IPOTESI DI REATO CONTESTATE SONO DI INQUINAMENTO AMBIENTALE E GETTO PERICOLOSO DI COSE. INDAGATI ANCHE VERITICI STRADA DEI PARCHI E RUZZO RETI

INCHIESTA ACQUA GRAN SASSO: INFN VUOLE CHIARIRE, FERRONI CHIEDE INTERROGATORIO

Pubblicazione: 23 ottobre 2018 alle ore 19:42

TERAMO - Il presidente dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare, Fernando Ferroni, indagato insieme ad altre persone nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Teramo sull'acqua del Gran Sasso, a fine mese comparirà davanti al pool di magistrati che si occupano del fascicolo per chiarire la propria posizione. 

Dopo la notifica dell'avviso di garanzia, Ferroni, rappresentato dall'avvocato Nicola Pisani, ha infatti chiesto di essere ascoltato dai magistrati. 

Nell'inchiesta, aperta con le ipotesi di reato di inquinamento ambientale e getto pericolose di cose, e nella quale sono stati sequestrati i punti di captazione situati all'interno dei laboratori, come riposrta l'Ansa, sono indagati anche il direttore dei Laboratori Stefano Ragazzi, il responsabile del servizio ambiente dei Laboratori Raffaele Adinolfi Falcone, il responsabile della divisione tecnica dei Laboratori Dino Franciotti, il presidente di Strada dei Parchi Lelio Scopa, l'amministratore delegato di Strada dei Parchi Cesare Ramadori, il direttore generale di Strada dei Parchi Igino Lai, il presidente della Ruzzo Reti Antonio Forlini, il responsabile dell'Unità operativa di esercizio della Ruzzo Reti Ezio Napolitani e il responsabile del servizio acquedotto della Ruzzo Reti Maurizio Faragalli. 

Sotto accusa, secondo la Procura, tutta una serie di condotte colpose che avrebbero cagionato o comunque non impedito "un permanente pericolo di inquinamento ambientale e, segnatamente, il pericolo di compromissione o deterioramento significativo e misurabile delle acque sotterranee del massiccio del Gran Sasso". 

Le indagini della procura di Teramo hanno acceso i riflettori sul possibile rischio per la salute di oltre 700 mila persone. 

Secondo i carabinieri del Noe, coordinati dalla procura di Teramo, esiste un "permanente pericolo di inquinamento ambientale", in quanto le acque reflue contaminate dai laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare non sarebbero state adeguatamente separate dall’acqua destinata al consumo umano.

"Abbiamo sempre agito con onestà personale e correttezza istituzionale", rispondono i vertici dell’Istituto di Fisica Nucleare.

Ma il comitato "Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso", per voce di Augusto De Sanctis, precisa: "In questi mesi non solo abbiamo depositato ben cinque dettagliatissimi esposti, ma abbiamo dato il nostro contributo fattivo alle indagini. Forse i ricercatori avrebbero potuto tenere un atteggiamento meno arrogante nei confronti dei cittadini, soprattutto visto quello che è emerso con gli accessi agli atti, a partire dallo stoccaggio irregolare di ben 2.292 tonnellate di sostanze chimiche pericolose posizionate praticamente nel punto di captazione delle acque potabili bevute da centinaia di migliaia di persone".

Rappresentanti di Strada dei Parchi che, secondo l'accusa, avrebbero mantenuto in esercizio le gallerie autostradali, come si legge nel capo di imputazione, "senza verificare l'esistenza di un adeguato isolamento delle superfici dei tunnel autostradali e delle condutture di scarico a servizio delle gallerie rispetto alla circostante falda acquifera". 

Di conseguenza, sempre secondo la Procura, la società avrebbe omesso di attuare le misure, quali il completamento delle opere di impermeabilizzazione delle platee autostradali, necessarie a scongiurare il rischio di contaminazione della falda acquifera e quindi delle acque sotterranee. 

Ai vertici del Ruzzo, infine, viene contestato di non aver verificato se "vi fosse un adeguato isolamento delle opere di captazione e convogliamento delle acque sotterranee destinate ad uso idropotabile" ricadenti nelle strutture dei Laboratori e nei tunnel autostradali, "rispetto alle potenziali fonti di contaminazione" e di conseguenza di non aver attuato le relative misure atte a scongiurare il rischio di immissione in rete di acque contaminate. 

Al Ruzzo viene anche contestato di non aver assicurato "il mantenimento di adeguate condizioni igieniche e di efficienza delle strutture acquedottistiche", di non aver vigilato "sulla funzionalità dei sistemi di rilevazione precoce di eventuali contaminazioni". 

A Ragazzi e Adinolfi Falcone viene contestato anche il reato di getto di cose pericolose per alcuni sversamenti di cloroformio, così come confermato dalle analisi dell'Arta su alcuni campioni di acqua prelevati tra il 2016 e il 2017. 

Reato contestato anche a Scopa, Ramadori e Lai per lo sversamento di Toluene, così come confermato sempre dagli accertamenti dell'Arta eseguiti su alcuni campioni prelevati il 4 e il 5 maggio del 2017. 

"Contaminazione derivante - si legge nel capo di imputazione - dall'utilizzo di vernici nei lavori di rifacimento della segnaletica autostradale".



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