautela”.

IL FAVOREGGIAMENTO: CANALINA NASCOSTA E ABBANDONATA A 40 CHILOMETRI

Quanto al favoreggiamento, è stato accertato che Palmerini “sottraeva la canalina in ferro da cui era scaturito l’incendio dall’area di insorgenza del fuoco e la nascondeva sotto la macchina” di Venti.

Quest’ultimo la trasportava “da Fonte Macina, luogo dell’incendio, fino a Brittoli (Pescara), distante circa 40 chilometri, dove la abbandonava lungo il margine della strada”.



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