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INCHIESTA APPALTI REGIONE: 33 GLI INDAGATI,
UN FEDELISSIMO COMPAESANO DI D'ALFONSO

Pubblicazione: 15 marzo 2017 alle ore 21:56

La sede della Regione Abruzzo a Pescara

L’AQUILA - C’è un 33° indagato nell’ambito della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su una serie di appalti gestiti dalla Regione.

Si tratta di Fabio Ferrante, 37 anni, consigliere comunale di Lettomanoppello (Pescara), paese di cui è originario come pure il governatore, Luciano D’Alfonso, anch’egli tra gli indagati, del quale è uno dei fedelissimi, impegnato nello staff dello stesso presidente.

L’avviso di garanzia è legato al filone relativo ai lavori al parco didattico del Lavino a Pescara inserito nel Masterplan per l’Abruzzo: è stato notificato martedì, all’atto di un nuovo sequestro di documenti e atti nella sede della Regione Abruzzo nella sede pescarese di viale Bovio, operato dai poliziotti della squadra Mobile adriatica.

Non si conoscono, al momento, le ipotesi di reato né se ci siano contestazioni su altri fronti di indagine, anche alla luce del fatto che sull’inchiesta continua ad esserci il massimo riserbo.

Ex assessore a Lettomanoppello, dal 2014 Ferrante è consigliere di maggioranza di area dem con deleghe pesanti.

Dal 2015 lavora nell’ufficio di presidenza di D’Alfonso, in comando dall’Ambito territoriale ottimale (Ato) 4 pescarese, dov’è assunto come istruttore amministrativo.

In questa veste è stato indagato e poi assolto nell’ambito dell’inchiesta sull’Ato e il cosiddetto “partito dell’acqua”.

Secondo quanto appreso, a Ferrante nel corso del blitz sarebbe stata bloccata la password di accesso ai sistemi online regionali dall’ufficio informatico su richiesta degli investigatori.

Quello sui lavori al parco didattico del Lavino è un progetto, inserito nel Masterplan, del valore di 3,5 milioni di euro: si tratta del primo step di un intervento finalizzato alla valorizzazione dell’alveo del fiume e al recupero turistico delle antiche infrastrutture minerarie.

L’intervento riguarda sei Comuni, Roccamorice, Scafa, Abbateggio, San Valentino, Lettomanoppello e Manoppello, oltre alla Provincia di Pescara che sarà l’ente attuatore.

Tra i 33 indagati, in 9 fronti investigativi attualmente aperti, dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni, imprenditori, oltre al presidente D’Alfonso, e agli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe.

Le ipotesi di accuse, a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d’asta, falso ideologico, abuso d’ufficio.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore Michele Renzo e dal sostituto Antonietta Picardi e portate avanti dai carabinieri del Noe e dalla squadra Mobile della questura di Pescara.

LA PRECISAZIONE: NON E' INDAGATO PER TURBATIVA D'ASTA

“Il capo di accusa per il quale Fabio Ferrante è sottoposto a indagine è quello individuato dall’art. 353 bis del codice penale, ovvero ‘turbata libertà del procedimento di scelta del contraente’ e non, come erroneamente riportato da alcune testate, ‘turbata libertà degli incanti’ (art. 353 c.p.)”.

Lo precisa una nota della presidenza della Giunta in relazione al coinvolgimento di uno dei collaboratori del governatore, Luciano D’Alfonso, nell’inchiesta sugli appalti della procura dell’Aquila.

“A Fabio Ferrante non è contestato il reato di falso (art. 479 c.p.); Fabio Ferrante non è coordinatore dell’intervento per il parco didattico del Lavino né del Masterplan dell’Abruzzo - prosegue la nota - Per quanto riguarda l’intervento per il parco didattico del Lavino, a oggi è stata soltanto firmata la convenzione di programmazione finanziaria e di indirizzo amministrativo tra la Regione e il soggetto attuatore (la Provincia di Pescara)”.

“Fabio Ferrante non ha mai lavorato al Comune di Pescara - conclude - Tutte le riunioni sull’argomento sono tecnologicamente documentate e rilevate con memoria remota”.



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