ROSSI, AVVOCATO DI SANTORO, ''RISATE ERANO DI LAVORO, NON OFFENDEVANO
NESSUNO'; LEGALE DI PICCININI,'INTERCETTAZIONI SONO DA INTERPRETARE''

INCHIESTA APPALTI SISMA: AL TRIBUNALE
DELL'AQUILA SFILANO I PRIMI INDAGATI

Pubblicazione: 24 luglio 2017 alle ore 10:43

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L'AQUILA - Con l'arrivo al palazzo di giustizia dell'Aquila di uno dei 10 arrestati ai domiciliari, il geometra del Mibact, Lionello detto Lello Piccinini, rup della ricostruzione del Teatro comunale, sono cominciati gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta “L’importante è partecipare” della procura della Repubblica del capoluogo, su tangenti negli affidamenti di 12 appalti pubblici gestiti dal beni culturali d'Abruzzo.

Il dipendente pubblico è stato accompagnato dall'avvocato Marco De Paulis. In tribunale anche Berardino Di Vincenzo, ex segretario regionale facente funzioni, difeso dall'avvocato Emilio Bafile. A sfilare davanti ai magistrati anche Antonio Zavarella, 55, di Sulmona (L’Aquila), presidente della commissione di collaudo del Teatro comunale. Bocche cucite all'uscita da parte degli avvocati, Angelo Pace e Antonella Di Nino. E Marcello Marchetti, 64, dell’Aquila, architetto del segretariato Mibact, difeso dall'avvocato Francesca Caccia.  

Tutti e quattro gli inquisiti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, e i loro rispettivi legali hanno argomentato che che non c'è stato il tempo di leggere e studiare la poderosa documetazione su cui si basa l'inchiesta, depositata solo venerdi scorso. 

L'unico a parlare è stato invece Leonardo Santoro, 40, di Avigliano (Potenza), geometra dell’Internazionale, difeso dall'avvocato Stefano Rossi. 

Sono complessivamente 35 gli indagati: 10 ai domiciliari, 5 interdetti dal lavoro e 20 indagati a piede libero tra funzionari pubblici, tecnici e imprenditori. Tra le persone sentite anche l’imprenditore pugliese Vito Giustino, finito nelle carte dell'inchiesta anche come colui che avrebbe riso degli affari che avrebbe potuto fare con il terremoto del Centro Italia, come emerso da alcune intercettazioni, anche se il suo legale, Carlo Teot, ha smentito la circostanza.

BAFILE, ''NON C'ERA TEMPO PER PREDISPORRE DIFESA"

"Ci avvarremo della facoltà di non rispondere - ha annunciato quest'ultimo - il deposito degli atti c'è stato solo venerdì scorso. Sono otto faldoni, tenuto conto della complessità dell'inchiesta, non c'era tempo per predisporre la difesa".

Così l'avvocato Bafile, che difende  Berardino Di Vincenzo, ex segretario generale del ministero dei Beni Culturali d’Abruzzo, ora in pensione e finito agli arresti domiciliari. Con Di Vincenzo è indagato anche il figlio, Giancarlo, architetto, che è tra i cinque che hanno ricevuto la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale. I due sono stati già indagati lo scorso febbraio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti della Regione Abruzzo, in particolare per il filone della ricostruzione post-sisma di palazzo Centi, sede della presidenza della Giunta nel centro storico aquilano. Di Vincenzo senior, in qualità di funzionario Mibact e Rup, avrebbe messo a disposizione delle ditte incaricate degli appalti di progettazione il figlio Giancarlo, ma anche la figlia Federica.

I due sono stati già indagati lo scorso febbraio nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti della Regione Abruzzo, in particolare per il filone della ricostruzione post-sisma di palazzo Centi, sede della presidenza della Giunta nel centro storico aquilano.

Da un paio d'anni Berardino Di Vincenzo è consulente della Regione Abruzzo, nominato dal presidente, Luciano D'Alfonso, tra i 'saggi' che hanno seguito il dossier del Masterplan per il Sud con lavori pubblici programmati da 1,5 miliardi per 77 interventi.

"Lo stato d'animo del mio assistito è molto particolare - spiega Bafile -  Tenete conto che è stato raggiunto da un procedimento penale quando era già in pensione, dopo aver gestito per tanti anni tutte le attività di sua competenza - ha aggiunto Bafile - Un grande dispiacere dopo aver ben operato in tutti questi anni. È un'inchiesta che per di più riguarda anche i suoi due figli, architetti anche loro. Ma siamo pronti a dare tutti i chiarimenti, come già fatto negli interrogatori del filone madre, quello di palazzo Centi".

"Abbiamo fatto istanza questa mattina per avere copia dei cd. La cancelleria non è stata in grado di darci materiale", ha concluso.

DE PAULIS, ''SOLDI IN AUTOMOBILE? INTERPRETAZIONI PROCURA''

"Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere. Ancora non abbiamo avuto accesso alla documentazione perchè ancora non sono stati depositati tutti i documenti sequestrati. Ci sarà un'attenta analisi di tutte le carte, e chiederemo noi un interrogatorio, dove faremo emergere l' assoluta correttezza delle procedure. in questa fase, ripeto, non abbiamo avuto la possibilità di dare chiarimenti e di rispondere". 

Così De Paulis, avvocato di Piccinini.  Ad inchiodare il geometra le intercettazioni  ambientali che proverebbero le tangenti ricevute in busta chiusa e contate in macchina, una banconota dopo l’altra, per arrivare a somme complessive anche di 20 mila euro.
Come emerge dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, il lavoro in questione è quello della riparazione della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), aggiudicato alla Fracassa Rinaldo Srl per circa 1 milione di euro.

Una commessa il cui avvio dei lavori è stato celebrato appena lo scorso maggio in un vernissage alla presenza del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, che addirittura in quell’occasione ha definito la ricostruzione post-2009 “un modello per l’Italia”, prima di questa doccia fredda.

L’aggiudicazione è stata assicurata sostituendo, come accertato da altre intercettazioni, la documentazione di gara dentro la busta chiusa grazie a un complice che compilava in corsa le nuove carte in modo da far risultare vincitrice la ditta amica attribuendole il ribasso maggiore dopo aver verificato quello delle altre concorrenti.

Piccinini riceve nella sua auto Giampiero Fracassa, direttore tecnico della stessa impresa, che gli dice: “Il bracciolo si può apri’... Senti qua, sono 20 meno 10”. Piccinini obietta, “Eh no, ci stanno quelli di Dino”, in riferimento a Berardino Di Vincenzo, ex segretario regionale pure lui ai domiciliari, ma l’altro replica: “Quelli glielo dati".

"L'intercettazione dell'automobile - spiega però l'avvocato De Paulis - che noi abbiamo letto e' l'interpretazione fatta dalla procura sulla base di un brogliaccio relativo ad una richiesta di misura cautelare. L'intercettazione andra' letta per intero. Ed anzi gia' da una prima analisi si evince che la vera ricostruzione non coincide con quella fatta dalla Procura".

"Tranquillo, il mio assistito e' tranquillo  - ha concluso - perche e'  convinto dell' onestà del suo operato. Tutto del resto r è documentalmente riscontrabile. Ci sono i verbali delle gare, ci sono i testimoni che assistono alle procedure".

ROSSI, ''NELLA TELEFONATA SI PARLAVA DI LAVORO''

"Io la telefonata non l'ho ascoltata. Posso comunque affermare che si parlava di lavoro, di un modo di fare senza offendere alcuno" 

Cosi l'avvocato Stefano Rossi legale di fiducia del geometra Leonardo Santoro di Avigliano (Potenza) , finito nell'ordinanza di custodia cautelare della Procura della Repubblica dell'Aquila,  nella quale in un passaggio lo stesso indagato e accusato di aver riso insieme all'imprenditore anche lui indagato Vito Giuseppe Giustino di Bari.  

Nell'ordinanza il Gip scrive: 'RIDE'. L'uomo, ai domiciliari, annuisce e ride parlando delle future commesse, in particolare ad Amatrice. Giustino è al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Santoro - si legge nell'ordinanza - gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice: 

"Se ti posso essere utile, voi fate l'elenco, mò dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione", racconta Santoro a Giustino, che ride più volte.

Sul fronte dell'interrogatorio e delle contestazioni mosse, Santoro e stato oggi l'unico ad aver risposto all'interrogatorio di garanzia.

"Il mio assistito - ha aggiunto l'avvocato Rossi - ha fornito dei chiarimenti, peraltro Santoro e un impiegato della cooperativa non ha poteri di spesa, ne decisionali, lui si occupa di coordinare gli interventi tecnici nei cantieri ed ha spiegato quello che e successo. Ha spiegato perche sono state fatte delle perizie di variante , perchè apparentemente i costi sono lievitati ma di fatto non e lievitato nulla. Ha spiegato che in corso d opera sono venuti fuori degli affreschi importanti nel teatro comunale che la Soprintendenza ha detto prima di fermare poi di restaurare e quindi tutto questo ha determinato una serie di ostacoli".

I NOMI DEGLI ARRESTATI AI DOMICILIARI E DEGLI INTERDETTI

Questi i nomi dei 10 arrestati ai domiciliari e dei 5 interdetti al lavoro nell'ambito della nuova inchiesta su casi di corruzione nella ricostruzione pubblica post-terremoto 2009 della procura della Repubblica dell'Aquila, condotta dai carabinieri.

I provvedimenti sono stati richiesti dal procuratore Michele Renzo e dal sostituto Antonietta Picardi, titolari del fascicolo, e concessi dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella.

I dieci sono ai domiciliari sono: Lionello Piccinini, 61, dell’Aquila, geometra del segretariato Mibact, Antonio Zavarella, 55, di Sulmona (L’Aquila), presidente della commissione di collaudo del Teatro comunale, Berardino Di Vincenzo, 64, dell’Aquila, ex segretario regionale Mibact ora in pensione, Marcello Marchetti, 64, dell’Aquila, architetto del segretariato Mibact, Mauro Lancia, 59, di Pergalo (Pesaro Urbino), contitolare della Lancia Srl con sede a Pergola, Giampiero Fracassa, 44, direttore tecnico della Fracassa Rinaldo Srl di Teramo, Vito Giuseppe Giustino, 65, di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale con sede ad Altamura, Antonio Loiudice, 60, di Altamura, amministratore unico della Edilco Altamura, Graziantonio Loiudice, 25, di Bari, suo figlio, e Leonardo Santoro, 40, di Avigliano (Potenza), geometra dell’Internazionale.

Per cinque persone c’è il divieto di esercitare per 2 mesi l’attività professionale: si tratta di Giancarlo Di Vincenzo, 35, dell’Aquila, architetto figlio di Berardino, Alessandra Del Cane, 30, di Teramo, Michele Fuzio, 51, di Bari, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, Domenico Pazienza, 65, di Bitonto (Bari), progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, e Michele Buzzerio, 65, di Taranto, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale.

Sono dodici i cantieri finiti sotto la lente di ingrandimento della procura: chiesa di Santa Maria del Ponte a Tione (L’Aquila); chiesa di San Domenico a Sulmona (L’Aquila); chiesa di San Salvatore a Civitaretenga (L’Aquila); Badia di Sulmona (L’Aquila); teatro comunale dell’Aquila; Mura Urbiche dell’Aquila; Porta Branconia l’Aquila; chiesa di San Biagio a Cappadocia (L’Aquila); torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila); chiesa di San Sisto all’Aquila.

GLI INDAGATI A PIEDE LIBERO

I 20 indagati a piede libero sono Valerio Agostinelli, 29 anni, di San Severino Marche (Macerata), geometra della Lancia Srl, Italo Albani, 67, dell’Aquila, imprenditore titolare della Soalco, Giancarlo Boscaino, 51, di Napoli, geologo, Claudia Castagnoli, 45, di Campobasso, dipendente Mibact, Fabio Cacciari, 46, dell’Aquila, direttore tecnico della Atec Srl, Gianfranco D’Alò, 62, di Atessa (Chieti), dipendente della Soprintendenza, Aldino Del Cane, 65, di Cermignano (Teramo), tecnico, Franco De Vitis, 64, di Roma, dipendente della Soprintendenza, Federica Di Vincenzo, 37, dell’Aquila, tecnico, altra figlia dell’ex segretario generale Berardino, Claudio Finarelli, 65, di Civitaluparelli (Chieti), dipendente Mibact, Giuseppe Liberati, 66, di Tagliacozzo (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Gianluca Marcantonio, 45, di Pescara, architetto componente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici ma coinvolto come responsabile sicurezza di un cantiere, Pasquale Marenna, 51, di Telese (Benevento), tecnico, Francesco Montazzoli, 33, di Popoli (Pescara), collaboratore dello studio Di Vincenzo, Berardino Olivieri, 61, di Sulmona (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Ernesto Penzi, 37, di Napoli, titolare della Ingg Penzi Spa, Giorgio Aldo Pezzi, 46, di Pescara, dipendente della Soprintendenza, Lucio Piccinini, 49, dell’Aquila, cotitolare della ditta Atec Srl e fratello dell’arrestato ai domiciliari Lionello, Vladimiro Placidi, 61, dell’Aquila, tecnico ed ex assessore comunale alla Ricostruzione pubblica di centrosinistra, Giuseppe Rossi, 65, dell’Aquila, dipendente Mibact.



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