INCENDIO MORRONE: STORICO DIRETTORE PARCO MAIELLA
ATTACCA IEZZI, ''DISTRUTTA CREDIBILITA' E STORIA ENTE''

Pubblicazione: 09 settembre 2017 alle ore 10:31

Franco Iezzi

SULMONA - "Il principale responsabile, sia dell’eventuale sperpero di denaro pubblico che delle dimensioni assunte dagli incendi che hanno devastato parte del versante Peligno del Morrone, è proprio lei ed il Consiglio direttivo da lei presieduto".

È l'affondo di Nicola Cimini, direttore del Parco nazionale della Maiella dal 1997 al 2013, che in una lunga lettera aperta (pubblicata integralmente sotto) lancia strali contro il presidente dell'ente, Franco Iezzi.

Per Cimini durante il rogo del Morrone si è perso tempo ad "accusare 'nemici esterni' o 'governi passati' di scarsa efficienza, di mancato coinvolgimento, di scarsa trasparenza ed altro ancora", piuttosto che a "porre in essere azioni concrete finalizzate ad arrestare il propagarsi dei roghi".

"In questo panorama desolante l’Ente Parco nazionale della Majella ha sicuramente primeggiato - dice - tanto da aver collezionato pubbliche rimostranze istituzionali di alto livello che hanno determinato l’ulteriore perdita di credibilità del Parco e, per i tanti errori e le numerose goffàgini espresse nelle numerose interviste rilasciate, esposto l’Ente al pubblico ludibrio".

"Crede che presidenti come Giuseppe Di Croce o Gianfranco Giuliante o commissari come Giuseppe Dionisio o, ancora vicepresidenti come Rocco Micucci avrebbero condotto il Parco a subire umiliazioni del genere senza nemmeno reagire?", domanda Cimini.

"Dove però ha superato ogni limite di decenza istituzionale - aggiunge l'ex direttore - è stato nella conferenza stampa, convocata in fretta, per promuovere, per un futuro che spero non si presenti mai più, una delle sue tante idee stravaganti, a vantaggio naturalmente di una società privata: l’utilizzo di una flotta di Sky drone".

LA LETTERA APERTA

Signor Presidente

Ho atteso con ansia e quotidiana amarezza che arrivasse un concreto aiuto dal cielo a sostenere l’immane lavoro che volontari, protezione civile e vigili del fuoco hanno posto in essere per domare i tanti roghi innescati da mani scellerate ma esperte, che hanno devastato parte del versante Sulmonese del monte Morrone.

A loro, quale primo direttore del Parco, va tutta la mia gratitudine.

In tale attesa ho dovuto anche prendere atto che l’immane calura stimolava ogni giorno la brama di narcisismo protagonista di tanti soggetti ed offuscava la razionalità di menti già di per se non particolarmente acute.

Al punto da arrivare, mentre la natura violata faceva sentire alto il grido di dolore raccolto dai tanti volontari, non tanto a porre in essere azioni concrete finalizzate ad arrestare il propagarsi dei roghi, quanto, come ormai è abitudine consueta di una classe tecnico-politica inefficiente, ad accusare “nemici esterni” o “governi passati” di scarsa efficienza, di mancato coinvolgimento, di scarsa trasparenza ed altro ancora.

In questo panorama desolante l’Ente Parco nazionale della Majella, da Lei presieduto, ha sicuramente primeggiato, tanto da aver collezionato pubbliche rimostranze istituzionali di alto livello che hanno determinato l’ulteriore perdita di credibilità del Parco e, per i tanti errori e le numerose goffàgini espresse nelle numerose interviste rilasciate, esposto l’Ente al pubblico ludibrio.

Ha dato fuoco alle polveri la struttura tecnica apicale del Parco - come noto privo da ben 5 anni per scelta Sua e del Consiglio Direttivo di un Direttore di Parco, nominato nel rispetto della legislazione vigente ovverosia con bando pubblico ed in possesso della iscrizione nell’elenco degli idonei all’esercizio dell’attività di Direttore di Parco - che mentre il Parco bruciava, dal luogo del suo riposo estivo, dove restava impassibile fin quasi alla fine di agosto, farneticava affannosamente con una nota sul sito Facebook di una onlus abruzzese, davanti all’incontestabile, di mancata trasparenza della gestione passata e di “dipendenti chiusi a riccio a difendere l’indifendibile”.

Sempre con riferimento alla gestione passata, parte della quale appartenente anche al Commissario Franco Iezzi e poi al Presidente Franco Iezzi.

Non rispondo a chi non è in grado nemmeno di comprendere la gravità del momento in cui si fanno affermazioni del genere. Dico solo una cosa ovvia: quando il responsabile apicale di una struttura che ha specifiche ed esclusive competenze in materia di conservazione dell’ecosistema Parco, mentre brucia una parte notevole di quel patrimonio, resta tranquillamente in vacanza ad assistere da lontano agli eventi, è da licenziamento immediato.

Ed un Presidente che non gli ordina l’immediato rientro in servizio è sicuramente ed enormemente colpevole.

Lei, poi, non è stato certamente da meno.

“Incendio Morrone: Parco Majella contro Regione e soccorsi” titolava un comunicato Ansa del 25 agosto scorso, con il sottotitolo “Presidente Iezzi, noi mai interpellati né coinvolti in riunioni” ricevendo, per queste dichiarazioni, le pubbliche rimostranze dei Vigili del Fuoco.

Non so se è vera l’affermazione riportata virgolettata da Il Vaschione, periodico di cultura, storia e società a Sulmona attribuita ai Vigili del Fuoco: “Spegnete l’incendio e ritiratevi in un eremo”. O quella lapidaria riportata sempre virgolettata da Il Vaschione attribuita al Presidente della Giunta regionale D’Alfonso: “È certo che il Presidente è scaduto, il tempo dirà anche se era scadente”.

Se lo sono, informando il superficiale D’Alfonso che, purtroppo, Lei non è affatto scaduto, non mi resta che farle una domanda: crede che Presidenti come Giuseppe di Croce o Gianfranco Giuliante o Commissari come Giuseppe Dionisio o, ancora vicepresidenti come Rocco Micucci avrebbero condotto il Parco a subire umiliazioni del genere senza nemmeno reagire?

Presidente, qui non è in gioco la sua onorabilità ma quella di uno dei Parchi nazionali più prestigiosi e ricco di biodiversità di pregio in Italia ed in Europa. Almeno fino alla Sua nomina a Presidente.

Dove però ha superato ogni limite di decenza istituzionale è stato nella conferenza stampa, convocata in fretta, per promuovere, per un futuro che spero non si presenti mai più, una delle sue tante idee stravaganti, a vantaggio naturalmente di una società privata: l’utilizzo di una flotta di Sky drone.

Affermando testualmente, come riportato da Il Germe.it del 29 agosto 2017: “La abbiamo offerta ai vigili del fuoco nei giorni scorsi, … ma ci hanno ignorati, come d’altronde non ci hanno mai convocato al Coc, nonostante il Parco abbia strumenti e personale qualificato da mettere a disposizione”.

Sempre Il Germe.it, a proposito del sistema di telecontrollo ambientale posto in essere sin dal 2004 dal Parco per la cifra di 300.000 euro, dopo aver chiosato “Un sistema nuovo di pacca e nuovo di pacca rimasto nei magazzini dell’Ente Parco Nazionale della Majella” prosegue affermando: “Una storia di ordinario sperpero di soldi pubblici per la quale il presidente dell’Ente, Franco Iezzi, ha detto di aver interessato la Corte dei Conti”.

Se quest’ultima affermazione risponde a verità non posso che esprimerle la mia totale ammirazione per il coraggio dimostrato ed il primato conquistato. Credo infatti che ad oggi sia l’unico personaggio pubblico che si è autodenunciano per aver sperperato denaro pubblico.

Perché non c’è ombra di dubbio, ed a parlare sono gli atti adottati e quelli non adottati che andrò ad elencare minuziosamente, che il principale responsabile, sia dell’eventuale sperpero di denaro pubblico che delle dimensioni assunte dagli incendi che hanno devastato parte del versante Peligno del Morrone, è proprio Lei ed il Consiglio Direttivo da Lei Presieduto.

Nella frenesia di protagonismo mediatico e nella necessità di addossare ad altri precise responsabilità sue e della struttura apicale da Lei posta in essere in violazione di legge, ha dimenticato che Lei presiede il Parco sin dal febbraio 2011, prima come Commissario e poi come Presidente. Quasi sette anni, una eternità. Così come ha dimenticato, pur avendo richiesto con specifica deliberazione consiliare ed acquisito, apposita relazione, che l’impianto di telecontrollo del Parco, regolarmente collaudato e funzionante tanto da essere usato nelle sue strutture mobili anche per finalità faunistiche notturne, è diventato non funzionante - non obsoleto - in quanto nei sei anni e sette mesi della sua gestione è stato completamente dimenticato, al pari dei flabelli ed altre attrezzature antincendio per il personale.

Comunque con meno di 50.000 euro, la somma necessaria per la manutenzione straordinaria, come da Lei indicato al punto 4 della delibera di Consiglio Direttivo n. 10/2015 sotto indicata, sarebbe tornato perfettamente funzionante ed avrebbe garantito l’avvistamento immediato dei principi di incendio e l’intervento immediato del Parco per lo spegnimento.

Ma Lei, per risparmiare 50.000 euro e promuovere la flotta dei droni privata, ha provocato un danno immenso che lascio ad altri quantificare. Mi auguro che la Corte dei Conti competente, cui la presente verrà inoltrata, saprà accertarlo e valutarlo.

Del resto, perché intervenire anche facendo solo prevenzione? Lei ed Il consiglio Direttivo del Parco con la delibera n. 10, del 16 luglio 2015 ad oggetto “Piano di previsione, prevenzione e lotta agli incendi nel Parco Nazionale della Majella. Periodo di applicazione 2015-2019” avete deliberato testualmente, al punto 3 “di incaricare il responsabile dell’ufficio forestale di riscrivere il Piano di Previsione, Prevenzione e lotta agli incendi boschivi nel Parco Nazionale della Majella - periodo di applicazione 2015-2019 - prevedendo la eliminazione dell’impegno da parte del Parco, per tutta la durata del piano, di fare interventi diretti allo spegnimento incendi con proprio personale; e che il personale del Parco potrà effettuare, in futuro, uno specifico corso di Formazione per lo spegnimento degli incendi certificato dal rilascio di apposita documentazione”.

Ma Lei, insieme al suo responsabile apicale, aveva precorso i tempi. Già dal 2013, in assenza di Consiglio Direttivo, aveva iniziato a smantellare la razionale organizzazione dell’Ente, articolata su tre soli Servizi ripartiti in sei uffici, indebolendo sistematicamente ed a più riprese il Servizio più importante del Parco, preposto proprio ed anche alla prevenzione degli incendi, ovverosia il Servizio Pianificazione e Gestione che a Parco funzionante poteva contare su una dotazione organica di ben 32 unità, parte dei quali, costituita dai lavoratori ex Socialmente Utili poi stabilizzati, aveva partecipato agli appositi corsi formativi per lo spegnimento degli incendi, elemento fondamentale per la loro stabilizzazione e che a partire dall’anno 2000 aveva sempre svolto attività di prevenzione e spegnimento degli incendi.

Infatti, con gli Ordini di Servizio n. 3, del 27 maggio 2013 e n. 7, del 2 dicembre 2013, i Servizi da tre erano stati aumentati a 4 e gli uffici da sei a ben 14. Quasi più uffici che dipendenti. E, cosa veramente grave - che rasenta l’incredibile nella cruda realtà- mentre venivano destinate ben 4 unità di personale all’Ufficio Stampa, marketing e commerciale, 5 all’Ufficio Promozione e turismo, protocollo ed U.R.P. e ben 8 all’Ufficio Botanica, all’Ufficio Gestione Forestale, ovverosia all’ufficio preposto anche alla prevenzione degli incendi, restava emarginata e da sola la più alta qualifica nella dotazione organica dell’Ente- C4-.

Organizzazione poi confermata a seguito di “quanto stabilito con direttiva del Presidente prot.n.2014 del 19.02.2014” con nota n. 2375, del 26 febbraio 2014. Ed il personale operaio, stabilizzato con il compito principale di essere destinato alla manutenzione del territorio ed alla prevenzione e spegnimento rapido degli incendi boschivi veniva destinato ad altre mansioni. Di fronte a questi dati incontestabili, sorge spontanea una domanda: se il Parco si è - illegittimamente - estromesso da solo con l’approvazione del Piano specifico di Previsione, prevenzione e lotta agli incendi, se è stata smantellata-illegittimamente - l’organizzazione a ciò preposta, se è vero quanto da Lei affermato in varie interviste ed in particolare in quella al Manifesto, ovverosia che “La competenza per la tutela dei Boschi è della Regione” perché protestare per non essere convocati al Coc e soprattutto perché affermare che “il Parco abbia strumenti e personale qualificato da mettere a disposizione”?

La verità, amara è un’altra: se solo avesse letto con attenzione la legge quadro sui parchi attualmente in vigore, il Decreto istitutivo del Parco Nazionale della Majella, il Piano del Parco in vigore - sovraordinato ad ogni altro strumento di pianificazione anche regionale o statale - le direttive Comunitarie e ministeriali per la gestione dei Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale, il Quadro di riferimento Regionale della Regione Abruzzo, non solo non avrebbe adottato e fatto adottare gli atti richiamati ma avrebbe adottato quelli necessari ad assicurare “ la tutela dei valori naturali ed ambientali nonché storici,culturali, tradizionali affidata all’Ente parco”- art. 12, comma 1, legge 394/91-.

Ed altrettanto spontanea ne sorge un’altra.

Se il Parco non ha competenze in materia di tutela dei boschi, non ha competenze in materia urbanistica dovendo - secondo quanto emerge dagli atti da Lei adottati - limitarsi a recepire le indicazioni dei Piani Regolatori comunali- perché lo stato dovrebbe farsi carico di trasferire al Parco, solo per le spese di personale, 2.156.111 euro oltre a fondi straordinari per euro 1.951.331, per un totale di euro 4.107.442-bilancio di previsione 2017, adottato con delibera di Consiglio Direttivo n. 21, del 28 ottobre 2016- ?

Ed è proprio dall’attenta lettura dei dati di bilancio - approvato anche con il voto favorevole del Consigliere dell’Ente Mario Mazzocca, attuale sottosegretario alla Protezione Civile - che emerge con evidenza palmare, la responsabilità dell’Ente in materia di prevenzione incendi boschivi.

Infatti mentre all’Ufficio gestione forestale vengono assegnate risorse per soli 10.000 euro, pari a quelle previste per la pulizia della sola sede operativa di Sulmona e meno di quanto speso per sistemare due strade comunali che penetrano nel Morrone, nei comuni di Roccacasale e Pratola Peligna, facilitando in questo modo l’attività degli incendiari, all’Ufficio Marketing tali risorse ammontano ad euro 190.000, all’Ufficio Promozione turistica ad euro 50.000 ed all’Ufficio fruizione ad euro 90.000.

Cifre che parlano da sole, soprattutto se confrontate con le entrate. L’ufficio Marketing che tra risorse per il personale , ufficio, mezzi ed interventi incide sul bilancio 2017 per oltre 400.000 euro, dovrebbe consentire introiti per 84.000 euro.

È razionale uno sbilancio simile? Sopprimendolo si avrebbe un notevole risparmio di risorse da destinare alla prevenzione incendi ed alla riqualificazione del territorio. Ho affermato, da tempo, che il Parco della Majella, con la Sua gestione, si è trasformato dal Parco di Parks for Life al Parco delle “Cinque Pupe”.

Il Vaschione, già richiamato, che evidentemente, per dirla con il Giusti “mette le birbe alla berlina”, conferma in sostanza il mio giudizio quando titola “L’Abbazia dei caciocavalli al posto di quella di Celestino”. C’è da dire che la Regione Abruzzo, che tanto sbraita con il Presidente D’Alfonso contro di Lei, fa addirittura di peggio, assecondando pedissequamente le cieche brame dei Comuni.

In luogo di procedere ad interventi mirati al restauro ambientale di siti degradati e predisposti agli incendi, quale il versante Peligno del Morrone, ha finanziato, con il PAR FSC 2007-2013, interventi per la “Valorizzazione turistica e coesione territoriale della Valle Peligna” per 690.000 euro tra cui la contestatissima zip-line Volo dell’Angelo in Comune di Pacentro e la “Promozione e Marketing territoriale della Valle Peligna” per euro 171.357,54.

Con il Parco, inspiegabilmente ed in conflitto di interesse, individuato come soggetto attuatore dell’intervento. Nella certezza che il Parco Nazionale della Majella, con una nuova Presidenza degna del rango del Parco - non certo quella auspicata da D’Alfonso - e con un nuovo direttore competente, dinamico e legittimamente nominato, torni agli antichi splendori, insieme al territorio devastato dagli incendi per le coscienti omissioni di atti dovuti- se viene consentito alla natura di fare il suo corso abbandonando ambizioni di interventi da centinaia di milioni di euro, utili solo alla politica degli affari che già si frega le mani, come per il terremoto dell’Aquila. La saluto augurandole di godersi la pensione acquisita da tempo - anche se per un periodo ha goduto sia della pensione che dello stipendio da Direttore del Consorzio e, in aggiunta, dell’indennità di Commissario del Parco nazionale della Majella.

P.S. Leggo sul blog Maperò di Lilli Mandara, l’interessante articolo di oggi dal titolo “Sms ed intimidazioni sotto il Morrone”, riguardante i Suoi contrasti con il Presidente della Giunta Regionale Luciano D’Alfonso, che ho avuto modo di frequentare per motivi istituzionali, sia quando era Presidente della Provincia di Pescara che quando era Sindaco di Pescara.

Non godendo della mia stima, mi è stata risparmiata la sofferenza di incontrarlo come Presidente della Giunta Regionale non rivestendo, alla data della sua nomina, l’incarico di Direttore del Parco Nazionale della Majella.

Interessante soprattutto la lettera pubblicata sul sito, da Lei indirizzata a D’Alfonso in data 13 aprile 2017, con la quale implorava un incontro e dalla quale apprendo, che al primo punto delle cose positive che Lei rivendica a D’Alfonso di aver fatto - su ordine di chi? -, c’è quanto segue: 1) “Il cambio della autoritaria gestione direttoriale - da te più volte sollecitata” -. Non è cosa di cui andare certamente fiero - oltretutto come a Lei noto non vera -, rivestendo risvolti di carattere penale. E poi a che titolo D’Alfonso - almeno per quanto Lei afferma nella nota - si attivava per la mia rimozione? Non rivestiva alcuna carica sin dal 15 dicembre 2008, quando fu posto agli arresti domiciliari. Revocati questi si autosospese dall’incarico il 5 gennaio 2009 per motivi di salute. Tornerà a rivestire un ruolo istituzionale solo nel 2014, ma a quella data io non ero più direttore del Parco da oltre un anno. Ed allora, forse agiva parte in proprio, parte per conto di un senatore più potente di lui, a me noto e che chiamo L’Innominato.

In proprio perché quando era sindaco di Pescara non avevo soddisfatto le sue richieste riguardanti una lottizzazione in Comune di Roccaraso, frazione Pietransieri, posta in essere da un suo Assessore. Per conto del senatore per fatti attinenti interventi sul Bacino sciistico Passolanciano-Majelletta. Del resto mi sembra che il contrasto tra Lei e D’Alfonso sia esploso proprio sul caso Majelletta, - un affare da decine di milioni di euro, meno di un centesimo di quanto destinato alla prevenzione degli incendi nella Regione Verde - tanto cara al senatore.

Io, a suo tempo, su quegli interventi ho espresso, non piegandomi né a pressioni ne a minacce pronunciate in pubblico - sempre pareri negativi in quanto gli interventi previsti erano in contrasto con le specifiche intese sottoscritte con la Regione Abruzzo.

Per questo il senatore presentò anche una interrogazione parlamentare nei miei confronti. Atti che si commentano da soli per la loro gravità ma di cui comprendo la ratio: sei contro i miei interessi ed io agisco per estrometterti dalla carica.

Ma perché attaccare Lei, tanto arrendevole e prono ai loro desiderata tanto da affermare, in tono di scusa di essere stato vittima di “false ed interessate informazioni provenienti dai suoi attachè”? Veramente incomprensibile.

Rivendica poi di aver attuato la revisione del Piano del Parco e risolto l’annoso problema del Regolamento del Parco. Ambedue le affermazioni non sono, per fortuna del Parco, veritiere. È vero che Lei ha affidato, senza alcuna evidenza pubblica, l’incarico ad un avvocato per elaborare un nuovo Piano ma tale piano, come da norma, non è stato nemmeno adottato dalla Regione. Il Piano in vigore è quello che la mia “gestione autoritaria” ha fatto adottare e poi approvare dal Consiglio regionale, dopo aver sottoscritto intese con tutti i Comuni del Parco interessati - tutti senza eccezione alcuna - e con la Regione Abruzzo, ed ha reso operativo facendolo entrare in vigore con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e nel Bollettino della Regione Abruzzo. Altro che gestione autoritaria.

Non vera anche l’affermazione relativa al Regolamento del Parco che è ben lungi dall’essere adottato con Decreto del Ministro dell’Ambiente.

Ridicola poi la rivendicazione di avere conseguito “lo sviluppo del Marketing turistico”. Come ho già evidenziato Lei spende 400.000 euro di denaro pubblico sperando di avere un introito di 84.000 euro. In qualsiasi azienda privata l’avrebbero mandato a casa da tempo.

Non rivendicherei poi, con orgoglio, il fatto di essere stato nominato Presidente con Decreto del Ministro dell’Ambiente - Corrado Clini e basta il nome - , né quello di avere ottenuto le firme di ben 36 sindaci su 39 su una mozione che caldeggiava la sua nomina a Presidente. Io e Lei sappiamo benissimo chi ha promosso la sottoscrizione della mozione e chi ha bloccato per lungo tempo le firme ottenute. Quello che non so è chi le ha poi sbloccate ed il prezzo pagato dal Parco. Gli eventi successivi lo hanno in parte rilevato e non depongono certamente a suo favore.



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